terra terra
ENERGIA
Quarta generazione, lontanissima
FRANCO CARLINI
,
2004.07.01
Un luogo comune si sta imponendo con tutta la forza dell'ovvio, ma immotivato. Lo propagandano le industrie, i governi e molti commentatori. Lo fanno proprio anche molti ricercatori ed esso suona così: avete proprio ragione, l'effetto serra c'è ed è minaccioso, dato che sta già provocando un riscaldamento globale del globo. Ma allora, cari ambientalisti, per una volta dovrete essere anche voi realisti: se volete ancora l'aria condizionata e tutte le vostre comodità - cioè se volete un pianeta salvato, ma moderno - dovete prendere atto che c'è una sola fonte energetica pulita, la quale non produca gas serra. Dunque lasciate perdere carbone e petrolio, tanto più che le riserve di idrocarburi hanno ormai raggiunto il picco, e rivolgetevi alla nuova energia nucleare. Per comodità di ragionamento prendiamo per buone le premesse, e vediamo come stanno davvero le cose: il nucleare del futuro è promosso soprattutto dal consorzio Gif (Forum internazionale per la IV generazione - http://gif.inel.gov/) cui aderiscono 9 paesi più l'Euratom: Argentina, Brasile, Francia, Giappone, Corea del sud, Sud Africa, Svizzera, Inghilterra, Stati uniti. L'obiettivo è di mettere a punto nuove tecnologie che siano intrinsecamente sicure, che producano meno scorie e che siano convenienti dal punto di vista economico. La sicurezza intrinseca verrà assicurata da forme di autospegnimento dei reattori, quando essi disgraziatamente finiscano in situazioni critiche; le scorie di lavorazione devono essere poche non solo per ridurre i problemi della loro conservazione, ma anche per evitare che esse possano essere utilizzate per produrre armi nucleari; il basso costo di gestione è necessario perché l'energia nucleare finora prodotta ha avuto in realtà costi elevatissimi, quando si mettano nel conto anche le spese di smantellamento delle centrali obsolete (il cosiddetto decommissioning) e quelle di deposito e trattamento delle scorie.
Senza entrare in dettagli tecnici eccessivi, va ricordato che le tecnologie che si candidano per la IV generazione sono almeno sei, ma che tra queste solo due, a detta degli esperti, appaiono vincenti; in sigla vengono chiamate Scwr e Vhtr. In tutti i casi il trucco per ottenere rese migliori e dunque costi più bassi del kilowattora è di operare ad alte temperature, dai 500 ai 1000 gradi, per ottenere una migliore conversione del calore in elettricità.
La prima (Supercritical Water Cooled Reactor) usa l'acqua come raffreddante, ma ad altissime pressioni, di modo che non evapori. La seconda tecnologia, (Very Hight Temperature Reactor) viene oggi provata in un reattore prototipo giapponese dove il raffreddante è l'elio e sono già state raggiunte temperature di 950 gradi. Ma nessuna di queste tecniche è pronta per andare sul mercato e molte ricerche devono essere ancora sviluppate, in particolare di fisica dei materiali. Le strutture infatti devono essere ultraresistenti a temperatura, corrosione e intenso bombardamento di neutroni.
Tra i vantaggi ipotizzabili derivanti da queste tecniche c'è la possibilità di produrre non solo la «solita» elettricità, ma anche idrogeno, staccandolo dalle molecole d'acqua con un processo termochimico. E proprio all'idrogeno molti guardano come al «carburante» del futuro per i mezzi di trasporto.
In ogni caso, al di là di ogni altra considerazione, i più ottimisti sperano di avere dei prototipi provati non prima dell'anno 2030 e comunque uno studio del Mit mette seriamente in dubbio che dal nuovo nucleare possano derivare prezzi dell'energia competitivi con il carbone e il gas. Questo è il vero problema che mina la fiducia nella IV generazione. Nei prossimi anni saranno costruiti diversi nuovi reattori, specialmente in Asia, essendo questi paesi affamati di energia, ma saranno di terza generazione, per così dire rivista e resa più sicura. Nel frattempo continuerà lo smantellamento dei reattori occidentali storici e perciò non sembra realistico pensare che dal nucleare possa venire un contributo significativo: oggi vale il 17% e tale grosso modo resterà.
Senza entrare in dettagli tecnici eccessivi, va ricordato che le tecnologie che si candidano per la IV generazione sono almeno sei, ma che tra queste solo due, a detta degli esperti, appaiono vincenti; in sigla vengono chiamate Scwr e Vhtr. In tutti i casi il trucco per ottenere rese migliori e dunque costi più bassi del kilowattora è di operare ad alte temperature, dai 500 ai 1000 gradi, per ottenere una migliore conversione del calore in elettricità.
La prima (Supercritical Water Cooled Reactor) usa l'acqua come raffreddante, ma ad altissime pressioni, di modo che non evapori. La seconda tecnologia, (Very Hight Temperature Reactor) viene oggi provata in un reattore prototipo giapponese dove il raffreddante è l'elio e sono già state raggiunte temperature di 950 gradi. Ma nessuna di queste tecniche è pronta per andare sul mercato e molte ricerche devono essere ancora sviluppate, in particolare di fisica dei materiali. Le strutture infatti devono essere ultraresistenti a temperatura, corrosione e intenso bombardamento di neutroni.
Tra i vantaggi ipotizzabili derivanti da queste tecniche c'è la possibilità di produrre non solo la «solita» elettricità, ma anche idrogeno, staccandolo dalle molecole d'acqua con un processo termochimico. E proprio all'idrogeno molti guardano come al «carburante» del futuro per i mezzi di trasporto.
In ogni caso, al di là di ogni altra considerazione, i più ottimisti sperano di avere dei prototipi provati non prima dell'anno 2030 e comunque uno studio del Mit mette seriamente in dubbio che dal nuovo nucleare possano derivare prezzi dell'energia competitivi con il carbone e il gas. Questo è il vero problema che mina la fiducia nella IV generazione. Nei prossimi anni saranno costruiti diversi nuovi reattori, specialmente in Asia, essendo questi paesi affamati di energia, ma saranno di terza generazione, per così dire rivista e resa più sicura. Nel frattempo continuerà lo smantellamento dei reattori occidentali storici e perciò non sembra realistico pensare che dal nucleare possa venire un contributo significativo: oggi vale il 17% e tale grosso modo resterà.





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