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ALIMENTAZIONE
Arachidi per bambini malnutriti
KARIMA ISD
,
2005.08.12
Un reportage del quotidiano Guardian dal Niger «fotografa» le vite appese di madri e bambini, fermi sotto il sole fuori dalle tende che finalmente distribuiscono cibo gratuito, dopo che a lungo il governo del paese aveva rifiutato di farlo «per non turbare il mercato». Mallia, madre della piccola Hasana, fa la raccoglitrice di legna da ardere e non ha abbastanza soldi per nutrire la figlia: ormai deve portare al mercato cinque carichi per poter comprare una tazza di miglio, a causa dell'aumento dei prezzi (dovuto non solo alla siccità e alle locuste dell'anno scorso, ma alle speculazioni dei commercianti e all'inerzia governativa). I bambini portati dalle madri anche da lunghe distanze non possono essere tutti ricoverati nei centri di nutrizione. Al tempo stesso, come spiega Johanne Sekkenes, capo missione di Msf-Francia in Niger, sono tutti gravemente malnutriti e morirebbero senza un aiuto; ma per quelli che non sono troppo mal messi, la soluzione è che stiano a casa con del cibo adatto e tornino alla clinica mobile per la visita una volta la settimana. I medici hanno pochi secondi per decidere, di qua o di là; somministrano al piccolo un assaggio di un alimento arricchito, e se lo mangia senza problemi, significa che può tornare a casa, con una dotazione di sacchetti. Cosa c'è dentro? Da un paio di anni molti bambini africani sono recuperati grazie all'elaborazione di uno degli alimenti più comuni nel loro continente: l'arachide. Il prodotto, spiega un articolo sul sito www.afrik.com, non ha bisogno né di preparazione, né di diluizione, né di cottura (atti che diventano difficili in situazioni di emergenza); si apre il sacchetto che contiene 92 grammi, 500 calorie, e il bambino mangia. Prima di questa «scoperta dell'acqua calda» - un cibo africano per nutrire l'Africa - per trattare i casi di malnutrizione grave si ricorreva a diversi tipi di latte in polvere; che hanno dei limiti: possono essere utilizzati esclusivamente nei centri nutrizionali; e siccome il bambino denutrito deve assumerli ogni due ore e il trattamento dura quattro settimane in genere, la cosa diventa difficile per le famiglie che vivono in aree rurali. Invece, le istruzioni per il prodotto a base di noccioline parlano chiaro: il valore nutrizionale è simile a quello di un latte terapeutico e non occorre personale medico per maneggiarlo, basta una mamma. Per trattare un bambino malnutrito di dieci kg fino a portarlo al giusto peso, si prevede una cura di 90 sacchetti (almeno uno al giorno). Circa 90 euro per salvare un bambino.
Il gusto è dolce e piacevole e l'alimento non provoca allergie, pur trattandosi di arachidi: i bambini seriamente malnutriti reagiscono in modo diverso alle allergie rispetto a quelli pasciuti, potremmo dire che hanno altri problemi. Messo a punto nel 1999, il prodotto è utilizzato su larga scala solo da due anni perché è stato necessario reinventare i protocolli d'uso oltre a formare le persone. La società francese che lo fabbrica è specializzata in programmi alimentari umanitari (in passato ha anche «inventato» diverse formule di latte in polvere terapeutico); rifornisce organizzazioni come Médecins sans frontières, Action contre la Faim, agenzie dell'Onu.
La compagnia riconosce che in molte regioni africane, dove la malnutrizione è cronica, è necessaria una produzione più vicina al luogo di consumo; tanto più che gli ingredienti sono semplici e locali. In effetti si è sviluppata una rete in franchising con alcuni partner, a Niamey, a Lumumbashi e a Blantyre nel Malawi, dove il governo ha l'intenzione di inserire il preparato nella sua lista di farmaci essenziali ma vuole utilizzare solo prodotti locali; altri paesi stanno pensando di utilizzarlo per i malati di Aids in stadio avanzato.
Rimane un rovello: il prodotto è marchiato a fuoco da un brevetto; se un laboratorio pubblico di uno stato africano in crisi alimentare volesse produrlo per conto proprio senza pagare il pedaggio ai francesi, che cosa gli succederebbe? O esistono le licenze umanitarie?
Il gusto è dolce e piacevole e l'alimento non provoca allergie, pur trattandosi di arachidi: i bambini seriamente malnutriti reagiscono in modo diverso alle allergie rispetto a quelli pasciuti, potremmo dire che hanno altri problemi. Messo a punto nel 1999, il prodotto è utilizzato su larga scala solo da due anni perché è stato necessario reinventare i protocolli d'uso oltre a formare le persone. La società francese che lo fabbrica è specializzata in programmi alimentari umanitari (in passato ha anche «inventato» diverse formule di latte in polvere terapeutico); rifornisce organizzazioni come Médecins sans frontières, Action contre la Faim, agenzie dell'Onu.
La compagnia riconosce che in molte regioni africane, dove la malnutrizione è cronica, è necessaria una produzione più vicina al luogo di consumo; tanto più che gli ingredienti sono semplici e locali. In effetti si è sviluppata una rete in franchising con alcuni partner, a Niamey, a Lumumbashi e a Blantyre nel Malawi, dove il governo ha l'intenzione di inserire il preparato nella sua lista di farmaci essenziali ma vuole utilizzare solo prodotti locali; altri paesi stanno pensando di utilizzarlo per i malati di Aids in stadio avanzato.
Rimane un rovello: il prodotto è marchiato a fuoco da un brevetto; se un laboratorio pubblico di uno stato africano in crisi alimentare volesse produrlo per conto proprio senza pagare il pedaggio ai francesi, che cosa gli succederebbe? O esistono le licenze umanitarie?





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