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COMMERCIO
Natale, non regali ma opere di bene
MARINELLA CORREGGIA ,
2004.12.08
«Ho quindici anni e prima di venire ad abitare in Canada non avevo mai visto tanto consumismo, specialmente a Natale. Aderisco alla vostra proposta: quest'anno mostriamoci più amorevoli verso l'ambiente e lasciamo un po' di tempo di vacanza anche ai lavoratori del Terzo mondo che producono la maggior parte dei regali per le nostre feste... cavolo, anche loro avranno diritto a qualche settimana di vacanza a fine anno, no?». Quella di Ferhoz è una delle tante lettere di appoggio alla campagna «Buy Nothing Christmas» - «Natale del non acquisto» - lanciata dal gruppo nordamericano Adbusters Media Foundation (www.adbusters.org) impegnato da tempo in una critica puntuale e creativa alla dittatura pubblicitaria e dunque dei meccanismi di induzione al consumo. Nel sito, il Natale sobrio è definito «un no profetico alla commercializzazione delle feste» e si accompagna alla proposta di regalare un po' di tempo e attenzione, anziché molte merci. Tredici anni fa Adbusters lanciò la «Giornata del non acquisto» e da allora ogni anno associazioni e movimenti la celebrano in diversi paesi, in genere il primo venerdì dopo la gozzovigliante festa americana del Thanksgiving, quella che porta i tacchini in tutte le case degli Usa e fra i militari impegnati nelle guerre. La Giornata è diventata la più popolare iniziativa di sensibilizzazione verso una riduzione dei consumi e un più sobrio stile di vita: in Italia è promossa soprattutto da Terre di mezzo e Bilanci di giustizia. L'idea è che per almeno un giorno si dica basta: il cittadino, troppo spesso indicato come mero consumatore, non consuma, non compra. Concentrando il non acquisto in uno stesso giorno, l'obiettivo sarebbe fare «massa critica» e lanciare un avvertimento al mondo della produzione e della distribuzione. E' importante riflettere e far riflettere sul condizionamento che pubblicità e consumo esercitano sulla nostra esistenza e sullo stato del Pianeta; così il sito dei pubblicitari alla rovescia permette anche di scaricare posters, adesivi, spot per radio. E' anche un modo per capire che tantissime cose si possono fare gratis.

Dopo tredici anni gli Adbusters pensano che un giorno non basti: «La Terra, le nostre menti, le nostre comunità meritano di più, e allora portiamo lo spirito del "Buy Nothing Day" nel cuore della stagione dei regali». Diciamo agli amici di non farci regali e, invece, di sostenere qualche buona causa».

Senza dichiararlo, il Natale senza regali si pone in simmetrica opposizione all'invito che Bush fece agli statunitensi nel 2001, dopo l'11 settembre: «Fate shopping per aiutare l'America». Del resto, le stesse campagne di boicottaggio delle grandi compagnie Usa che sponsorizzano i politici guerrafondai e nemici dell'ambiente stanno avendo nuovamente un po' di risonanza negli Usa, dopo il 2 novembre. Un'altra campagna di Adbusters è «Unbrand America» (www.unbrandamerica.org): potremmo tradurlo con «Via i marchi dall'America». Il giorno dell'indipendenza, la campagna ha comprato una pagina sul New York Times per invitare i cittadini a far sventolare l'ironica bandiera con i loghi delle multinazionali al posto delle stelle e firmare questo impegno: «Il mio paese si è venduto alle multinazionali e il consumismo è diventato la nostra religione. Mi impegno a riscoprire il significato di libertà e a riprendermi, come cittadino, il paese». In un sondaggio fra i cittadini per conoscere chi mettessero in testa alla lista dei cattivi, sono apparsi i soliti noti - Esso, McDonalds, Nike, Wal Mart, Microsoft, Disney, Coca Cola - mentre pochi hanno mostrato di conoscere il peso politico dei giganti delle armi, o di quelli dell'industria farmaceutica (Pfizer, Bristol-Meyers Squibb, Glaxo).

Adbusters è anche impegnato a coinvolgere studenti e docenti di economia in un progetto di smascheramento della «frode economica» che perpetua l'illusione di un progresso indifferente all'ambiente naturale e umano. I riferimenti teorici di questa proposta, verso un'economia «aperta, solidaristica, su scala umana» sono Schumacher, Odum, Wackernagel.

 
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Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

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