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ENERGIA, COOPERAZIONE
Brasile, i raccoglitori delle pioggie
KARIMA ISD
,
2005.02.03
Aree semiaride, senza fiumi perenni, con scarsa pluviometria annua. Una situazione comune a molte aree del pianeta; e ci si chiede: come fanno gli abitanti a procurarsi acqua pulita per l'uso domestico? La campagna indiana per la «Raccolta dell'acqua piovana» (www.rainwaterharvesting.org) dimostra che nella maggior parte dei casi la soluzione migliore è non perdere nemmeno una goccia di pioggia: scarsa eppure sufficiente, se la si raccoglie e conserva in modo oculato, come avviene perfino in certi villaggi nel deserto stato del Rajasthan. E su questa raccolta scommette, in Brasile, il Programma un milione di cisterne (P1mc). Si tratta di un'iniziativa della Articulação no Semi-Árido brasileiro, rete di 700 organizzazioni popolari che partecipano anche al programma Fame Zero. Per assonanza e complementarietà (senza acqua, fame), il programma delle cisterne e della parallela «educazione idrica» in zone aride è stato battezzato «Sete zero». L'obiettivo di P1mc è garantire l'accesso all'acqua potabile per oltre un milione di famiglie rurali, cioè circa cinque milioni di persone, in 11 stati brasiliani (fra i quali Piauì, Pernambuco, Sergipe, Minas Gerais), grazie alla costruzione di cisterne, che in quei contesti sono da privilegiare rispetto a dighe, pozzi e altri metodi: costano meno, sono facili da costruire e diffondere, durano fino a 40 anni, sono gestibili da ciascuna famiglia e la affrancano dalla dipendenza da proprietari terrieri e altri attori esterni. Inoltre l'acqua può essere tenuta pulita con facilità (con i pozzi spesso non avviene), e il processo di costruzione è partecipativo, dalla scelta delle famiglie da privilegiare all'esecuzione.
Il Semi-Árido Brasileiro - la regione interessata - comprende la porzione maggiore degli stati del Nord-Este, le aree settentrionali del Minas Gerais e dello Espírito Santo, per un'area totale che è tre volte l'Italia. Le risorse idriche, fattore critico in un simile contesto, sono scarse e inquinate. E' in atto un processo di desertificazione. Sono mancate politiche effettive per la conservazione di quei fragili ecosistemi regionali e ciò ha minacciato sia le specie vegetali e animali sia la stessa permanenza degli umani (in certi casi la situazione sembra disperata e non pare esserci alternativa allo spostamento delle popolazioni). Dal punto di vista idrico, quella regione semiarida ha una pluviometria annuale inferiore ai 400 millimetri, che scende a 200 negli anni siccitosi. Il deficit idrico naturale è amplificato dalla perdita per evaporazione. Pochissimi i fiumi perenni che garantiscano una qualità e quantità di acqua sufficiente alla sussistenza della popolazione rurale. I punti d'acqua sono contaminati dalla "concorrenza" fra umani e animali.
E adesso le buone notizie. Non esiste un anno del tutto privo di piogge. Ne bastano cinque giorni e con una buona cisterna si può ottenere l'acqua potabile che serve a una famiglia in tutto l'anno. La cisterna-tipo del progetto, dal costo di circa 800 euro, garantisce infatti una disponibilità di circa 16.000 litri di acqua all'anno, e a tanto (poco) corrisponde il consumo di acqua, per bere e cucinare, di una famiglia di sei persone per otto mesi, intervallo medio fra una precipitazione e la successiva. Il progetto comprende del resto un'educazione al risparmio e alla razionalizzazione di questa risorsa. L'acqua piovana viene convogliata dal tetto della casa verso la cisterna e da lì viene prelevata e portata nelle case con canali e tubazioni; altrettanto semplici sono gli accorgimenti per mantenerla pulita.
Nel Minas Gerais, dove il progetto è sostenuto dal Comitato italiano per il Contratto mondiale dell'acqua e dall'associazione udinese Cevi, le organizzazioni responsabili di Sete zero protestano per le piantagioni industriali di eucalipto - da trasformare in carbone per le industrie - che si sostituiscono alla foresta originaria. Mentre un albero autoctono si «appropria» di appena un litro di acqua dal sottosuolo, le lunghe radici dell'eucalipto riesce a sottrarne ben sette.
Il Semi-Árido Brasileiro - la regione interessata - comprende la porzione maggiore degli stati del Nord-Este, le aree settentrionali del Minas Gerais e dello Espírito Santo, per un'area totale che è tre volte l'Italia. Le risorse idriche, fattore critico in un simile contesto, sono scarse e inquinate. E' in atto un processo di desertificazione. Sono mancate politiche effettive per la conservazione di quei fragili ecosistemi regionali e ciò ha minacciato sia le specie vegetali e animali sia la stessa permanenza degli umani (in certi casi la situazione sembra disperata e non pare esserci alternativa allo spostamento delle popolazioni). Dal punto di vista idrico, quella regione semiarida ha una pluviometria annuale inferiore ai 400 millimetri, che scende a 200 negli anni siccitosi. Il deficit idrico naturale è amplificato dalla perdita per evaporazione. Pochissimi i fiumi perenni che garantiscano una qualità e quantità di acqua sufficiente alla sussistenza della popolazione rurale. I punti d'acqua sono contaminati dalla "concorrenza" fra umani e animali.
E adesso le buone notizie. Non esiste un anno del tutto privo di piogge. Ne bastano cinque giorni e con una buona cisterna si può ottenere l'acqua potabile che serve a una famiglia in tutto l'anno. La cisterna-tipo del progetto, dal costo di circa 800 euro, garantisce infatti una disponibilità di circa 16.000 litri di acqua all'anno, e a tanto (poco) corrisponde il consumo di acqua, per bere e cucinare, di una famiglia di sei persone per otto mesi, intervallo medio fra una precipitazione e la successiva. Il progetto comprende del resto un'educazione al risparmio e alla razionalizzazione di questa risorsa. L'acqua piovana viene convogliata dal tetto della casa verso la cisterna e da lì viene prelevata e portata nelle case con canali e tubazioni; altrettanto semplici sono gli accorgimenti per mantenerla pulita.
Nel Minas Gerais, dove il progetto è sostenuto dal Comitato italiano per il Contratto mondiale dell'acqua e dall'associazione udinese Cevi, le organizzazioni responsabili di Sete zero protestano per le piantagioni industriali di eucalipto - da trasformare in carbone per le industrie - che si sostituiscono alla foresta originaria. Mentre un albero autoctono si «appropria» di appena un litro di acqua dal sottosuolo, le lunghe radici dell'eucalipto riesce a sottrarne ben sette.




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