terra terra
ANIMALI
Balene, buone notizie. Anzi cattive
KARIMA ISD,
2005.06.24
Tre giorni fa la buona notizia: la Commissione baleniera internazionale (Iwc), riunita a Ulsan, in Corea del Sud, per il 57° meeting annuale, ha detto no al Giappone che aveva proposto di riaprire la caccia commerciale alle balene sulla quale è in vigore una moratoria dal 1986. I nipponici avevano anche chiesto di cancellare dall'agenda di discussione temi come la creazione di santuari di protezione per le balene, la ricerca di metodi di uccisione più «umani», le minacce ambientali che pendono sul capo dei cetacei. Molto veementi gli australiani che si sono spesi con il loro ministro dell'Ambiente Ian Campbell: «Ci opponiamo alla caccia commerciale perché non è necessaria, non è giustificata ed è inumana». All'interno della Commissione, i voti favorevoli alle proposte nipponiche sono stati 23, quelli contrari 29 e 5 gli astenuti; occorrevano due terzi dei voti ed era improbabile che passasse. Tutto bene? Non proprio: come ha denunciato Greenpeace, il problema è che altre risoluzioni contrarie alla protezione delle balene possono invece passare a maggioranza semplice. Il Giappone ha acquistato parecchi voti da paesi piccoli e poveri (tre di loro, Gambia, Nauru e Togo, non hanno votato sopo perché non avevano ancora pagato la quota di adesione...); la minaccia è che alla prossima sessione porti dalla sua abbastanza voti per riaprire la caccia commerciale. Ieri, poi, la cattiva notizia: il Giappone annuncia l'intenzione di aumentare il programma di sedicente «caccia scientifica» e di lanciare un nuovo «programma di ricerca» in Antartide. In effetti, malgrado il bando alla caccia commerciale, il Giappone continua a uccidere centinaia di balene ogni anno sulla base di una scappatoia offertagli dal trattato dell'Iwc: il programma nazionale di ricerca antartica (Jarpa) ha assoldato una compagnia baleniera, la Kyodo Senpaky Kaisha, che potrà cacciare con arpioni esplosivi e fucili 440 balenottere minori all'anno, per 18 anni. La carne viene poi venduta sul mercato giapponese per il consumo umano. Con il nuovo piano, chiamato Jarpa II, il Giappone punta a raddoppiare il numero delle balenottere minori cacciate (850 individui) e ad aprire la caccia a due nuove specie considerate minacciate, come la megattera (50 individui) e la balenottera comune (50 individui). Così, sono duemila all'anno le balene tuttora cacciate nei mari del mondo.
Ma i conservazionisti si chiedono perché gli esperimenti «scientifici» debbano essere così cruenti: «Non è necessario avere dei campioni di cadaveri per studiare ogni aspetto della vita di questi animali», ha dichiarato Naomi Rose, esperta di mammiferi acquatici; «Ci sono tecniche non letali, come gli scienziati dell'Iwc ribadiscono da tempo. Ma il Giappone li ignora». Come non pensare che dietro ci sia la grande passione locale per la carne di balena? Greenpeace e la Federazione coreana dei movimenti ambientalisti (le balene coreane sono fra le più minacciate del mondo) hanno tenuto aperta a Ulsan l'«Ambasciata delle Balene», con attivisti provenienti da tutto il mondo; oltre 50.000 persone da 122 nazioni hanno aderito alla prima «Marcia virtuale» per salvare le balene. Le balene coreane sono le più minacciate del mondo e, dicono gli attivisti, i cosiddetti centri di ricerca e la fabbrica di carne di balena non sono amici dell'ambiente. La detta Ambasciata chiede che la Commissione baleniera assuma un orientamento molto più di protezione delle specie che di gestione degli stock, come invece era in origine; oggi i cetacei sono minacciati anche dall'inquinamento, dall'uso di sonar e dalle conseguenze dei cambiamenti climatici. Gli ambientalisti propongono diverse alternative all'economia della balena uccisa; ad esempio il whale watching. Anni fa aveva suscitato molte speranze la scoperta di un'altra alternativa sostenibile, l'olio di jojoba (un arbusto robusto resistente alla siccità e utile a creare reddito e vegetazione in zone aride) che poteva sostituire l'olio di spermaceti per il quale si ammazzavano molte balene. Ma Moby Dick continua a morire.
Ma i conservazionisti si chiedono perché gli esperimenti «scientifici» debbano essere così cruenti: «Non è necessario avere dei campioni di cadaveri per studiare ogni aspetto della vita di questi animali», ha dichiarato Naomi Rose, esperta di mammiferi acquatici; «Ci sono tecniche non letali, come gli scienziati dell'Iwc ribadiscono da tempo. Ma il Giappone li ignora». Come non pensare che dietro ci sia la grande passione locale per la carne di balena? Greenpeace e la Federazione coreana dei movimenti ambientalisti (le balene coreane sono fra le più minacciate del mondo) hanno tenuto aperta a Ulsan l'«Ambasciata delle Balene», con attivisti provenienti da tutto il mondo; oltre 50.000 persone da 122 nazioni hanno aderito alla prima «Marcia virtuale» per salvare le balene. Le balene coreane sono le più minacciate del mondo e, dicono gli attivisti, i cosiddetti centri di ricerca e la fabbrica di carne di balena non sono amici dell'ambiente. La detta Ambasciata chiede che la Commissione baleniera assuma un orientamento molto più di protezione delle specie che di gestione degli stock, come invece era in origine; oggi i cetacei sono minacciati anche dall'inquinamento, dall'uso di sonar e dalle conseguenze dei cambiamenti climatici. Gli ambientalisti propongono diverse alternative all'economia della balena uccisa; ad esempio il whale watching. Anni fa aveva suscitato molte speranze la scoperta di un'altra alternativa sostenibile, l'olio di jojoba (un arbusto robusto resistente alla siccità e utile a creare reddito e vegetazione in zone aride) che poteva sostituire l'olio di spermaceti per il quale si ammazzavano molte balene. Ma Moby Dick continua a morire.




• 