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COMMERCIO
Avorio in cambio di armi?
Marina Zenobio
2006.10.07
Da anni, la «caccia all'avorio» e la distruzione dell'habitat naturale, minacciano la sopravvivenza del mammifero più grande del mondo, l'elefante. L'avorio si ricava esclusivamente dalle zanne dell'elefante (ogni zanna di un esemplare maschio può arrivare a 50 chili): è un materiale prezioso, che la maggior parte di noi conosce in forma di gioielli o oggettini. E' talmente usato e diffuso - e talmente tanti elefanti vengono uccisi per procurarlo - che la caccia al pachiderma è ormai vietata, ovunque, se non in rarissimi casi. Inoltre, nel 1989 la Cites (Convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali minacciate di estinzione) ha imposto il bando sul commercio internazionale d'avorio: la Cites è un organismo che rientra del quadro del Programma delle Nazioni unite per l'ambiente, riunisce 169 paesi membri in rappresentanza di tutte le regioni del mondo ed è incaricato di sorvegliare l'applicazione delle decisioni adottate dalla Convenzione.
Vietare il commercio di avorio era un tentativo di frenare il massacro annuale di 100.000 elefanti censiti solo in Africa. Ci sono state delle deroghe, anche se molto discusse: una decina d'anni dopo la Cites ha autorizzato Namibia e Zimbabwe di vendere al Giappone, invece che distruggere, uno stock di oltre 30 tonnellate di avorio - che i due paesi africani avevano accumulato in parte dal materiale di contrabbando sequestrato, in parte per morte naturale o uccisione selettiva di elefanti. Più tardi, nel 2002, sempre la Cites si era riservata di autorizzare la vendita di uno stock di 60 tonnellate di avorio immagazzinate in Sudafrica (30 tonnellate), Botswana (20) e Namibia (10), nell'attesa di ricevere alcune informazioni sul rischio di bracconaggio e sulle reali stime della popolazione di elefanti. Informazioni che sono arrivate e che l'organismo sta vagliando proprio in questi giorni a Ginevra per verificare se rientrino nei parametri stabiliti quattro anni fa.
Il dibattito sul commercio d'avorio trova però in opposizione due schieramenti: da una parte c'è chi insiste sui vantaggi economici che una vendita di zanne d'elefante procurerebbe alle comunità locali, dall'altra ci sono quelli che temono che tali vendite, anche se limitate e controllate, possano favorire ed alimentare il mercato nero ed il bracconaggio.
Altra decisione che la Cites è chiamata a prendere è se la Cina e il Giappone abbiano allestito «sistemi di controllo del commercio» tali da potere essere autorizzati a importare l'avorio. Precisazione necessaria: non è un mistero per nessuno che nel mondo esista un vero e proprio commercio illegale di avorio. Forse in cambio di armi? Probabile, secondo testimonianze raccolte da attivisti per i diritti umani dello Zimbabwe, risulterebbe che fino all'anno scorso la Cina - in violazione delle norme internazionali - ha continuato a vendere armi al governo del paese africano in cambio oltre che di terreni e risorse minerarie, anche di avorio. Mezzi corazzati, attrezzature antisommossa, cannoni ad acqua ed equipaggiamento militare vario, per il valore di 1 milione di dollari che il governo dello Zimbabwe ha pagato con quintali d'avorio immagazzinati nei suoi parchi nazionali e che, secondo gli attivisti per i diritti umani zimbabwesi, «vengono usati per sostenere il regime di Mugabe e reprimere le proteste del movimento per un cambiamento democratico».
Un rapporto dell'Environmental Investigation Agency (una Ong internazionale indipendente di ricerca ambientale) denuncia che reparti dello Zimbabwe national army sono coinvolte nel contrabbando d'avorio al punto di aver provocato la morte di diverse persone, tra cui quella di un capitano dell'esercito che aveva deciso di denunciare le attività illegali di cui, comunque, il governo era perfettamente a conoscenza. Una partecipazione militare e governativa al bracconaggio e al contrabbando di avorio che mina la capacità di far rispettare accordi e regolamenti anche a livello popolare. E come da detto popolare «fatta la legge trovato l'inganno», così il commercio internazionale illegale di avorio, anche al minuto, ha tovato altri canali per eludere il divieto. Uno di questi è la transazione via Internet. Tramite la Rete globale, infatti, nell'ultimo decennio è cresciuto il commercio delle zanne di elefante, in particolare negli Stati uniti (dove non è illegale l'importazione di avorio da parte dei cacciatori che riportano in patria i «trofei conquistati» nei paesi africani durante safari turistici). Un segnale preoccupante se si considera che ogni settimana migliaia di oggetti in avorio vengono pubblicizzati e messi in vendita su eBay, il sistema di aste telematico.
