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ALIMENTAZIONE, SOLIDARIETA
Una Carovana per il diritto al cibo
MARINA FORTI,
2004.09.05
La «carovana» è partita da Selangor, in Malaysia, e viaggerà attraverso l'Asia e l'Europa per tutto il mese di settembre - toccherà 13 paesi asiatici e tre auropei, prima di concludersi in Nepal. Il nome completo è «Carovana popolare 2004 per la sovranità alimentare», è promossa dalla sezione Asia e Pacifico del Pesticide Action Network (Pan), rete internazionale di gruppi che si occupano di agricoltura e produzione alimentare. Ha uno slogan: «diritto alla terra e al cibo». I suoi attivisti vogliono portare all'attenzione pubblica le questioni della malnutrizione e della fame; dicono che le promesse del vertice alimentare mondiale (quello che la Fao aveva tenuto a Roma nel 2001) sono fallite: prova ne sono gli 840 milioni di persone che soffrono la fame, i 25 milioni di casi all'anno di avvelenamento da pesticidi... Hanno quattro rivendicazioni: produrre cibo in modo ecologicamente sostenibile, garantire il diritto alla terra, sottrarre l'agricoltura alle politiche dell'Organizzazione mondiale del commercio, lasciare ai produttori di cibo il diritto a intervenire nella formazione delle decisioni di politica agricola. La Carovana poi vuole anche «celebrare la diversità delle culture e dei saperi locali circa l'agricoltura e il cibo», e costruire contatti e solidarietà tra movimenti sociali in Asia e altrove. lungo il suo cammino, la Carovana darà se non altro uno spaccato del mondo rurale. A Selangor ad esempio ha esordito con un'assemblea pubblica con lavoratori e lavoratrici delle piantagioni - è zona di grandi piantagioni industriali, dove si lamentano per condizioni di lavoro dure e perché si fa grande uso di insetticidi chimici senza nessuna protezione per chi li manipola e li spruzza.
Altro scenario a Sri Lanka, dove la Carovana è approdata ieri: per la precisione a Monaragala, circa 300 chilometri dalla capitale Colombo. Il resoconto diffuso dagli attivisti del Pan-Asia Pacifico parlano di un incontro con 800 persone, in maggioranza donne, organizzato da un locale sindacato di agricoltori. Sri Lanka, rinomata per le piogge monsoniche che alimentano foreste lussureggianti e risaie verdissime, in questo momento soffre di siccità. Il monsone è stato scarso quest'estate e le regioni centro-settentrionale, centrale e sud-orientale sono a secco. Oltre un milione e mezzo di persone ne sono direttamente coinvolte, secondo il ministero dell'agricoltura, quasi il 10 percento della popolazione. In tutta l'isola già 50mila famiglie sono senza acqua da bere, e 60mila ettari di terra coltivabile sono trasformati in distese polverose di terra secca. Molte famiglie già dipendono dagli aiuti alimentari e dall'acqua distribuita dalle autobotti; quello che è peggio è che senza raccolto si prepara una stagione di penuria.
Ebbene: a Monaragala si lamentano per una piantagione di canna da zucchero, che usa grandi quantità d'acqua dalle falde idriche e ha aggravato l'effetto della siccità nella zona. La piantagione è stata avviata anni fa da una società, la Booker Corporation togliendo 34 ettari ai piccoli coltivatori e mangiando anche grandi porzioni di foresta. Fanno notare poi il disastro della diga di Udawalawa, avviata con il finanziamento della Banca asiatica di sviluppo (Adb) e poi abbandonata: ora da un lato ci sono le terre ormai secce della Booker Corporation, dall'altro sono intrappolati gli elefanti della foresta - anche loro stanno soffrendo la siccità. Leggiamo anche che gli agricoltori di Monaragalavendono il latte delle loro mucche per 14 rupie al litro, pari a 4 centesimi di dollaro americano, ma devono comprare un litro d'acqua per 35 o 40 rupie. Gli attivisti della Carovana se ne indignano e dicono che il «diritto alla sovranità alimentare» significa in primo luogo combattere la privatizzazione della terra e dell'acqua. L'assemblea pubblica è terminata con un corteo, canti e scene di teatro di strada.
Altro scenario a Sri Lanka, dove la Carovana è approdata ieri: per la precisione a Monaragala, circa 300 chilometri dalla capitale Colombo. Il resoconto diffuso dagli attivisti del Pan-Asia Pacifico parlano di un incontro con 800 persone, in maggioranza donne, organizzato da un locale sindacato di agricoltori. Sri Lanka, rinomata per le piogge monsoniche che alimentano foreste lussureggianti e risaie verdissime, in questo momento soffre di siccità. Il monsone è stato scarso quest'estate e le regioni centro-settentrionale, centrale e sud-orientale sono a secco. Oltre un milione e mezzo di persone ne sono direttamente coinvolte, secondo il ministero dell'agricoltura, quasi il 10 percento della popolazione. In tutta l'isola già 50mila famiglie sono senza acqua da bere, e 60mila ettari di terra coltivabile sono trasformati in distese polverose di terra secca. Molte famiglie già dipendono dagli aiuti alimentari e dall'acqua distribuita dalle autobotti; quello che è peggio è che senza raccolto si prepara una stagione di penuria.
Ebbene: a Monaragala si lamentano per una piantagione di canna da zucchero, che usa grandi quantità d'acqua dalle falde idriche e ha aggravato l'effetto della siccità nella zona. La piantagione è stata avviata anni fa da una società, la Booker Corporation togliendo 34 ettari ai piccoli coltivatori e mangiando anche grandi porzioni di foresta. Fanno notare poi il disastro della diga di Udawalawa, avviata con il finanziamento della Banca asiatica di sviluppo (Adb) e poi abbandonata: ora da un lato ci sono le terre ormai secce della Booker Corporation, dall'altro sono intrappolati gli elefanti della foresta - anche loro stanno soffrendo la siccità. Leggiamo anche che gli agricoltori di Monaragalavendono il latte delle loro mucche per 14 rupie al litro, pari a 4 centesimi di dollaro americano, ma devono comprare un litro d'acqua per 35 o 40 rupie. Gli attivisti della Carovana se ne indignano e dicono che il «diritto alla sovranità alimentare» significa in primo luogo combattere la privatizzazione della terra e dell'acqua. L'assemblea pubblica è terminata con un corteo, canti e scene di teatro di strada.





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