giovedì 19 settembre 2013
Rubrica quotidiana sull'ambiente
ricerca
massimo due parole e più lunghe di 2 caratteri
I 10 argomenti più trattati:
Animali [208]
Energia [190]
Petrolio [136]
Etnie [89]
Sanita [66]
indice RIFIUTI TOSSICI
2012.10.12 Paola Desai
2012.10.03 Paola Desai
2012.08.07 Luca Manes
2012.05.25 Marina Forti
2012.03.08 Marina Forti
2012.02.24 Marina Forti
2011.08.24 Marina Forti
2011.08.11 Marina Forti
2011.05.10 Paola Desai
2010.11.18 Andrea Palladino
2010.10.26 Paola Desai
2010.10.20 Marina Forti
2010.07.30 Alessandra Potenza
2010.04.28 Marina Forti
2010.04.27 Luca Manes
2010.04.23 Marina Forti
2010.03.18 Marinella Correggia
2009.12.09 Paola Desai
2009.10.27 Fulvio Gioanetto
2009.10.20 Angela Pascucci
2009.10.10 Fulvio Gioanetto
2009.09.09 Patrizia Cortellessa
2009.08.25 Marina Forti
2009.08.18 Manuela Cartosio
2009.02.24 Manuela Cartosio
2009.01.14 Luca Fazio
2009.01.07 Fulvio Gioanetto
2008.08.26 Marina Forti
2008.05.30 Marinella Correggia
2008.03.29 Paola Desai
2008.02.23 Michele Vollaro
2008.02.19 Antonio Graziano
2008.01.30 Marinella Correggia
2007.12.22 Marina Forti
2007.10.10 Marina Forti
2007.07.10 Marina Zenobio
2007.05.09 Fulvio Gioanetto
2006.02.24 FULVIO GIOANETTO,
2005.11.01 KARIMA ISD ,
2005.05.13 FULVIO GIOANETTO ,
2004.12.23 MARINA FORTI,
2004.12.09 MARINA FORTI ,
2004.10.08 MARINA FORTI,
2004.07.07 FRANCO CARLINI ,
2003.08.23 MARINA FORTI,
2003.04.15 MARINA FORTI ,
2002.09.14 MARINELLA CORREGGIA,
2002.03.08 MARINELLA CORREGGIA
2001.05.22 MARINA FORTI
2001.01.20 MARINA FORTI
2000.12.28 MARINA FORTI
2000.12.06 MARINA FORTI
2000.09.29 BRUNO STEPHANE
2000.08.04 MARINA FORTI
2000.03.05 MARINA FORTI
2000.02.27 MARINA FORTI
2000.02.25 MARINA FORTI
1999.08.19 MARINA FORTI
1999.08.01 MARINA FORTI
1999.07.16 FRANCO CARLINI
terra terra
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
stampa
RIFIUTI TOSSICI, PETROLIO
Iraq, una discarica petrolifera a cielo aperto
Marina Forti
2006.06.20
Le notizie di guerra hanno finora oscurato un altro aspetto della tragedia in corso in Iraq. Si tratta del petrolio, più precisamente del prodotto di scarto che resta dopo la raffinazione ed è chiamato black oil, «petrolio nero». Milioni di barili di questo scarto sono stati scaricati negli ultimi due anni in una conca montagnosa molto prossima al fiume Tigri, nella provincia di Tikrit nel nord del paese, e poi sono stati incendiati. Ne dava notizia ieri il New York Times, citando tra l'altro un ingegnere ambientale iracheno che ha fatto un sopralluogo nella zona della singolare discarica: «La descrive come una sorta di palude nera dove il terreno saturo di bitume e grandi pozze di petrolio ricoprono diverse valli». Le fiamme in questo momento sono spente, ma l'ingegnere, Ayad Younis, riferisce che le nuvole di fumo «erano così spesse che toglievano il respiro e impedivano la visibilità», e sono arrivate fino a 40 miglia sottovento fino alla città di Tikrit, capitale provinciale. Definire una simile discarica un «rischio ambientale» è un eufemismo: in alcuni punti la distesa di bitume dista solo poche centinaia di metri dal Tigri e ne ha già contaminato le acque, oltre a percolare nelle falde. In quella zona si conta una trentina di villaggi, su entrambe le sponde del Tigri, oltre a diverse famiglie di pastori mobili; tutti traggono l'acqua per vivere da pozzi o dal fiume stesso.
