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COMMERCIO
Come inquina la «posta spazzatura»
MARINELLA CORREGGIA
,
2004.08.03
E' interessante sbirciare le proposte di ecologia pratica - suggerimenti riferiti alla vita quotidiana di bambini, donne, uomini - che circolano all'estero. Se ne traggono informazioni sia sulle abitudini di consumo di altri popoli, sia sulle tecniche di sensibilizzazione e sugli strumenti offerti ai cittadini dai gruppi ecologisti, sia sull'attenzione ai diversi problemi. Prendiamo gli Stati Uniti. Il riferimento è il New American Dream (www.newdream.org). E' un Centro di ricerca e proposta che «aiuta gli americani a consumare in modo responsabile e a proteggere l'ambiente, promuovendo la qualità della vita e la giustizia sociale», contro la «mercificazione della nostra cultura». Si è dato l'obiettivo di raccogliere almeno 100mila attivisti per un movimento di consumatori responsabili. Il suo slogan è more fun less stuff: «più divertimento meno merci».
Fra le proposte c'è il turn the tide, in un certo senso «inverti la rotta». Nove azioni di riduzione dei consumi, con un «incentivo» prezioso: il sito indica il risparmio di acqua, emissioni di CO2 e di varie risorse, ottenuto per ogni mille persone che aderiscono. L'elenco comprende suggerimenti minimi del genere: ogni settimana evitare almeno un viaggio in macchina e una bistecca (sembra poco, ma forse là non lo è), e poi tenere il termostato tre gradi più basso in inverno e tre gradi più alto in estate (dunque si dà per scontato che ogni casa negli Usa abbia l'aria condizionata).
Ma fra le nove proposte almeno una, la quarta, ha da insegnare alla realtà italiana: «Renditi indipendente dal junk mail». La «posta spazzatura», a scopi pubblicitari, è una croce per i destinatari ma soprattutto per l'ambiente; vedi le risorse per produrre carta e inchiostri, e l'inquinamento collegato. Grazie al sito del Centro, con un semplice messaggio di posta elettronica si può intimare a una lista di carte di credito, banche e altri: «Non mandatemi la vostra pubblicità» (cartacea). I consumatori sono inoltre invitati a far pressione su deputati e senatori perché realizzino un registro nazionale dei «non destinatari», simile a quello chiamato «non chiamarmi» relativo alla promozione telefonica.
Mille persone che riducano di metà la posta pubblicitaria ricevuta salvano 170 alberi, evitano l'emissione di 20 tonnellate circa di anidride carbonica, 250.000 litri di acqua e... una quantità indefinita di alluminio: già, perché la Aol (America on Line) spende oltre 3 miliardi di dollari l'anno per spedire posta promozionale e si avvale perfino di targhette metalliche; così è stata selezionata per il «Premio vergogna» dalla Coalizione nazionale per la prevenzione dei rifiuti.
Il New Dream se la prende anche con le aziende che ignorano le richieste di cancellazione dall'indirizzario e suggerisce di boicottarne i prodotti; nonché con quelle organizzazioni di assistenza che si passano gli indirizzi l'una l'altra: il suggerimento è che se si vuole fare un'offerta, non si usi la busta o il conto corrente allegati alla lettera promozionale ma un normale conto corrente. Il dettaglio non è peregrino: i volponi del marketing ritengono che dall'1% in poi di risposte ottenute si possa parlare di successo. Rispondere significa mandare il messaggio: «funziona!» e dunque scatenare altra posta, altro spreco.
Sembra che in Italia non ci sia alcuna protesta organizzata contro questo flagello. Autonomamente gruppi di cittadini appongono sulle buche delle lettere l'avvertimento: «Vietato deporre posta pubblicitaria, art. 633 codice penale». L'articolo si riferisce in realtà alla violazione di domicilio per trarne profitto; a volte può funzionare, ma solo per le deposizioni dirette e non per i plichi che le aziende affidano alle Poste italiane, le quali si giustificano dicendo: ci pagano per il servizio, dobbiamo svolgerlo. Per ora non rimane che andare al mittente invasore, e scrivere o telefonare (ai numeri verdi) per dire basta; in Italia il consenso del destinatario è richiesto dalla legge sulla privacy. Farlo è una seccatura; ma funziona.
Fra le proposte c'è il turn the tide, in un certo senso «inverti la rotta». Nove azioni di riduzione dei consumi, con un «incentivo» prezioso: il sito indica il risparmio di acqua, emissioni di CO2 e di varie risorse, ottenuto per ogni mille persone che aderiscono. L'elenco comprende suggerimenti minimi del genere: ogni settimana evitare almeno un viaggio in macchina e una bistecca (sembra poco, ma forse là non lo è), e poi tenere il termostato tre gradi più basso in inverno e tre gradi più alto in estate (dunque si dà per scontato che ogni casa negli Usa abbia l'aria condizionata).
Ma fra le nove proposte almeno una, la quarta, ha da insegnare alla realtà italiana: «Renditi indipendente dal junk mail». La «posta spazzatura», a scopi pubblicitari, è una croce per i destinatari ma soprattutto per l'ambiente; vedi le risorse per produrre carta e inchiostri, e l'inquinamento collegato. Grazie al sito del Centro, con un semplice messaggio di posta elettronica si può intimare a una lista di carte di credito, banche e altri: «Non mandatemi la vostra pubblicità» (cartacea). I consumatori sono inoltre invitati a far pressione su deputati e senatori perché realizzino un registro nazionale dei «non destinatari», simile a quello chiamato «non chiamarmi» relativo alla promozione telefonica.
Mille persone che riducano di metà la posta pubblicitaria ricevuta salvano 170 alberi, evitano l'emissione di 20 tonnellate circa di anidride carbonica, 250.000 litri di acqua e... una quantità indefinita di alluminio: già, perché la Aol (America on Line) spende oltre 3 miliardi di dollari l'anno per spedire posta promozionale e si avvale perfino di targhette metalliche; così è stata selezionata per il «Premio vergogna» dalla Coalizione nazionale per la prevenzione dei rifiuti.
Il New Dream se la prende anche con le aziende che ignorano le richieste di cancellazione dall'indirizzario e suggerisce di boicottarne i prodotti; nonché con quelle organizzazioni di assistenza che si passano gli indirizzi l'una l'altra: il suggerimento è che se si vuole fare un'offerta, non si usi la busta o il conto corrente allegati alla lettera promozionale ma un normale conto corrente. Il dettaglio non è peregrino: i volponi del marketing ritengono che dall'1% in poi di risposte ottenute si possa parlare di successo. Rispondere significa mandare il messaggio: «funziona!» e dunque scatenare altra posta, altro spreco.
Sembra che in Italia non ci sia alcuna protesta organizzata contro questo flagello. Autonomamente gruppi di cittadini appongono sulle buche delle lettere l'avvertimento: «Vietato deporre posta pubblicitaria, art. 633 codice penale». L'articolo si riferisce in realtà alla violazione di domicilio per trarne profitto; a volte può funzionare, ma solo per le deposizioni dirette e non per i plichi che le aziende affidano alle Poste italiane, le quali si giustificano dicendo: ci pagano per il servizio, dobbiamo svolgerlo. Per ora non rimane che andare al mittente invasore, e scrivere o telefonare (ai numeri verdi) per dire basta; in Italia il consenso del destinatario è richiesto dalla legge sulla privacy. Farlo è una seccatura; ma funziona.




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