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AMBIENTE, PETROLIO
Il petrolio di Sakhalin e la banca «sostenibile»
Marina Forti
2006.06.15
Tra i premi stravaganti merita una segnalazione il Sustainable Banking Award, premio alla «banca sostenibile». Stravagante non è tanto il fatto che si cerchi di promuovere principi di «sostenibilità» nel sistema bancario: ogni istituzione capitalista ha le sue regole del gioco, e se le aggiorna introducendovi dei principi etici è tantomeglio (vedi in Italia la Banca Etica, che investe il denaro depositato e distribuisce dividenti ai correntisti come ogni altra banca, ma si impegna a investire solo in attività non distruttive per l'ambiente, che rispettano i diritti dei lavoratori, e così via).
Il fatto è che il Premio di cui stiamo parlando - promosso dal Financial Times, quotidiano finanziario di Londra - è andato quest'anno a un paio di banche le cui credenziali «sostenibili» sono perlomeno controverse. E infatti il premio è contestato dagli attivisti di alcune organizzazioni internazionali (tra cui la Campagna per la riforma della Banca mondiale). Se la prendono in particolare con la scelta di Abn Amro, gruppo olandese (raccomandato come «banca sostenibile dell'anno»): sarà anche vero che rispetta gli «Equator Principles», un decalogo (volontario) di principi etici, ma poi partecipa al finanziamento del controverso progetto per l'estrazone di petrolio e gas naturale Sakhalin II. Si tratta di un grande progetto per sfruttare i giacimenti della grande isola russa nel Pacifico, appena a nord del Giappone. C'è un progetto Sakhalin I (condotto dall'americana Exxon-Mobil), e c'è un progetto II (espansione del primo) affidato a Shell, in società con le giapponesi Mitsubishi e Mitsui (insieme formano la Sakhalin Energy Investment Company). Nella prima fase, Shell ha cominciato nel '98 a costruire due grandi piattaforme per estrarre petrolio e gas, con finanziamenti della Banca europea di ricostruzione e sviluppo e coperture delle banche di credito agli investimenti del Giappone e degli Stati uniti (sono quegli istituti che assicurano gli investimenti all'estero da possibili rischi). La seconda fase del progetto include la costruzione di una grande piattaforma off-shore in un campo petrolifero già esistente e un'altra piattaforma per l'estrazione di gas; entrambe saranno collegate a terra da due grandi condutture (un oleodotto e un gasdotto) lunghe 800 chilometri, che attraverseranno l'isola; il progetto include una terminal e uno stabilimeno per la trasformazione del gas liquido naturale. L'investimento (10 miliardi di dollari) è sostenuto di nuovo da Ebrd; il sostegno di istituti internazionali serve a incoraggiare finanziamenti da parte di banche private, e Abn Amro è una di queste.
Il progetto Sakhalin II però minaccia diretamente l'ecosistema delle ultime balene grigie sopravvissute nell'emisfero occidentale. La cosa è stata documentata già un paio d'anni fa dal comitato scientifico della Commissione baleniera internazionale (Iwc, l'organismo multilaterale che deve monitorare la popolazione delle diverse specie di balene e far rispettare un bando sulla pesca - in realtà si limita ogni anno a prendere atto delle quote di balene che alcuni stati, come il Giappone e la Norvegia, affermano di catturare per motivi «scientifici»). Il rapporto della Iwc confermava che le balene grigie erano ridotte ormai a una popolazione di un centinaio di esemplari(ampie informazioni sul sito web del Wwf internazionale: www.panda.org). Nel gennaio del 2003 una coalizione di 50 organizzazioni ambientaliste e sociali russe aveva pubblicato una serie di richieste, per «limitare il danno» provocato lo sfruttamento petrolifero a Sakhalin: ma non hanno ricevuto grande attenzione.
Certo, Shell ha accettato a un certo punto di istituire un comitato indipendente per rivedere il progetto, ma quando il comitato ha ichiarato che le misure adottate per «mitigare» l'impatto ambientale non erano adeguate, la società petrolifera si è ben guardata dal sospendere i lavori: un rapporto pubblicano lo scorso maggio dal Wwf testimonia che il progetto Sakhalin II continua a violare gli standard ambientali a cui la stessa compagnia petrolifera dice di adeguardi (e a cui si dovrebbero attenere le banche internazionali). E le balene grigie non sono gli unici esseri minacciati. Il gruppo locale Sakhalin Environmental Watch segnala che da quando è attivo il primo progetto petrolifero in quei mari si sono ridotti gli stock di merluzzo, parte importante della dieta e attività economica di quelle isole. Accusano le compagnie petrolifere di non rispettare le procedure di consultazione delle forze sociali. Insomma: cosa ci sarà di «sostenibile» negli affari di Abn Amro?
 
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