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ANIMALI
Le tigri scomparse dei Sunderbans
GAIA GIGANTE,
2005.03.26
Il Tollygunge Club è una vera e propria istituzione, a Calcutta. Già punto d'incontro dell'elite cittadina ai tempi del Raj, il vecchio impero coloniale, ancora oggi il Tolly profuma di India Britannica. Anche Bob Wright, l'uomo che per oltre trent'anni l'ha gestito e diretto, è, a suo modo, un'istituzione. Nessuno, a Calcutta, conosce la regione dei Sunderbans meglio di lui. Ormai sulla soglia dei novant'anni, ha trascorso gran parte della sua vita in quella regione, dove il Gange e il Brahamaputra si incontrano per formare il delta più grande del mondo, un labirinto di acqua e terra che conta ben 57 isole, ricoperte da una fitta foresta di mangrovie. La zona, che oggi si estende tra india e Bangladesh, è stata dichiarata dall'Unesco Patrimonio mondiale dell'umanità, ed è poi stata trasformata in una riserva naturale di 2585 km quadrati. Nel 1973, ai tempi di Indira Gandhi, il parco fu incluso tra le 9 riserve pilota del Progetto Tigre, e tuttora, insieme ai parchi di Kanha e di Corbett, vanta uno dei gruppi più numerosi di tigri nel subcontinente indiano. Ma non sono tempi felici. Quando Bob Wright arrivò in India al seguito dell'esercito britannico, oltre 40.000 tigri popolavano il paese: ora ne restano 2.000, secondo le stime ufficiali. «E' il fallimento del Progetto Tigre, Mr Wright?». «In parte sì». Il Progetto Tigre è un progetto ambizioso, che oggi si estende a 27 riserve per un totale di quasi 38.000 km quadrati. Ma per corruzione o per noncuranza, sono stati concessi appalti per la costruzione di opere anche all'interno dei parchi naturali. L'ultimo esempio: una holding di compagnie private sostenute da investimenti stranieri ha ottenuto la concessione governativa per costruire un complesso turistico e un grande casinò proprio al centro dei Sunderbans. Wright e figlia Belinda, fotografa del National Geographic e fondatrice nel 1994 della Wildlife Protection Society of India, hanno intentato e vinto la causa, almeno per ora, contro la holding in questione.
Ma i problemi per le tigri dei Sunderbans non finiscono qui: oltre alla frammentazione del loro habitat, alla deforestazione, allo sviluppo incontrollato di strade, dighe, miniere e altre attività umane, nei Sunderbans resta la questione insolubile del bracconaggio. Le ossa e le pelli di tigre alimentano il mercato cinese, che le utilizza a fini cosmetici e medicinali: i bracconieri contrabbandano i loro bottini attraverso il confine col Bangladesh, che è un confine fragile, e spesso travagliato da scaramucce di frontiera. «I ricavati sono enormi», dice Bob Wright, «e una tigre si uccide al costo di un solo dollaro utilizzando il veleno, o di nove dollari se si usano le trappole. I bracconieri affidano il lavoro sporco agli uomini dei villaggi che svendono il loro talento di cacciatori per 15 dollari soltanto». Non basta la presenza delle guardie forestali. Nè quella di organizzazioni private come quella della famiglia Wright: la Wildlife Protection Society of India è presente sul territorio con numerose imbarcazioni di pattuglia, in grado di comunicare tra loro, e personale ben addestrato. Secondo la sua banca dati dei crimini ecologici, 72 tigri sono rimaste uccise nel 2001 e 35 nel 2003. Le stime ufficiali parlano di 200 esemplari sopravvissuti, ma Mr Wright crede che non siano più di 60. La Wpsi continua tuttavia la guerra al bracconaggio, insieme alle Ong locali: promuove corsi per giovani avvocati specializzati in questioni ambientaliste, si batte per il miglioramento delle leggi sull'ambiente, e sostiene inoltre un programma legale con 100 casi attualmente in tribunale in 13 stati dell'India.
Il signor Wright dice che nel parco di Kanha di tigri ce ne sono ancora. «Sa, non credo che troverà le tigri, ma i Sunderbans sono comunque un luogo bellissimo. Ci sono cervi pomellati, scimmie, uccelli di ogni tipo. Ora ho anche avviato un programma per il reinserimento del maialino selvatico, che è essenziale nella catena alimentare, perché è la preda più comune delle tigri, e la loro maggior fonte di nutrimento».
Ma i problemi per le tigri dei Sunderbans non finiscono qui: oltre alla frammentazione del loro habitat, alla deforestazione, allo sviluppo incontrollato di strade, dighe, miniere e altre attività umane, nei Sunderbans resta la questione insolubile del bracconaggio. Le ossa e le pelli di tigre alimentano il mercato cinese, che le utilizza a fini cosmetici e medicinali: i bracconieri contrabbandano i loro bottini attraverso il confine col Bangladesh, che è un confine fragile, e spesso travagliato da scaramucce di frontiera. «I ricavati sono enormi», dice Bob Wright, «e una tigre si uccide al costo di un solo dollaro utilizzando il veleno, o di nove dollari se si usano le trappole. I bracconieri affidano il lavoro sporco agli uomini dei villaggi che svendono il loro talento di cacciatori per 15 dollari soltanto». Non basta la presenza delle guardie forestali. Nè quella di organizzazioni private come quella della famiglia Wright: la Wildlife Protection Society of India è presente sul territorio con numerose imbarcazioni di pattuglia, in grado di comunicare tra loro, e personale ben addestrato. Secondo la sua banca dati dei crimini ecologici, 72 tigri sono rimaste uccise nel 2001 e 35 nel 2003. Le stime ufficiali parlano di 200 esemplari sopravvissuti, ma Mr Wright crede che non siano più di 60. La Wpsi continua tuttavia la guerra al bracconaggio, insieme alle Ong locali: promuove corsi per giovani avvocati specializzati in questioni ambientaliste, si batte per il miglioramento delle leggi sull'ambiente, e sostiene inoltre un programma legale con 100 casi attualmente in tribunale in 13 stati dell'India.
Il signor Wright dice che nel parco di Kanha di tigri ce ne sono ancora. «Sa, non credo che troverà le tigri, ma i Sunderbans sono comunque un luogo bellissimo. Ci sono cervi pomellati, scimmie, uccelli di ogni tipo. Ora ho anche avviato un programma per il reinserimento del maialino selvatico, che è essenziale nella catena alimentare, perché è la preda più comune delle tigri, e la loro maggior fonte di nutrimento».





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