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PETROLIO, ENERGIA
Un oleodotto sul lago Baikal
MARINA FORTI,
2006.02.10
Sarà il più lungo oleodotto al mondo, circa 4.200 chilometri tra la Siberia orientale e le coste del Pacifico. O forse bisogna dire «sarebbe», perché si tratta ancora di un progetto: e in Russia alcuni gruppi ambientalisti hanno lanciato una campagna per modificare i piani del Eastern Siberia-Pacific Ocean pipeline. Qualche giorno fa, il 1 febbraio, una sessantina di attivisti della sezione russa di Greenpeace hanno manifestato a mosca davanti agli uffici di Rostekhnadzor, ovvero l'Ente federale di controllo ecologico, tecnologico e atomico - l'istituzione che dovrebbe approvare il progetto di oleodotto presentato da Transneft, l'azienda di stato che ha il monopolio sul trasporto di petrolio. Gli ambientalisti sono mobilitati perché nel tracciato proposto, l'oleodotto passerà attraverso un'area naturale protetta sulle rive del lago Baikal, il più antico tra i grandi laghi del mondo. E questo basta da sé ad allarmare: il Baikal, lungo oltre 630 chilometri e largo un'ottantina, nella siberia orientale (regione di Irkutsk) appena a nord delle catene montuose della Mongolia, racchiude un quinto delle riserve d'acqua dolce mondiali ed è considerato «un fenomeno unico» dai naturalisti - ha il maggior numero di specie endemiche di qualsiasi altro lago. Dal 1996 è incluso nei siti «Patrimonio del'umanità». Da qualche anno sono emersi gruppi per la difesa del lago - qualche temppo fa avevamo avuto notizia di un grupppo Baikal environmental wave, «onda ambientalista» che denunciava l'inquinamento crescente del grande lago siberiano, insidiato da scarichi industriali e agricoli che arrivano con i fiumi immissari.. L'altra mattina, nella loro manifestazione davanti all'ente di controllo russo, gli attivisti di Greenpeace portavano cartelli con scritto «il Baikal vale più del petrolio», «Non possiamo rinunciare - il Baikal è dietro di noi», e «Non immischiate il Baikal col petrolio». (La manifestazione è stata del tutto pacifica e non ci sono stati interventi di polizia). Greenpeace si fa forte del parere di un gran numero di esperti e tecnici, a cui Rostekhnadzor ha commissionato nel novembre del 2004 il Rapporto di impatto ambientale sul progetto di oleodotto. Consegnato (all'ente di controllo) il 24 gennaio, il raporto è negativo, o almeno: 43 sui 52 tecnici che hanno partecipato all'indagine hanno sottoscritto un rapporto negativo. Dicono che l'oleodotto, progettato per una capacità annuale di 80 milioni di tonnellate di greggio, con il suo tracciato che pasa ad appena 800 metri dal Baikal, «rappresenta un grave pericolo potenziale per il lago». Dicono poi che il progetto presentato da Transneft non si cnfà interamente alle leggi russe né a quelle internazionali.
Un responsabile del servizio di analisi ambientale dell'ente di controllo Rostekhnadzor, citato dall'agenzia Interfax, dice che chiederà a transneft di rivedere il progetto dell'oleodotto. Greenpeace sostiene che con un responso negativo come quello presentato dal comitato di Valutazione di impatto ambientale, l'ente Rostekhnadzor doveva semplicemente bloccare la costruzione dell'oleodotto. Ma Rostekhnadzor non ha fatto proprio quel rapporto. Anzi, ora diversi scientiati membri del comitato di valutazione lamentano di aver ricevuto pressioni a ritirare la propria firma, mentre altri esterti vengono reclutati a esprimere altri pareri - positivi, ovviamente. «Stiamo ricevendo telefonate che ci chiedono di pensare due volte prima di rendere pubblico il risultato del nostro lavoro. Intanto, l'ente federale sta usando vari cavilli legali per bloccare le conclusioni negative», dice uno degli esperti, che non vuole essere nominato (al Environmental news service). Quanto a Transneft, il suo vicepresidente Sergei Grigoryev ha detto all'agenzia Interfax che se l'ente federale Rostekhnadzor respingerà il progetto lo difenderà in tribunale - ha aggiunto che l'eventualità di sversamenti di greggio che inquinino il territorio non è contemplato perché «questo è un progetto hi-tech e incidenti sono impossibili». Lo stato di inquinamento intorno agli oleodotti russi per la verità non depone bene...
Un responsabile del servizio di analisi ambientale dell'ente di controllo Rostekhnadzor, citato dall'agenzia Interfax, dice che chiederà a transneft di rivedere il progetto dell'oleodotto. Greenpeace sostiene che con un responso negativo come quello presentato dal comitato di Valutazione di impatto ambientale, l'ente Rostekhnadzor doveva semplicemente bloccare la costruzione dell'oleodotto. Ma Rostekhnadzor non ha fatto proprio quel rapporto. Anzi, ora diversi scientiati membri del comitato di valutazione lamentano di aver ricevuto pressioni a ritirare la propria firma, mentre altri esterti vengono reclutati a esprimere altri pareri - positivi, ovviamente. «Stiamo ricevendo telefonate che ci chiedono di pensare due volte prima di rendere pubblico il risultato del nostro lavoro. Intanto, l'ente federale sta usando vari cavilli legali per bloccare le conclusioni negative», dice uno degli esperti, che non vuole essere nominato (al Environmental news service). Quanto a Transneft, il suo vicepresidente Sergei Grigoryev ha detto all'agenzia Interfax che se l'ente federale Rostekhnadzor respingerà il progetto lo difenderà in tribunale - ha aggiunto che l'eventualità di sversamenti di greggio che inquinino il territorio non è contemplato perché «questo è un progetto hi-tech e incidenti sono impossibili». Lo stato di inquinamento intorno agli oleodotti russi per la verità non depone bene...





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