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SANITA
Una peste che viaggia nei cieli
KARIMA ISD,
2005.07.21
Come arma biologica sarebbe micidiale ma non ha a che vedere con il terrorismo di stati o gruppi. E' il possibile impatto sugli umani dell'influenza aviaria, più minacciosamente detta peste, legata al virus H5N1. Periodicamente l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) evoca l'incubo di un'ecatombe umana (da due a sette milioni di morti) se l'influenza aviaria passerà da animali a umani massicciamente e soprattutto da umani a umani. Del resto, proprio a causa di un salto di specie la «spagnola» del 1918 fece decine di milioni di morti. Nei giorni scorsi, al meeting di San Rossore dedicato quest'anno alla salute come diritto, ne ha riparlato Michel Perdue, coordinatore del programma globale sull'influenza dell'Oms; l'Organizzazione valuta anche la possibilità che due virus, quello dell'influenza umana stagionale e quello della pandemia aviaria si possano fondere, e che il prossimo rischio di diffusione della pandemia coincida con l'ondata dell'influenza stagionale. Allarmismi che si rincorrono, finora. La peste aviaria è diffusa dalla fine del 2003 fra i volatili da cortile (e da piatto) di dieci paesi asiatici: Cambogia, Cina, Corea, Indonesia, Giappone, Laos, Malaysia, Pakistan, Thailandia e Vietnam. La patologia ha già portato allo sterminio anticipato di centinaia di migliaia di volatili e finora si è trasmessa a 154 persone (entrate in contatto con gli animali, soprattutto per averne agiata la carne), uccidendone 54 in Vietnam, Thailandia e Cambogia.

Ma c'è un fatto nuovo e preoccupante: nella provincia cinese occidentale di Qinghai, da maggio a ora sono morti di peste oltre 6.000 uccelli selvatici di diverse specie migratorie. Un rapporto di studiosi cinesi, pubblicato su Science, ha mostrato per la prima volta la trasmissione virale fra un uccello selvatico e l'altro; in precedenza erano stati accertati solo casi di contagio da uccello domestico a uccello selvatico. I ricercatori parlano di «possibile minaccia globale», dato che si tratta di specie migratorie capaci di percorre in volo anche duemila chilometri al giorno. In Indonesia è stata poi segnalata la presenza del virus in maiali.

La Fao è cauta. Il sito naturalista Birdlife ritiene molto improbabile che gli animali selvatici possano giocare un ruolo significativo, e soprattutto esorta a non gettare il bambino con l'acqua sporca: cioè a non sterminare gli uccelli selvatici o distruggerne gli habitat a mo' di controllo della patologia. Di fatto lo scoppio di casi non ha coinciso con i periodi in cui avvengono le migrazioni su lunga distanza dall'Asia meridionale e orientale; inoltre la malattia in genere debilita gli animali e non permette loro di migrare; infine, non sono noti casi di trasmissione fra uccelli selvatici ed esseri umani. Per ora.

Diverse altre patologie dagli animali allevati - soprattutto intensivamente - si trasmettono agli umani ma la peste è la minaccia più pressante, concordano Oms, Fao e Organizzazione mondiale per la salute animale (Oie) che cercano di mettere in atto una strategia di vaccinazioni e bonifica dell'ambiente dal virus. Stante la crescita rapida della pollicoltura soprattutto in Asia si stima che senza un rilevante aiuto internazionale sarà difficile eseguire i controlli, le diagnosi, i «trattamenti» (in testa a tutti la soppressione degli infetti) la ricostituzione degli stock, l'informazione della popolazione. Sono fattori di propagazione la commistione fra esseri umani e animali e fra animali di specie diverse su superfici anguste negli allevamenti e nei mercati. Il ripetersi dell'influenza aviaria è poi favorito dalla mancanza di controlli costanti.

Certo occorre evitare che gli animali d'allevamento e le loro deiezioni entrino in contatto in qualche modo con gli animali selvatici. E con gli esseri umani se non adeguatamente protetti; cosa non facile, perché nel contesto asiatico la popolazione vive letteralmente in mezzo agli animali e la quasi totalità delle proteine viene assunta tramite la carne di pollo, anatra e simili.



 
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