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BIOTECNOLOGIE
Rondonia, il contrabbando di cellule
FULVIO GIOANETTO,
2005.05.07
85 dollari. E'il prezzo per alcune cellule vive, vendute in provette sigillate dall'impresa biotech statunitense Coriel Cell Repositories, che le offre nel suo sito web (http://coriell.umdnj.edu/ temporaneamente disabilitato). Si tratta di campioni di Dna di due popolazioni indigene dello stato amazzonico di Rondonia, in Brasile: gli indios Karitiana e Suruì, entrati negli anni `60 per la prima volta in contatto con i salesiani e con la Fundacion Nacional del Indio (Funai), l'ente federale per le popolazioni indigene. Si tratta di 300 persone, fra adulti, bambini e anziani, che sopravvivono tra mille difficoltà a solo un centinaio di chilometri da Porto Velho, la capitale dello stato. I rappresentanti indigeni hanno dichiarato ai giornali che da anni ormai ricercatori nazionali e stranieri vengono, col pretesto di indagini mediche e inventari antropologici, ad estrarre sangue e materiale genetico della loro gente. Non pagano nulla, né finanziando centri medici comunitari e né tantomeno appoggiando eventuali progetti locali a beneficio dei villaggi. Nel 1996 la medesima impresa biotech aveva tentato di mettere in vendita materiale genetico della stessa etnia e la Funai era riuscita a bloccare l'operazione minacciando di revocarle tutti i permessi per «ricerche mediche e diagnostici biologici con le popolazioni indigene brasiliane». La Coriell Cell Repositories (Ccr) possiede infatti la maggiore collezione mondiale di colture cellulari umane, con quasi un milione di campioni, tutti congelati sotto azoto liquido; queste cellule, ottenute da campioni di pelle, sangue o organi interni di centinaia di ceppi umani, vengono usate per ricerche su malattie come Alzheimer, diabete, síndrome di Down e tumori. «L'umanità deve progredire», come dice la pubblicità dell'impresa biomedica, e la Ccr si incarica di fornire a ricercatori e immunologi dei paesi sviluppati materiali di ricerca di popolazioni ancora «incontaminate», così difficili da ottenere in Europa, Stati Uniti, Canada, Giappone e Taiwan per le legislazioni di etica medica.
Secondo i suoi stessi dati, dal 1967 la Ccr ha venduto 120.000 campioni di cellule e più di 100.000 campioni di Dna a ricercatori di tutto il mondo. Ma c'è una differenza tra ricerca scientifica altruista e biopirateria, e ci sono parecchi dubbi sulla «universalità» dell'impresa biotech. Da una decina d'anni varie Ong tengono d'occhio i prelievi biomedici a cui varie istituzioni sceintifiche, spesso attraverso medici locali, sottopongono i karitiana e i surui. Nel 2002 ad esempio il medico brasiliano Milton Pereira fu accusato di aver fatto prelievi illegali su queste popolazioni; il medico oggi è latitante a Miami e la magistratura è riuscita a recuperare solamente 53 dei 160 campioni di sangue prelevati - saltò fuori che il medico lavorava per una impresa farmaceutica nordamericana. Lo stesso è accaduto con altre popolazioni indigene, come gli yanomami e i ticuna, le cui cellule furono impiegate da impresa farmaceutica giapponese per ricerche immunologiche: ovviamente, senza nessun beneficio per gli interessati.
Anche stavolta, quando la stampa ha cominciato a parlare della vendita di materiale genetico dei Karitiana, il governo brasiliano e la Funai hanno interpellato l'Interpol e l'ambasciata brasiliana in Washington per tentare di bloccare la Coriell Cell. Del resto i casi di biopirateria nel bacino amazzonico sono innumerevoli; con biologi camuffati da turisti trafugano piante, semi, funghi o insetti, o campagne ecologiche di prelievo di campioni presentate come inventari agronomici. E si rubano di tutto. Due anni fa tre ricercatori coreani rubarono 750 rane della specie tossica Epipedobates tricolor, che produce un analgesico (la epipatidina) 200 volte più potente della morfina; la sostanza fu brevettata negli Usa. Fino a casi sorprendenti, come quello accaduto in novembre nell'aereoporto di Brasilia, dove i doganieri hanno sequestrato nelle valigie di un turista tudesco, il medico Herhmann Richard, diverse centinaia di uova di un ragno endemico conosciuto popolarmente per le sue proprietà medicinali.
Secondo i suoi stessi dati, dal 1967 la Ccr ha venduto 120.000 campioni di cellule e più di 100.000 campioni di Dna a ricercatori di tutto il mondo. Ma c'è una differenza tra ricerca scientifica altruista e biopirateria, e ci sono parecchi dubbi sulla «universalità» dell'impresa biotech. Da una decina d'anni varie Ong tengono d'occhio i prelievi biomedici a cui varie istituzioni sceintifiche, spesso attraverso medici locali, sottopongono i karitiana e i surui. Nel 2002 ad esempio il medico brasiliano Milton Pereira fu accusato di aver fatto prelievi illegali su queste popolazioni; il medico oggi è latitante a Miami e la magistratura è riuscita a recuperare solamente 53 dei 160 campioni di sangue prelevati - saltò fuori che il medico lavorava per una impresa farmaceutica nordamericana. Lo stesso è accaduto con altre popolazioni indigene, come gli yanomami e i ticuna, le cui cellule furono impiegate da impresa farmaceutica giapponese per ricerche immunologiche: ovviamente, senza nessun beneficio per gli interessati.
Anche stavolta, quando la stampa ha cominciato a parlare della vendita di materiale genetico dei Karitiana, il governo brasiliano e la Funai hanno interpellato l'Interpol e l'ambasciata brasiliana in Washington per tentare di bloccare la Coriell Cell. Del resto i casi di biopirateria nel bacino amazzonico sono innumerevoli; con biologi camuffati da turisti trafugano piante, semi, funghi o insetti, o campagne ecologiche di prelievo di campioni presentate come inventari agronomici. E si rubano di tutto. Due anni fa tre ricercatori coreani rubarono 750 rane della specie tossica Epipedobates tricolor, che produce un analgesico (la epipatidina) 200 volte più potente della morfina; la sostanza fu brevettata negli Usa. Fino a casi sorprendenti, come quello accaduto in novembre nell'aereoporto di Brasilia, dove i doganieri hanno sequestrato nelle valigie di un turista tudesco, il medico Herhmann Richard, diverse centinaia di uova di un ragno endemico conosciuto popolarmente per le sue proprietà medicinali.




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