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SANITA
L'Indonesia combatte la polio
MARINA FORTI
,
2005.09.02
Le autorità sanitarie dell'Indonesia hanno avviato una campagna a dir poco gigantesca: in due giornate sperano di vaccinare contro la polio 24 milioni di bambini sotto i 5 anni. Per questo ha mobilitato 750mila operatori sanitari e volontari attraverso tutto l'arcipelago, 6.000 isole maggiori e una miriade di isolette, in una regione attraversata da tre fusi orari... Ma non sono solo le difficoltà logistiche di questo enorme paese a rendere notevole l'operazione, pianificata in tre tornate (la prima si è tenuta il 30 agosto, la prossima sarà il 27 settembre, l'ultima a novembre). Il fatto è che la polio era scomparsa dall'Indonesia, l'ultimo caso risale a 10 anni fa. Poi però lo scorso maggio i medici hanno annunciato che un bambino, rimasto paralizzato un paio di mesi prima, risultava colpito proprio da poliomielite. Poi sono comparsi altri casi, nello stesso gruppo di villaggi di Giava occidentale in cui molti adulti avevano viaggiato di recente in Arabia saudita, chi per lavoro e chi per il pellegrinaggio. Da allora, 225 bambini sono rimasti paralizzati dalla polio in cinque province indonesiane. Malattia assai infettiva, la poliomielite è dovuta a un virus che entra nel corpo umano attraverso l'aria (si «respira»), si moltiplica nell'intestino e attacca il sistema nervoso. I primi sintomi sono febbre, vomito, fatica. Attacca più facilmente i bambini. La cosa preoccupante è che la paralisi degli arti (di solito le gambe), spesso irreversibile, è solo la manifestazione estrema della malattia: succede in media in un caso su duecento. Così gli esperti sanitari in Indonesia temono che altri 40mila bambini siano già infettati. E questo è un colpo terribile, da un lato perché l'Indonesia è ormai il 16mo paese reinfettato dalla polio negli ultimi quattro anni: nel 2003 sembrava una malattia in via di scomparsa, oggi è di nuovo un allarme globale. E poi, la polio viaggia a grande velocità: si pensi che il virus trovato in Indonesia è arrivato dalla Nigeria nel giro di un paio d'anni, passando per la penisola arabica - attraverso l'analisi genetica di quel ceppo del virus gli esperti sanitari credono di aver ricostruito in modo molto preciso il suo viaggio (terraterra, 6 maggio 2005). E se in Indonesia la polio è arrivata con i pellegrini tornati dall'Arabia, da qui può facilmente diffondersi in Malaysia, Thailandia o Filippine portata da pescatori o emigranti. Per questo è così importante fermare il virus: e l'unico modo per farlo è il vaccino. Così già nel maggio scorso, in gran fretta, il governo indonesiano con il sostegno dell'Unicef ha condotto una prima campagna per vaccinare 6 milioni di bambini nell'affollatissima Giava (l'isola centrale, benché non la più grande dell'Indonesia, fa da sola oltre 100 milioni di abitanti). Ora si tratta di vaccinare proprio tutti i bambini indonesiani. Certo, non è facile. Ci sono problemi di approvvigionamento: anzi, una penuria globale di vaccini anti-polio da quando, l'anno scorso, l'Oms ha tolto la licenza a una casa farmaceutica malese, la Biofarma, che fino a quel momento forniva un terzo delle dosi di siero anti-polio acquistate dall'Unicef, il Fondo dell'Onu per l'infanzia, e distribuite nei paesi in via di sviluppo. Ora ispettori dell'Oms stanno riesaminando la ditta malese per considerare di ridarle la licenza. Si noti: il fatto che a produrre il siero fosse una ditta di un paese musulmano aveva aiutato a convincere l'ultraconservatore clero musulmano della Nigeria a levare il proprio anatema contro le vaccinazioni... E poi sembra difficile superare una certa diffidenza popolare. In maggio, durante la prima campagna di vaccinazioni a Giava, 4 bambini erano morti: per altre cause, hanno insistito i medici, ma sulla stampa le cose erano state legate. Così circa 700mila bambini non hanno fatto il richiamo del vaccino un mese dopo, rendendo tutto inutile. E ora parte del lavoro di sanitari e medici è convincere la popolazione che quelle due gocce di siero lasciate cadere sulla lingua dei loro bambini non sono un pericolo, al contrario.




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