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RIFIUTI TOSSICI
Veracruz, la guerra dell'inceneritore
FULVIO GIOANETTO ,
2005.05.13
Municipio del Higo, stato di Veracruz, Messico. Mercoledì della settimana scorsa diverse centinaia di abitanti della municipalità, dopo aver bloccato per settimane con picchetti improvvisati l'entrata dell'inceneritore di residui chimici tossici dell'impresa Altecin Sa de Cv, hanno deciso di bloccare a tempo indeterminato l'entrata alla fabbrica. Un centinaio di persone, soprattutto donne e studenti, in tende improvvisate, montano la guardia in permanenza davanti ai cancelli. Chiedono alle autorità statali e federali di revocare alla fabbrica il permesso di incenerire nel territorio comunale i tristemente celebri bifenili policlorati (o Pcb), gruppo di sostanze chimiche industriali particolarmente stabili e persistenti, conosciuti in Messico come askereles. Utilizzati come materiale isolante nei trasformatori dell'energia elettrica dell'azienda statale Cfe (Comision Federal de Electricidad) e Luz y Fuerza del Centro, per molto tempo sono stati accumulati in diverse aree dello stato di Veracruz. Del resto sono ormai anni che organizzazioni non governative e gruppi di cittadini e ambientalisti segnalano che nello stato esistono depositi clandestini con tonnellate di questo residuo tossico impossibile da smaltire: nascosti in vagoni abbandonati su binari in disuso o accumulati nei porti di Altamira e Veracruz, da cui una volta erano inviati per lo smaltimento in fabbriche specializzate, in Finlandia e in Germania.

I primi a mettere in allerta la popolazione sono stati alcuni insegnanti delle scuole superiori locali, che hanno iniziato a informare gli alunni e le loro famiglie su quanto fosse rischioso immagazzinare e soprattutto bruciare gli askareles - il Pcb è una sostanza cancerogena e nell'incenerimento sviluppa diossine. Cominciarono allora le marce, i blocchi stradali, tavoli di firme e campagne informative quartiere per quartiere. Così è nata una eterogenea coalizione municipale di oppositori all'inceneritore, fra contadini, allevatori, ambientalisti, studenti e insegnanti, semplici famiglie e cittadini. Le pressioni sulle autorità sono diventate talmente forti e la campagna ambientalista talmente ben organizzata che gli otto lavoratori dell'azienda, fra guardiani e operai, hanno deciso di abbandonare il lavoro.

E' cominciata allora una snervante battaglia legale, che ha permesso fra l'altro ai cittadini di scoprire - con sorpresa - che i permessi alla ditta Altecin erano stati concessi dall'ex sindaco della cittadina, paradossalmente membro del Partito Ecologista (il quale si è «giustificato» con la possibile creazione in quel modo di posti di lavoro) e con l'autorizzazione del ministero dell'Ambiente federale. Peccato che nel dossier di impatto ambientale, sapientemente costruito, i tecnici dell'impresa non avessero pensato di includere il parere dell'opinione pubblica.

Di fronte all'opposizione popolare, giorni fa è venuta la prima vittoria. Lunedì scorso il governatore dello stato ha dichiarato che l'inceneritore non avrà il permesso di iniziare le sue attività e sarà trasferito, perché «la fabbrica si trova in un'area urbana e la gente sente che sono in pericolo la sua vita e i suoi beni». Il rappresentante del ministero dell'ambiente, animato da un'improvvisa coscienza ecologista, ha annunciato che i permessi già rilasciati all'impresa saranno riesaminati.

Sarà probabilmente una lunga lotta, anche perché l'azienda ha cominciato a far valere permessi e concessioni già ricevute per iniziare lo smaltimento. Ma la popolazione di questo piccolo municipio ha imparato a difendersi e a far valere i propri diritti ambientali, con una battaglia ormai conosciuta e guardata come esempio anche al di fuori dello stato di Veracruz.



 
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