terra terra
AMBIENTE, ENERGIA
Mangrovie di tutto il mondo unitevi
MARINELLA CORREGGIA,
2003.07.29
Più gamberetti, meno mangrovie. Il 35% di questo equivalente costiero della foresta pluviale, ricchissimo di vita vegetale e animale, sostegno per le comunità locali e barriera contro l'erosione e i cicloni, se ne è andato negli ultimi vent'anni, a un ritmo sempre più veloce da quando è cresciuta l'acquacoltura del gamberetto, che ha bisogno di spazi desertificati da riempire di acqua mescolando la dolce e la salata. Gli alberi e gli arbusti sono quindi decimati per centinaia di chilometri. Con un impatto socioambientale ormai più volte denunciato. Ecco perché, per le mangrovie della laguna Muthupettai e per tutte le altre della costa orientale indiana, il 14 luglio scorso avrebbe potuto essere un giorno di speranza. Infatti a New Delhi la Corte Suprema dell'India aveva fissato un'udienza per ascoltare la denuncia avanzata dal movimento Gram Swaraj del Tamil Nadu, animato dal novantenne gandhiano Jagannathan, e dal giurista ambientalista M.C. Mehta - famoso «avvocato verde». Nel mirino della loro denuncia, imprenditori e politici accusati di mantenere aperte le enormi vasche da gamberetti vicino alla costa, in violazione dell'ordine di chiusura emanato per ragioni sociali e ambientali dalla stessa Corte Suprema nel lontano dicembre 1996; pochi mesi dopo peraltro, il ramo del Parlamento detto Rajya Sabha approvava una legge (Aquacolture Authority Bill) che permetteva molte deroghe. Così il business è proseguito negli anni, al di là delle stesse permissive prescrizioni del Parlamento e nonostante le proteste delle popolazioni locali; queste hanno visto distruggere intere aree agricole e la flora e fauna costiere, ricavandone giusto qualche posto di lavoro. I gamberetti prendono tutti la strada dell'estero, a prezzi sempre più bassi (una volta era un cibo «di lusso»).
Guadagni privati, pubblica distruzione: gli ambientalisti hanno calcolato che per ogni rupia guadagnata vendendo questi animaletti dalla carne rosa, il paese ne perdeva circa dieci in distruzioni ambientali e impoverimento sociale. Il 14 luglio, dunque, Jagannathan, Mehta e altri avrebbero chiesto alla Corte Suprema di far rispettare con ogni mezzo l'ordine di chiusura. Purtroppo non è successo nulla: per qualche ragione - pressioni? - l'udienza della Supreme Court è stata rinviata al prossimo autunno. Così, Jagannathan non ha preso il previsto treno per Delhi ed è rimasto nel sua ashram a Kuthur, un'area afflitta alternativamente dalla siccità e dai cicloni. Fra i sogni di questo sempreverde attivista c'è un piano nazionale per la riforestazione e la protezione di mangrovie e boscaglia, contro l'erosione del mare e la furia dei cicloni: «Una fortezza di alberi per il benessere di tutto il paese contro i monsoni del Sud-Ovest e del Nord-Est; una fortezza da costruire con la cooperazione della popolazione, tramite progetti comunitari a livello dei villaggi costieri».
Intanto, a livello internazionale si sta attivando una rete di organizzazioni ambientaliste, rappresentanti di popolazioni costiere e pescatori tradizionali per la protezione delle foreste di costa. L'inizio è stato sabato scorso, con la prima «giornata internazionale per le mangrovie» tenutasi in diversi paesi, dal Brasile al Guatemala, dall'India allo Sri Lanka, dal Kenya alla Nigeria; anche negli Stati Uniti, principale mercato di sbocco, seguiti da Giappone ed Europa. Gli attivisti hanno percorso i luoghi devastati e quelli minacciati a bordo di canoe. Fino all'anno scorso il 26 luglio era celebrato solo in Ecuador, per ricordare il fatto che lo stesso giorno del 1998, gli utilizzatori ancestrali delle mangrovie ecuadoriane sostenuti da diverse organizzazioni in Honduras, Guatemala, Colombia, Usa e da Greenpeace, avevano denunciato per la prima volta i costi legati all'altrui consumo di gamberetti. Quel giorno era nato il Coordinamento nazionale per la difesa delle mangrovie. Un appello pubblico sortì qualche effetto nel 1999, quando il governo passò un decreto che vietava la distruzione dei sistemi di mangrovie. La legge è costantemente violata dagli acquacoltori industriali, ma le popolazioni locali sono sempre più forti nelle loro rivendicazioni.
Guadagni privati, pubblica distruzione: gli ambientalisti hanno calcolato che per ogni rupia guadagnata vendendo questi animaletti dalla carne rosa, il paese ne perdeva circa dieci in distruzioni ambientali e impoverimento sociale. Il 14 luglio, dunque, Jagannathan, Mehta e altri avrebbero chiesto alla Corte Suprema di far rispettare con ogni mezzo l'ordine di chiusura. Purtroppo non è successo nulla: per qualche ragione - pressioni? - l'udienza della Supreme Court è stata rinviata al prossimo autunno. Così, Jagannathan non ha preso il previsto treno per Delhi ed è rimasto nel sua ashram a Kuthur, un'area afflitta alternativamente dalla siccità e dai cicloni. Fra i sogni di questo sempreverde attivista c'è un piano nazionale per la riforestazione e la protezione di mangrovie e boscaglia, contro l'erosione del mare e la furia dei cicloni: «Una fortezza di alberi per il benessere di tutto il paese contro i monsoni del Sud-Ovest e del Nord-Est; una fortezza da costruire con la cooperazione della popolazione, tramite progetti comunitari a livello dei villaggi costieri».
Intanto, a livello internazionale si sta attivando una rete di organizzazioni ambientaliste, rappresentanti di popolazioni costiere e pescatori tradizionali per la protezione delle foreste di costa. L'inizio è stato sabato scorso, con la prima «giornata internazionale per le mangrovie» tenutasi in diversi paesi, dal Brasile al Guatemala, dall'India allo Sri Lanka, dal Kenya alla Nigeria; anche negli Stati Uniti, principale mercato di sbocco, seguiti da Giappone ed Europa. Gli attivisti hanno percorso i luoghi devastati e quelli minacciati a bordo di canoe. Fino all'anno scorso il 26 luglio era celebrato solo in Ecuador, per ricordare il fatto che lo stesso giorno del 1998, gli utilizzatori ancestrali delle mangrovie ecuadoriane sostenuti da diverse organizzazioni in Honduras, Guatemala, Colombia, Usa e da Greenpeace, avevano denunciato per la prima volta i costi legati all'altrui consumo di gamberetti. Quel giorno era nato il Coordinamento nazionale per la difesa delle mangrovie. Un appello pubblico sortì qualche effetto nel 1999, quando il governo passò un decreto che vietava la distruzione dei sistemi di mangrovie. La legge è costantemente violata dagli acquacoltori industriali, ma le popolazioni locali sono sempre più forti nelle loro rivendicazioni.




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