Vietare il commercio di avorio era un tentativo di frenare il massacro annuale di 100.000 elefanti censiti solo in Africa. Ci sono state delle deroghe, anche se molto discusse: una decina d'anni dopo la Cites ha autorizzato Namibia e Zimbabwe di vendere al Giappone, invece che distruggere, uno stock di oltre 30 tonnellate di avorio - che i due paesi africani avevano accumulato in parte dal materiale di contrabbando sequestrato, in parte per morte naturale o uccisione selettiva di elefanti. Più tardi, nel 2002, sempre la Cites si era riservata di autorizzare la vendita di uno stock di 60 tonnellate di avorio immagazzinate in Sudafrica (30 tonnellate), Botswana (20) e Namibia (10), nell'attesa di ricevere alcune informazioni sul rischio di bracconaggio e sulle reali stime della popolazione di elefanti. Informazioni che sono arrivate e che l'organismo sta vagliando proprio in questi giorni a Ginevra per verificare se rientrino nei parametri stabiliti quattro anni fa.
Il dibattito sul commercio d'avorio trova però in opposizione due schieramenti: da una parte c'è chi insiste sui vantaggi economici che una vendita di zanne d'elefante procurerebbe alle comunità locali, dall'altra ci sono quelli che temono che tali vendite, anche se limitate e controllate, possano favorire ed alimentare il mercato nero ed il bracconaggio.
Altra decisione che la Cites è chiamata a prendere è se la Cina e il Giappone abbiano allestito «sistemi di controllo del commercio» tali da potere essere autorizzati a importare l'avorio. Precisazione necessaria: non è un mistero per nessuno che nel mondo esista un vero e proprio commercio illegale di avorio. Forse in cambio di armi? Probabile, secondo testimonianze raccolte da attivisti per i diritti umani dello Zimbabwe, risulterebbe che fino all'anno scorso la Cina - in violazione delle norme internazionali - ha continuato a vendere armi al governo del paese africano in cambio oltre che di terreni e risorse minerarie, anche di avorio. Mezzi corazzati, attrezzature antisommossa, cannoni ad acqua ed equipaggiamento militare vario, per il valore di 1 milione di dollari che il governo dello Zimbabwe ha pagato con quintali d'avorio immagazzinati nei suoi parchi nazionali e che, secondo gli attivisti per i diritti umani zimbabwesi, «vengono usati per sostenere il regime di Mugabe e reprimere le proteste del movimento per un cambiamento democratico».
Un rapporto dell'Environmental Investigation Agency (una Ong internazionale indipendente di ricerca ambientale) denuncia che reparti dello Zimbabwe national army sono coinvolte nel contrabbando d'avorio al punto di aver provocato la morte di diverse persone, tra cui quella di un capitano dell'esercito che aveva deciso di denunciare le attività illegali di cui, comunque, il governo era perfettamente a conoscenza. Una partecipazione militare e governativa al bracconaggio e al contrabbando di avorio che mina la capacità di far rispettare accordi e regolamenti anche a livello popolare. E come da detto popolare «fatta la legge trovato l'inganno», così il commercio internazionale illegale di avorio, anche al minuto, ha tovato altri canali per eludere il divieto. Uno di questi è la transazione via Internet. Tramite la Rete globale, infatti, nell'ultimo decennio è cresciuto il commercio delle zanne di elefante, in particolare negli Stati uniti (dove non è illegale l'importazione di avorio da parte dei cacciatori che riportano in patria i «trofei conquistati» nei paesi africani durante safari turistici). Un segnale preoccupante se si considera che ogni settimana migliaia di oggetti in avorio vengono pubblicizzati e messi in vendita su eBay, il sistema di aste telematico.





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