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BIOLOGIA, , SANITA
Una lotta biologica alla malaria
NICOLA SCEVOLA
,
2005.10.20
Migliaia di esseri umani potrebbero esser presto salvati dalla malaria grazie a un nuovo tipo di zanzara dai testicoli fluorescenti. Tali insetti sono stati prodotti in un laboratorio britannico al fine di renderli facilmente distinguibili dalle femmine, per poterli poi sterilizzare in massa e rilasciare nelle zone colpite dalla malaria. Questo permetterebbe di spezzare la catena riproduttiva, annientando nel giro di poche settimane le colonie di zanzare portatrici del virus. La ricerca, condotta da un team quasi tutto di italiani che lavorano presso l'Imperial College di Londra, nasce dal tentativo di applicare una tecnica già esistente - quella appunto denominata «dell'insetto sterile» - al campo sanitario. L'idea è già stata usata con successo per risolvere i danni arrecati all'agricoltura da altri tipi di insetti. Nel caso della zanzara, però, l'ostacolo maggiore a una sterilizzazione di massa, necessaria affinché la tecnica sia efficace, sta nella difficoltà di distinguere il sesso dell'insetto prima che questo possa volare. Anche se sterilizzata, infatti, la femmina può trasmettere la malaria. Rilasciarla nell'ambiente sarebbe quindi del tutto controproducente. Non pungendo, invece, il maschio evita del tutto il rischio di propagare il virus. E però, riconoscere il sesso una volta che le zanzare hanno cominciato a ronzare è un'operazione talmente complicata da rendere la soluzione impraticabile.
«La tecnica di sterilizzazione è già usata da tempo, il vero problema era come individuare i maschi quando sono ancora allo stadio larvale nell'acqua», spiega Flaminia Catteruccia, la ricercatrice che lavora insieme al responsabile del progetto, il professor Andrea Crisanti. «Con un'iniezione di materiale genetico nelle uova di zanzara, noi inseriamo un gene che, fin dai primissimi stadi di crescita, aggiunge una proteina fluorescente allo sperma conservato nei testicoli dei maschi e rende l'operazione molto più facile». Una volta modificate, infatti, le larve possono essere esaminate in modo veloce da una macchina che conserva automaticamente solo i maschi dagli attributi fluorescenti. Questi sono sterilizzati in massa attraverso un bombardamento di radiazioni e poi possono essere rilasciati nell'ambiente.La femmina di zanzara si accoppia solo una volta nell'arco delle circa 3 o 4 settimane in cui vive. E se quest'occasione è sprecata con un maschio sterile, si può arrivare all'estinzione della colonia nel giro di un mese.
«Le prove in laboratorio hanno dato ottimi risultati», conferma la dottoressa Catteruccia. «Ora siamo pronti a testare la reazione delle zanzare modificate ma cresciute nel loro ambiente naturale». Prima di poter cominciare ad applicare la tecnica, infatti, bisogna accertarsi che gli insetti mantengano anche fuori la competitività necessaria per sopravvivere dimostrata in laboratorio. Tra difficoltà logistiche e burocratiche, potrebbero quindi passare ancora 2 o 3 anni prima che la soluzione diventi operativa.
Gli scienziati hanno calcolato che, per ogni zanzara femmina, occorre rilasciare circa 10 maschi sterili per debellare completamente il problema da una area specifica. Rimane, però, il problema di contaminazioni da parte di zanzare infette che migrano da altre aree. «La tecnica dell'insetto sterile è utile in zone circoscritte dove esiste solo un vettore che trasmette la malaria», spiega Catteruccia.
Per questo, al momento, la ricerca si è concentrata su un particolare tipo di zanzara, la Anopheles stephensi. Questo insetto vive nelle città asiatiche dove spesso è l'unico responsabile della diffusione del virus. In altre zone, invece, dove più tipi di zanzare concorrono alla diffusione della malattia, questa soluzione sembra meno efficace. Anche non potendo risolvere il problema su un intero continente, però, l'idea ha il pregio di colpire laddove la malaria miete il maggior numero di vittime. È proprio nelle grandi città, infatti, che la densità di abitanti rende molto facile il propagarsi della malattia.
«La tecnica di sterilizzazione è già usata da tempo, il vero problema era come individuare i maschi quando sono ancora allo stadio larvale nell'acqua», spiega Flaminia Catteruccia, la ricercatrice che lavora insieme al responsabile del progetto, il professor Andrea Crisanti. «Con un'iniezione di materiale genetico nelle uova di zanzara, noi inseriamo un gene che, fin dai primissimi stadi di crescita, aggiunge una proteina fluorescente allo sperma conservato nei testicoli dei maschi e rende l'operazione molto più facile». Una volta modificate, infatti, le larve possono essere esaminate in modo veloce da una macchina che conserva automaticamente solo i maschi dagli attributi fluorescenti. Questi sono sterilizzati in massa attraverso un bombardamento di radiazioni e poi possono essere rilasciati nell'ambiente.La femmina di zanzara si accoppia solo una volta nell'arco delle circa 3 o 4 settimane in cui vive. E se quest'occasione è sprecata con un maschio sterile, si può arrivare all'estinzione della colonia nel giro di un mese.
«Le prove in laboratorio hanno dato ottimi risultati», conferma la dottoressa Catteruccia. «Ora siamo pronti a testare la reazione delle zanzare modificate ma cresciute nel loro ambiente naturale». Prima di poter cominciare ad applicare la tecnica, infatti, bisogna accertarsi che gli insetti mantengano anche fuori la competitività necessaria per sopravvivere dimostrata in laboratorio. Tra difficoltà logistiche e burocratiche, potrebbero quindi passare ancora 2 o 3 anni prima che la soluzione diventi operativa.
Gli scienziati hanno calcolato che, per ogni zanzara femmina, occorre rilasciare circa 10 maschi sterili per debellare completamente il problema da una area specifica. Rimane, però, il problema di contaminazioni da parte di zanzare infette che migrano da altre aree. «La tecnica dell'insetto sterile è utile in zone circoscritte dove esiste solo un vettore che trasmette la malaria», spiega Catteruccia.
Per questo, al momento, la ricerca si è concentrata su un particolare tipo di zanzara, la Anopheles stephensi. Questo insetto vive nelle città asiatiche dove spesso è l'unico responsabile della diffusione del virus. In altre zone, invece, dove più tipi di zanzare concorrono alla diffusione della malattia, questa soluzione sembra meno efficace. Anche non potendo risolvere il problema su un intero continente, però, l'idea ha il pregio di colpire laddove la malaria miete il maggior numero di vittime. È proprio nelle grandi città, infatti, che la densità di abitanti rende molto facile il propagarsi della malattia.





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