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BIOTECNOLOGIE
La battaglia del mais messicano
FULVIO GIOANETTO,
2003.11.26
Un coro unanime di proteste si sta levando in Messico contro la revoca del divieto di coltivare a scopo sperimentale mais geneticamente modificato: decisione presa dalla Cibiogem, la commissione interministeriale messicana incaricata di vigilare sulla biosicurezza e lo sviluppo degli Ogm nel paese. Una scelta unilaterale che, secondo la coordinatrice di Greenpeace Messico, «rappresenta una distruzione accelerata per il patrimonio genetico del mais messicano e una completa apertura alle imprese straniere che producono transgenici». Organismi prestigiosi e neutrali come la Academia Mexicana de Ciencias e diverse università agricole hanno pubblicamente dichiarato la loro ferma opposizione a questa avventata decisione, soprattutto visto che diverse commissioni del parlamento federale messicano stanno preparando una proposta legislativa sull'uso di coltivazioni Ogm ed il consumo di alimenti transgenici nel paese.
La moratoria ufficiale venne decisa nel 1998, con l'argomento che il centro-sud del Messico è in effetti il principale centro di diversificazione del mais e che l'introduzione di mais Ogm avrebbe accuentuato la perdita di varietà di mais locale e dell'agrobiodiversità conessa con questa coltivazione tradizionale, come hanno dimostrato le ormai celebri ricerche del genetista Ignacio Chapela sulla contaminazione Ogm sui mais «indigeni» nella Sierra di Oaxaca.
Secondo fonti di stampa, il 20-22 per cento del mais che si consuma attualmente in Messico viene probabilmente da sementi Ogm, introdotte dall'industria nazionale delle tortillas e delle farine, che compra questo mais a basso costo negli Stati uniti (dove la produzione è sovvenzionata); mais che fra l'altro è anche di basso valore nutritivo e di scadente qualità.
La moratoria oggi in vigore è stata comunque efficace almeno in alcune coltivazioni, com'è il caso del cotone nella Baja California, la cui superficie coltivata con Ogm si è ridotta da 152.000 ettari ai 2.575 attuali, confermando che il transgenico nella valle di Mexicali (al confine con gli Stati uniti) è più costoso del convenzionale: le malattie che evita non hanno in realtà un impatto troppo forte sui raccolti, i costi delle licenze d'uso sono altissimi (94 dollari per le sementi Bollgard prodotte della Monsanto) e si vendono relativamente male, nonstante un prezzo medio di 54 dollari per quintale alla borsa di New York, che con il sussidio diventa di 64 dollari. Ed i produttori che utilizzano sementi Ogm Bollgard e Round Up Ready nel cotone (15.000 ettari in diverse zone nel nord del Messico) continuano ad impiegare insetticidi ed erbicidi chimici, smentendo l'ingannevole pubblicità della Monsanto e della Delta Pine Land.
In Messico finora sono state descritte 49 razze autoctone di mais, ma in realtà sono centinaia le sottovarietà conosciute come «criollas», risultato diretto delle tradizionali manipolazioni operate dagli agricoltori, che seminano nello stesso campo diversi tipi di sementi per ottenere nuove caratteristiche o migliorare la produttività. E dato che il mais presenta un sistema di impollinazione aperto o incrociato, attraverso il polline che si disperde spontaneamente da una pianta all'altra si crea un flusso naturale di geni che mantiene la biodiversidà ma purtroppo aumenta anche i rischi legati alla dispersione di mais Ogm. Da qui la polemica scientifica sui rischi di eventuali contaminazioni fra specie autoctone e specie transgeniche, con le Ong che continuano a segnalare l'introduzione clandestina di mais Ogm dagli Stati uniti in zone remote nella Sierra Madre di Chihuahua, fra le comunità indigene Tarahumara del nord del paese.
La moratoria ufficiale venne decisa nel 1998, con l'argomento che il centro-sud del Messico è in effetti il principale centro di diversificazione del mais e che l'introduzione di mais Ogm avrebbe accuentuato la perdita di varietà di mais locale e dell'agrobiodiversità conessa con questa coltivazione tradizionale, come hanno dimostrato le ormai celebri ricerche del genetista Ignacio Chapela sulla contaminazione Ogm sui mais «indigeni» nella Sierra di Oaxaca.
Secondo fonti di stampa, il 20-22 per cento del mais che si consuma attualmente in Messico viene probabilmente da sementi Ogm, introdotte dall'industria nazionale delle tortillas e delle farine, che compra questo mais a basso costo negli Stati uniti (dove la produzione è sovvenzionata); mais che fra l'altro è anche di basso valore nutritivo e di scadente qualità.
La moratoria oggi in vigore è stata comunque efficace almeno in alcune coltivazioni, com'è il caso del cotone nella Baja California, la cui superficie coltivata con Ogm si è ridotta da 152.000 ettari ai 2.575 attuali, confermando che il transgenico nella valle di Mexicali (al confine con gli Stati uniti) è più costoso del convenzionale: le malattie che evita non hanno in realtà un impatto troppo forte sui raccolti, i costi delle licenze d'uso sono altissimi (94 dollari per le sementi Bollgard prodotte della Monsanto) e si vendono relativamente male, nonstante un prezzo medio di 54 dollari per quintale alla borsa di New York, che con il sussidio diventa di 64 dollari. Ed i produttori che utilizzano sementi Ogm Bollgard e Round Up Ready nel cotone (15.000 ettari in diverse zone nel nord del Messico) continuano ad impiegare insetticidi ed erbicidi chimici, smentendo l'ingannevole pubblicità della Monsanto e della Delta Pine Land.
In Messico finora sono state descritte 49 razze autoctone di mais, ma in realtà sono centinaia le sottovarietà conosciute come «criollas», risultato diretto delle tradizionali manipolazioni operate dagli agricoltori, che seminano nello stesso campo diversi tipi di sementi per ottenere nuove caratteristiche o migliorare la produttività. E dato che il mais presenta un sistema di impollinazione aperto o incrociato, attraverso il polline che si disperde spontaneamente da una pianta all'altra si crea un flusso naturale di geni che mantiene la biodiversidà ma purtroppo aumenta anche i rischi legati alla dispersione di mais Ogm. Da qui la polemica scientifica sui rischi di eventuali contaminazioni fra specie autoctone e specie transgeniche, con le Ong che continuano a segnalare l'introduzione clandestina di mais Ogm dagli Stati uniti in zone remote nella Sierra Madre di Chihuahua, fra le comunità indigene Tarahumara del nord del paese.





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