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ANIMALI
Uomini e leopardi a Mumbay
CAROLA FREDIANI
,
2004.07.08
Uomini e leopardi. E' un curioso braccio di ferro quello che si sta svolgendo alla periferia di Mumbay (ex-Bombay), una sorta di guerra fra poveri, un mix letale di urbanizzazione selvaggia, tentativi non sempre riusciti di preservare una specie animale in estinzione e la rivendicazione «ingrata» da parte di quest'ultima della propria insopprimibile ferinità. Anche se chiusa in un parco. Dicono dunque le cronache che sempre più spesso i leopardi che vivono nelle vicinanze della megalopoli indiana si addentrano nei centri abitati a caccia di prede, anche umane. Sono 14 le persone uccise dai felini in questo solo anno, di cui 10 lo scorso mese: un tendenza in netta crescita che ha mandato in fibrillazione autorità e abitanti, nonché gli addetti al Sanjay Gandhi National Park, il territorio protetto ai margini settentrionali della città. Ma non è solo colpa della natura predatoria dell'animale: la convivenza tra leopardo ed umani si è fatta pericolosa a causa dello sconfinamento dei secondi nella foresta.
La crescita vertiginosa della popolazione (che ha toccato quota 16 milioni secondo gli ultimi dati Onu) ha sfocato la linea separatoria fra città e campagna, fra insediamenti umani e natura selvaggia, anche grazie alla particolare posizione di Mumbay che è circondatata da una foresta verdeggiante. La quinta metropoli al mondo per dimensioni, la capitale finanziaria indiana, il centro delle arti e dell'entertainment, il luogo dove andare a far fortuna, dove girano i soldi e dove anche la notte non si dorme mai, si trova dunque a dover fare i conti con quanto di più primitivo, selvaggio ed arcaico un uomo possa provare: il terrore di essere sbranato.
A pagare lo scotto di questa vicinanza sono soprattutto gli abitanti più poveri, quelli che si sono insediati alle soglie della città in baracche e ripari di fortuna: qualche giorno fa un diciottenne è stato ucciso mentre dormiva nella sua capanna, mesi fa un bambino è rimasto vittima di un leopardo mentre giocava su un terrazzo. Ma sono frequenti anche assalti a chi si avventura nella foresta per escursioni, come nel caso di un avvocato ferito durante una delle sue passeggiate mattutine.
«E' un disastro ambientale», avverte J.C. Daniel, ex-direttore della Bombay Natural History Society che per 40 anni ha tenuto sotto osservazione la fauna della foresta. «Dobbiamo capire perché gli animali stanno uscendo dal parco. Non era mai successo prima». In realtà per molti ambientalisti la spiegazione è semplice: al leopardo mancano le prede e l'animale è costretto a cacciare in città. La risposta d'emergenza sarà dunque di rilasciare centinaia di maiali e di conigli nella foresta, nella speranza che soddisfino gli appetiti dei pericolosi gattoni. Una pezza che non è detto risolva il problema. «Le persone continuano a insediarsi ai margini della foresta portandosi dietro galline e altri animali. E' chiaro che diventano facili prede» spiega Asok Khot, responsabile della gestione foreste dello stato di Maharashtra, di cui Mumbay è capitale.
«Il problema risiede negli esseri umani, stanno entrando nella terra che appartiene agli animali». Secondo le stime degli ambientalisti sarebbero 11 mila le persone che, più o meno accampate, vivono illegalmente nel parco nazionale, mentre arriverebbe a un milione la popolazione residente nei vicini sobborghi. «Non sono i leopardi a creare il problema, ma l'uomo», ribadisce un altro esperto di gestione delle foreste, Prem Yaduvendu, e se è difficile dargli torto è altrettanto difficile colpevolizzare chi nella foresta ci va a vivere perché non può fare altrimenti.
Nel frattempo, oltre all'iniezione artificiosa di selvaggina nel parco, le autorità hanno sguinzagliato una serie di guardie e di ranger con l'incarico di tenere sotto osservazione i labili confini tra natura e urbe, oltre che di catturare in apposite gabbie gli esemplari che si spingano troppo vicino all'abitato. Da parte loro, gli abitanti più a rischio si difendono con fuochi e petardi e la sera escono solo in gruppo. Non si sa mai chi o che cosa potrebbero incontrare.
La crescita vertiginosa della popolazione (che ha toccato quota 16 milioni secondo gli ultimi dati Onu) ha sfocato la linea separatoria fra città e campagna, fra insediamenti umani e natura selvaggia, anche grazie alla particolare posizione di Mumbay che è circondatata da una foresta verdeggiante. La quinta metropoli al mondo per dimensioni, la capitale finanziaria indiana, il centro delle arti e dell'entertainment, il luogo dove andare a far fortuna, dove girano i soldi e dove anche la notte non si dorme mai, si trova dunque a dover fare i conti con quanto di più primitivo, selvaggio ed arcaico un uomo possa provare: il terrore di essere sbranato.
A pagare lo scotto di questa vicinanza sono soprattutto gli abitanti più poveri, quelli che si sono insediati alle soglie della città in baracche e ripari di fortuna: qualche giorno fa un diciottenne è stato ucciso mentre dormiva nella sua capanna, mesi fa un bambino è rimasto vittima di un leopardo mentre giocava su un terrazzo. Ma sono frequenti anche assalti a chi si avventura nella foresta per escursioni, come nel caso di un avvocato ferito durante una delle sue passeggiate mattutine.
«E' un disastro ambientale», avverte J.C. Daniel, ex-direttore della Bombay Natural History Society che per 40 anni ha tenuto sotto osservazione la fauna della foresta. «Dobbiamo capire perché gli animali stanno uscendo dal parco. Non era mai successo prima». In realtà per molti ambientalisti la spiegazione è semplice: al leopardo mancano le prede e l'animale è costretto a cacciare in città. La risposta d'emergenza sarà dunque di rilasciare centinaia di maiali e di conigli nella foresta, nella speranza che soddisfino gli appetiti dei pericolosi gattoni. Una pezza che non è detto risolva il problema. «Le persone continuano a insediarsi ai margini della foresta portandosi dietro galline e altri animali. E' chiaro che diventano facili prede» spiega Asok Khot, responsabile della gestione foreste dello stato di Maharashtra, di cui Mumbay è capitale.
«Il problema risiede negli esseri umani, stanno entrando nella terra che appartiene agli animali». Secondo le stime degli ambientalisti sarebbero 11 mila le persone che, più o meno accampate, vivono illegalmente nel parco nazionale, mentre arriverebbe a un milione la popolazione residente nei vicini sobborghi. «Non sono i leopardi a creare il problema, ma l'uomo», ribadisce un altro esperto di gestione delle foreste, Prem Yaduvendu, e se è difficile dargli torto è altrettanto difficile colpevolizzare chi nella foresta ci va a vivere perché non può fare altrimenti.
Nel frattempo, oltre all'iniezione artificiosa di selvaggina nel parco, le autorità hanno sguinzagliato una serie di guardie e di ranger con l'incarico di tenere sotto osservazione i labili confini tra natura e urbe, oltre che di catturare in apposite gabbie gli esemplari che si spingano troppo vicino all'abitato. Da parte loro, gli abitanti più a rischio si difendono con fuochi e petardi e la sera escono solo in gruppo. Non si sa mai chi o che cosa potrebbero incontrare.





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