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BIOTECNOLOGIE, AGRICOLTURA
Il Nafta «in segreto» contro gli Ogm
MARINELLA CORREGGIA ,
2004.11.12
Fra le innumerevoli bugie e reticenze che hanno macchiato primi quattro anni della presidenza Bush ne è trapelata giorni fa un'altra, grazie a Greenpeace International: è dallo scorso mese di giugno che l'amministrazione statunitense impedisce la pubblicazione di un rapporto redatto dalla Commissione per la cooperazione ambientale (Cec) dell'accordo Nafta (Accordo di libero scambio nell'America del nord), che è organizzazione votata al libero scambio e non certo rivoluzionaria. Il rapporto fa raccomandazioni molto rimarchevoli, vista anche la fonte. Suggerisce infatti: a) che il mais statunitense in arrivo in Messico dalla frontiera nord dovrebbe essere macinato subito, così da non rischiare di essere seminato; b) che il Messico, per proteggere la propria biodiversità, farebbe bene a estendere la moratoria nazionale sulla coltivazione di mais Ogm, c) che le importazioni di mais Ogm dovrebbero essere etichettate. Il rapporto (disponibile sul sito www.greenpeace.org/international) è stato redatto da un gruppo di esperti che comprendeva rappresentanti dell'industria biotech. La Commissione per la cooperazione ambientale del Nafta non ha intenti abolizionisti - ci mancherebbe - ma si dimostra consapevole dei rischi insiti nel gap fra Usa e Messico: in questo caso specifico un gap di conoscenze a proposito degli Ogm. Gli autori precisano che «l'esistente moratoria sulla coltivazione commerciale di mais transgenico in Messico dovrebbe proseguire finché non saranno disponibili ricerche e valutazioni adeguate circa il flusso genetico del mais transgenico, e finché i contadini e le comunità rurali del Messico non saranno ben informati in proposito». Il rapporto sottolinea che la valutazione del rischio condotta negli Stati Uniti non è adeguata a determinare i potenziali impatti in Messico. Ma la parte più «pericolosa» è l'unanime raccomandazione che «il mais americano in ingresso che non sia certificato come Ogm-free debba essere mandato direttamente e senza eccezione ai mulini per la trasformazione». E' chiaro che la preoccupazione è quella di evitare la contaminazione nei campi.

Per Greenpeace il rapporto è la prova che perfino il Nafta riconosce i possibili rischi di contaminazione ambientale da parte del mais transgenico; il fatto che sia stato bloccato è poi la prova che Washington teme un possibile nocumento al ricorso di Stati uniti, Canada e Argentina di fronte all'Organizzazione mondiale del commercio (Omc) contro l'Unione europea, colpevole di aver introdotto una moratoria di fatto - in vigore dal 1998 - sulle autorizzazioni a nuovi Ogm. I tre paesi sono i principali esportatori mondiali di derrate transgeniche. L'Europa si difende - in parte - richiamando le incertezze scientifiche circa gli impatti ambientali e sanitari delle produzioni geneticamente modificate. Nel mese di luglio il panel dell'Omc ha accettato la richiesta europea di consultare degli scienziati; ecco che le paure del Nafta potrebbero confortare gli argomenti del vecchio continente, nella prossima audizione delle parti prevista per il 23 e 24 novembre. Gli Usa esportano in Messico, il paese delle antiche tortillas, oltre 5,5 milioni di tonnellate di mais; almeno il 30% è Ogm, ma visto che la maggior parte del mais importato in Messico non è segregato, cioè separato dal resto, ne consegue che tutto l'import di mais statunitense dovrebbe essere «marchiato», sottolinea drastica Greenpeace. L'organizzazione accusa anche di incertezze la Commissione europea e l'Autorità europea per la sicurezza degli alimenti, che «non sostengono abbastanza la causa dei loro membri attaccati presso l'Organizzazione mondiale del commercio (Austria, Francia, Germania, Lussemburgo, Grecia e Italia) e anzi fanno pressione perché eliminino i divieti nazionali e trascurano le loro inquietudini scientifiche riguardo alle nuove autorizzazioni di Ogm».



 
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