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ANIMALI
Le fatiche degli equini da tiro
MARINELLA CORREGGIA
,
2003.08.02
Mehrnaz Atri, veterinaria iraniana, ha denunciato alla magistratura l'inaccettabile condizione degli asini e degli altri equini da tiro nel suo paese, accusando i proprietari di imporre loro pesi eccessivi e i dipartimenti governativi di totale negligenza. Per la coraggiosa veterinaria le sofferenze degli animali da soma aspettano da troppo tempo - da millenni - che qualcuno se ne faccia... carico. Il fatto che in Iran come quasi ovunque, i diritti umani siano violati, non è una buona ragione per condannare decine di migliaia di asinelli a una vita di crudeltà. Oltretutto, quando esseri umani e animali dividono fatica e miseria, a soccorrere i secondi si dà una mano anche ai primi. Lo dimostra il Brooke Hospital, un'organizzazione di veterinari nata agli inizi del `900 e che tuttora si dedica ai «lavoratori del terzo mondo» di razza equina. Pakistan, Afghanistan, Egitto, Giordania sono i principali paesi di intervento del Brooke Hospital (per informazioni e contributi: www.brookehospital.org). Trasporti, agricoltura, fabbriche di mattoni: in questi settori decine di milioni di cavalli da tiro, muli, asini da soma (somari, appunto) tuttora faticano sotto il sole. Lavorano in aree geografiche ed economiche dove, per le condizioni di miseria e le sperequazioni sociali, non sono ancora stati sostituiti da trattori e camion. I più sfortunati sommano tutte le sofferenze, fisiche e psichiche: fatica, sete, fame, ferite, percosse, prigionia (già: molti di loro passano le ore di riposo rigorosamente legati). L'80 per cento delle malattie di cui soffrono gli equini da lavoro sono prevenibili: dipendono da basti inadatti, ferrature trascurate, carichi eccessivi, percorsi spossanti sotto il sole, nutrimento inadeguato, carenza di acqua. Una delle cliniche fisse - le altre sono mobili - del Brooke Hospital si trova vicino alla fabbrica di mattoni di Surezai, in Pakistan. Gli asini e i muli impiegati in questo settore di attività, che si distingue anche per il lavoro forzato e infantile degli esseri umani, dall'alba al tramonto devono trasportare sotto un sole impietoso carichi pesanti e mal disposti che provocano per questo dolorose ferite, senza riposo, non rinfrancati da un po' d'acqua nella gola riarsa o sulla pelle. I veterinari locali pagati dal Brooke curano gli animali e spiegano ai loro «padroni» che se ben tenuti possono vivere e lavorare più a lungo, insegnano a far riposare un po' l'animale durante le ore più calde, a dargli acqua, a non batterlo, a fornirlo di un basto adatto e a non sovraccaricarlo. Ovviamente alcuni sono più disponibili di altri ma i risultati sono quasi sempre buoni. Il Brooke forma anche artigiani per la costruzione di basti e selle «migliorati», di cui favorisce la vendita a prezzo sovvenzionato e a credito. L'organizzazione, senza fini di lucro, ha avuto un momento di notorietà alla fine del 2001: milioni di afghani fuggivano dal loro paese per timore dei bombardamenti americani e per la contestuale sospensione dell'assistenza alimentare dell'Onu; arrivavano in Pakistan dopo giorni o settimane di cammino, insieme e grazie ad asinelli e cavalli stracarichi, esausti, piagati, pelle e ossa ancor più dei loro compagni umani. A Peshawar e a Quetta gli animali trovavano le cliniche mobili del Brooke dove ricevevano acqua, cibo, nuove ferrature, riposo e cura delle ferite. Ovunque lavori, il Brooke Hospital è attento a collegare benessere degli animali da lavoro con il vantaggio per i loro proprietari, in genere miseri. Succede anche al Cairo, dove gli equini sono tuttora compagni di fatica degli zabbalin, la comunità di cristiani copti che da sempre raccoglie, separa e ricicla i rifiuti della capitale. In Giordania il Brooke Hospital ha aperto un ambulatorio veterinario a Petra e ha curato la distribuzione di centinaia di basti meno faticosi e antiferita made in Pakistan. Ai turisti suggerisce: «Scegliete un cavallo ben tenuto, e se salite su un asino, accertatevi di non pesare più di lui!».





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