La notizia è sconcertante, anche per un paese in situazione di guerra come è l'Iraq. La zona disastrata si chiama Makhul. E' là che scarica i suoi reflui la raffineria di Baiji, principale impianto nell'Iraq settentrionale. Il quotidiano newyorkese spiega che circa il 40% del petrolio raffinato a Baiji diventa «petrolio nero», sostanza pesante e viscosa; impianti più moderni lo potrebbero ulteriormente trasformare in carburante di grado minore, kerosene eccetera (in effetti le raffinerie di paesi industrializzati hanno molto meno scarto dei decrepiti impianti iracheni). Nel 2004 circa 3 milioni di barili di quel bitume sono finiti nelle valli di Makhul, e quantità analoghe nel 2005, e in questi primi mesi del 2006: l'obsoleta raffineria di Baiji sforna circa 90mila barili al giorno di prodotto raffinato, e questo fa circa 36mila barili al giorno di black oil (così quantificano le autorità Usa a Baghdad, citate dal quotidiano newyorkese).
Dove mettere questa massa di roba? I manager della North Oil Company, la compagnia (statale) che gestisce la raffineria di Baiji, hanno risolto la cosa buttando tutto in quella conca montagnosa (attraverso un condotto costruito allo scopo), e dandogli fuoco. Si sono però trovati a fronteggiare la protesta delle autorità locali. Il mese scorso il governatore della provincia di Tikrit, spinto dalle proteste dei villaggi della zona, ha formato un «comitato tecnico» per fare il punto della situazione; questo comitato ha concluso che quella discarica è un disastro ambientale e mette a serio rischio la popolazione: «I rifiuti là sono impossibili da trattare, perché il terreno è roccioso e pieno di grotte naturali, che permettono ai reflui di percolare e raggiungere le falde acquifere, da cui si approvvigionano tramite pozzi le città vicine», ha dichiarato al giornale americano il governatore di Tikrit, Hamad Hmoud al-Qaisi. Il governatore ha fatto proteste ufficiali, che sono infine giunte al ministero del petrolio, ed è per questo che lo scorso finesettimana gli addetti della raffineria hanno smesso di incendiare gli scarti petroliferi. Ma non hanno smesso di scaricarli tra le montagne di Makhul, dunque c'è una tregua nelle nuvole di fumo nero ma non nell'accumulo di bitume.
Trovare una soluzione è urgente, dicono al ministero del petrolio, o altrimenti la raffineria deve sospendere il lavoro. Ma la storia della discarica selvaggia ha creato un certo imbarazzo nel governo iracheno, e ancor più dovrebbe crearne tra le autorità Usa perché non dice nulla di buono sulla «ricostruzione» delle infrastrutture civili del paese invaso tre anni fa. Che fare? Una volta l'Iraq esportava il black oil verso impianti di altri paesi che ne estraevano carburante minore, ma ha dovuto smettere dopo la prima guerra del Golfo (1991) e il conseguente embargo; dal '92 ha tentato varie soluzioni e infine ha optato per reiniettare i reflui nei pozzi di petrolio della regione di Kirkuk. Ora in teoria potrebbe riprendere a esportarlo, ma difendere la rete di oleodotti è già un problema abbastanza complicato per le autorità irachene e americane, mentre esportare 35mila barili al giorno di black oil via strada richiederebbe 150 camion cisterna al giorno: impensabile. Reimmetterlo nei pozzi è un costo che le nuove autorità non vogliono accollarsi. Così il disastro ambientale dev'essergli sembrato «inevitabile».
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it