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ALIMENTAZIONE
Fame, arma di distruzione di massa
PAOLA DESAI,
2004.08.19
La parola «sicurezza» compare spesso sui mezzi d'informazione, di questi tempi: per lo più collegata a questioni come il terrorismo internazionale. Ma cosa davvero minaccia la sicurezza collettiva? Ieri la Fao, organizzazione dell'Onu per l'alimentazione, ha diffuso nuovi dati sull'invasione di locuste che sta devastando i raccolti nell'Africa nord-occidentale: dice che la regione «affronta un peggioramento della crisi, con l'arrivo di nuovi sciami in Mauritania, Mali e Niger» (vedi terraterra, 8 agosto 2004). Le locuste, che si spostano in sciami di circa 3 miliardi di individui, ogni sciame copre circa 60 chilometri quadrati di territorio, e sono capaci di divorare ogni filo di verde dove passano: ogni giorno l'equivalente di 375 grandi camion carichi di vegetazione. In Mauritania stanno distruggendo i raccolti di legumi e sorgo delle province del sud, sono già passati nel Mali e nel Niger, sono nella valle del fiume Senegal. E' l'invasione più massiccia da circa 15 anni perché questa primavera le piogge sono state più abbondanti del solito: una manna per i territori semi-aridi del Sahel. Sarebbero stati i raccolti migliori da anni - ma li stanno mangiando le locuste. La Fao sta aiutando i paesi colpiti a fare interventi d'emergenza - irrorare insetticidi per stroncare gli sciami - ma mancano fondi e mezzi. Per l'Africa saheliana, si profilano raccolti perduti e fame: in termini più tecnici, una grave minaccia alla «sicurezza alimentare».

Un'altra organizzazione dell'Onu, il Programma alimentare mondiale (Pam) che si occupa di emergenze, fa notare che decine di milioni di persone sono minacciate da una serie di disastri «naturali», eventi climatici estremi: siccità, alluvioni, cicloni, e che le crisi umanitarie provocate da questi disastri meteorologici si susseguono a un ritmo tale che le organizzazioni di soccorso potrebbero non farcela. Nei comunicati del Pam si susseguono gli allarmi: 5 milioni di persone colpite dalle alluvioni in Bangladesh, dove il pericolo immediato sono le malattie diffuse attraverso l'acqua. Quasi 2 milioni e mezzo di persone hanno bisogno di assistenza immediata in Kenya, dove diverse stagioni di siccità hanno lasciato carestia nelle regioni della Costa, nel nord, e nella Rift Valley. In Angola la mancanza di mezzi mette a rischio gli sforzi per risistemare un milione e mezzo di persone, rifugiati e sfollati della guerra civile che tornano alle loro terre. Per non parlare dei rifugiati del Darfur (che però non è un disastro meteorologico). E dell'ondata di gelo che ha distrutto coltivazioni e bestiame sulle Ande peruviane.

Ognuno di questi casi di siccità, alluvione o invasioni di locuste significa raccolti distrutti, milioni di persone che hanno bisogno di aiuti immediati e si sementi per la prossima semina, disastro non solo immediato ma futuro.

Queste sono vere, gravi minacce alla sicurezza collettiva. Giorni fa il vicedirettore esecutivo del Pam. John Powell, dichiarato al settimanale britannico The Observer che i cambiamenti del clima, e quelli delle economie, hanno reso i poveri del mondo più vulnerabili a disastri, fame e malattie di solo vent'anni fa. «Affrontare i bisogni di milioni di persone è sempre stato difficile, ma nel 2004 una crudele convergenza di fattori economici pone una minaccia altrettanto grave delle guerre civili, i disastri naturali o la diffusione di malattie», dice Powell. Aggiunge che il mondo ricco sembra troppo occupato dai suoi problemi - dall'obesità alla minaccia del terrorismo - per occuparsi di dare aiuti a sufficienza. Se la prende anche con l'ossessione sulla sicurezza seguita all'11 settembre 2001. «Al Pam ci confrontiamo con una vera arma di distruzione di massa, che uccide gente ogni giorno: è l'apatia verso il problema della fame»

 
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