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ENERGIA
La luce è arrivata a Bilgaon
MARINA FORTI
,
2003.11.01
Ogni sera, quando fa scuro, nei 12 gruppi di case che compongono il villaggio di Bilgaon si accendono le lampadine. E' una notizia: fino a pochi mesi fa non c'era luce elettrica a Bilgaon, sulle colline di Satpuda, nella valle del fiume Narmada, stato del Maharashtra, India centrale. Tutto è cambiato con la diga. Non la diga di Sardar Sarovar, alta ormai 100 metri (nei progetti arriverà a 136) e costata parecchie centinaia di milioni di dollari, che produce energia elettrica per le città dello stato del Gujarat. E neppure le altre grandi dighe che hanno tagliato il fiume Narmada costringendo quasi un milione di persone a spostarsi o cercare altra terra da coltivare. E' un semplice terrapieno alto due metri che ha fornito energia elettrica a Bilgaon. E' stato realizzato dagli stessi abitanti del villaggio, con la People's School of Energy (Scuola popolare dell'energia) del Kerala, stato dell'India meridionale, e gli attivisti della Narmada Bachao Andolan, «Campagna per salvare la valle di Narmada» (dalle mega dighe). E' un esempio delle «attività di ricostruzione» di cui parla (anche in questa pagina) Medha Patkar, leader riconosciuta del movimento contro le dighe di Narmada. Il lavoro è cominciato circa un anno fa, a metà del 2002. Sei mesi dopo, il primo esempio di «villaggio elettrificato» è stato inaugurato dal ministro per lo sviluppo rurale del Maharashtra (è uno dei tre stati rivieraschi del Narmada. La diga è nel territorio del Gujarat, ma la gran parte del'area sommersa dal lago artificiale si trova negli stati del Madhya Pradesh e in misura minore Maharashtra). Il progetto «hydel» usa l'energia prodotta da una cascata naturale su un piccolo affluente, il fiume Uday. Il terrapieno permette di immagazzinare in un reservoir 150.000 litri d'acqua, che poi è incanalata in una cisterna capace di 30mila litri. L'acqua ne defluisce al ritmo di 400 litri al secondo da un'altezza di 8 metri per azionare una turbina, che a sua volta fa funzionare un generatore al ritmo di 1.500 rotazioni per minuto. Questo basta per dare elettricità a tutte le 12 padas (agglomerati di case) da cui è composto il villaggio, tutti nel raggio di 4 chilometri. Nei mesi in cui il fiume è in piena, il villaggio ha elettricità 24 ore al giorno. Nei mesi di secca l'elettricità è garantita per 4 ore al giorno, dopo l'imbrunire.
Il senso del progetto è politico: «E' la politica dell'acqua, l'uso e il controllo delle risorse, l'intero paradigma dello sviluppo nel paese. E' per questo che combatte la Narmada Bachao Andolan ed è per questo che siamo venuti qui», dice K. Anil, della Scuola popolare dell'energia (a Frontline, quindicinale indiano che nell'ultimo numero ha dedicato un lungo servizio a «Il modello di Bilgaon»). Gli attivisti della Narmada Bachao Andolan sono molto orgogliosi dei paragoni - tutti in negativo - con la diga di Sardar Sarovar. La megaopera costata tanti soldi e sofferenza umana produce in realtà molta meno elettricità di quanto annunciato, e non un solo kilowatt per i villaggi dei «tribali» della valle di Narmada. Il kilowattora prodotto dalla grande diga costa 56mila rupie, quello prodotto dal piccolo progetto «hydel» ne costa 40mila (ci vogliono 53 rupie per fare un euro). E' un esempio di piccola opera sostenibile, dicono, usata in modo accorto per il bene comune. Il canale per l'acqua ad esempio è stato scavato nella roccia per evitare di sommergere terra agricola.Di giorno l'energia generata serve a pompare acqua potabile. L'aumentata disponibilità d'acqua nel piccolo reservoir ha fatto sì che ora il villaggio pensa a un secondo raccolto nel corso dell'anno. Le turbine servono alternativamente a far funzionare un molino. Per garantire l'uso a beneficio di tutti il villaggio ha formato un'associazione, la Bilgaon Navnirman Samiti, e hanno deciso di dare priorità all'illuminazione, poi la pompa dell'acqua potabile, i possibili usi agricoli o per le attività artigianali, e il divertimento - nel villaggio ci sono 5 televisori. Il costo è stato fissato in 10 rupie per lampadina e 30 per televisore al mese. Il mini progetto «hydel» ha cambiato la vita di Bilgaon.
Il senso del progetto è politico: «E' la politica dell'acqua, l'uso e il controllo delle risorse, l'intero paradigma dello sviluppo nel paese. E' per questo che combatte la Narmada Bachao Andolan ed è per questo che siamo venuti qui», dice K. Anil, della Scuola popolare dell'energia (a Frontline, quindicinale indiano che nell'ultimo numero ha dedicato un lungo servizio a «Il modello di Bilgaon»). Gli attivisti della Narmada Bachao Andolan sono molto orgogliosi dei paragoni - tutti in negativo - con la diga di Sardar Sarovar. La megaopera costata tanti soldi e sofferenza umana produce in realtà molta meno elettricità di quanto annunciato, e non un solo kilowatt per i villaggi dei «tribali» della valle di Narmada. Il kilowattora prodotto dalla grande diga costa 56mila rupie, quello prodotto dal piccolo progetto «hydel» ne costa 40mila (ci vogliono 53 rupie per fare un euro). E' un esempio di piccola opera sostenibile, dicono, usata in modo accorto per il bene comune. Il canale per l'acqua ad esempio è stato scavato nella roccia per evitare di sommergere terra agricola.Di giorno l'energia generata serve a pompare acqua potabile. L'aumentata disponibilità d'acqua nel piccolo reservoir ha fatto sì che ora il villaggio pensa a un secondo raccolto nel corso dell'anno. Le turbine servono alternativamente a far funzionare un molino. Per garantire l'uso a beneficio di tutti il villaggio ha formato un'associazione, la Bilgaon Navnirman Samiti, e hanno deciso di dare priorità all'illuminazione, poi la pompa dell'acqua potabile, i possibili usi agricoli o per le attività artigianali, e il divertimento - nel villaggio ci sono 5 televisori. Il costo è stato fissato in 10 rupie per lampadina e 30 per televisore al mese. Il mini progetto «hydel» ha cambiato la vita di Bilgaon.





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