giovedì 19 settembre 2013
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ENERGIA
Eolo corre in soccorso al clima
MarinellaCorreggia
2006.09.21
Se il chilowatt più pulito è quello non consumato -il primo giacimento di energia pulita è davvero l'efficienza e il risparmio - certamente ogni chilowatt prodotto con il sole o il vento evita l'emissione in atmosfera di diversi ettogrammi di anidride carbonica. Abbattere le emissioni di gas serra del 50% da qui al 2050 è considerato dagli scienziati il minimo per contenere l'aumento della temperatura terrestre al di sotto di quei due gradi centigradi superare i quali sarebbe fatale. Per arrivare a quest'obiettivo necessario ma lontanissimo occorre puntare con determinazione sull'energia eolica, secondo il rapporto Global Wind Energy Outlook diffuso ieri in Australia da Greenpeace e dal Global Wind Energy Council (Gwec), l'associazione che raggruppa circa 1.500 società e istituzioni in 50 paesi, fra cui i maggiori produttori di turbine eoliche.
Il mercato globale del settore si sta espandendo. In dieci anni, fra il 1995 e il 2005, è cresciuto di dodici volte fino a raggiungere i 59.000 Megawatt alla fine del 2005; è così che i costi di produzione sono scesi in modo significativo. E' anche un bel giro di affari (per il 2006 stimato pari a 13 miliardi di dollari) e quel che più conta crea posti di lavoro: già 150mila occupati in giro per il mondo. Ormai in alcuni paesi la porzione di elettricità prodotta con l'energia eolica sfida le fonti convenzionali. I paesi che hanno maggiormente investito nell'eolico sono Germania, Spagna, India e Danimarca (viene dal vento il 20 per cento dell'elettricità prodotta); segni interessanti vengono da Gran Bretagna, Portogallo, Giappone, Cina, Paesi Bassi e Italia.
Ma, sempre secondo il rapporto, si può fare molto di più e bisogna accelerare; il fabbisogno totale di energia al trend attuale potrebbe crescere del 60% da qui al 2030, secondo l'International Energy Agency (Iea). Fino al 34% dell'energia elettrica mondiale potrebbe realisticamente essere fornito dalle pale entro la metà di questo secolo. Naturalmente il consumo di energia elettrica - comprendente gli usi industriali - è una (rilevante) frazione del consumo globale di energia; rimangono poi il voracissimo e sempre in crescita settore dei trasporti e l'energia per usi termici. Ma anche così, arrivare a produrre con il vento oltre un terzo dell'elettricità globale entro il 2050 significherebbe risparmiare, da qui ad allora, 113 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. E aggiungere dai 480mila ai due milioni di posti di lavoro.
Come arrivare a questo 34 per cento? Il rapporto contiene proposte precise per le politiche nazionali e internazionali. Le prime sono così riassumibili: stabilire, per le energie rinnovabili, obiettivi di crescita vincolanti e non solo auspicabili; operare affinché il prezzo delle energie rinnovabili permetta un ritorno dei rischi quantomeno paragonabile alle altre opzioni; riformare i mercati dell'energia elettrica per rimuovere le barriere alle rinnovabili; eliminare le distorsioni quali in primo luogo i sussidi alle fonti fossili e al nucleare; internalizzare i costi sociali ed ecologici delle forme inquinanti di energia. Quanto alle proposte internazionali: fissare e rendere operativi obiettivi di riduzione delle emissioni anche post-2012 (data di «scadenza» del Protocollo di Kyoto); riformare le operazioni delle agenzie di credito alle esportazioni, delle banche di sviluppo multilaterali e delle istituzioni finanziarie internazionali così da assicurare che una percentuale obbligatoria e crescente dei prestiti vada al finanziamento delle rinnovabili; e via via (ma in fretta) non finanziare più i progetti energetici convenzionali e inquinanti; come invece la Banca mondiale continua a fare, v. terra terra dell'8 settembre 2006.
Naturalmente, non si possono trascurare le obiezioni ambientaliste alla proliferazione di pale eoliche. E il rapporto cerca di affrontare l'impatto visivo, acustico e sulla fauna selvatica locale e migratoria. Non molte parole, invero. L'impatto visivo è considerato controverso (per alcuni le pale sono brutte, per altri «possono essere il simbolo di un futuro meno inquinato». Quanto al rumore: «rispetto al traffico e alle fonti industriali, il suono è generalmente basso», e soprattutto le installazioni vanno poste a distanza dalle abitazioni, oltre a cercare di migliorare il design e l'isolamento. Infine, quanto agli uccelli (disturbati nei loro habitat e uccisi nelle collisioni con le pale), scrive il rapporto che il tasso medio di collisione da studi in Europa e Usa è pari a due animali per turbina l'anno e «ne ammazzano di più i pesticidi, le linee elettriche e le automobili». E' vero. Ma è anche vero che i problemi di impatto richiedono molta attenzione, anche quando si tratta di energie alternative. E che anche nell'eolico, piccolo (e più basso) sarebbe più bello.
 
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