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ANIMALI
Spagna, la rivincita delle cicogne nere
Marina Zenobio
2006.10.25
Cinque coppie di cicogne nere che vivono e nidificano in una zona protetta di Àvila, a meno di cento chilometri da Madrid, almeno per il momento non saranno «sfrattate» dal loro habitat naturale. Anzi, si può dire che è stata proprio la loro presenza a salvare da un'urbanizzazione selvaggia - che prevedeva la costruzione di 1600 villini, quattro campi da golf e un hotel - l'estesa pineta di Las Navas, alle pendici della Sierra di Guadarrama, splendida area verde a solo un'ora dalla capitale spagnola.
I lavori erano partiti all'inizio di ottobre con il taglio di centinaia di pini per aprire la strada alla futura urbanizzazione. Ma la Corte suprema di giustizia di Castilla y Leon ne ha ordinato la sospensione, dando ragione al ricorso presentato dagli ambientalisti, tra cui l'associazione Céntaurea, perché proprio in quello spazio vivono e si riproducono specie di uccelli protette, tra cui le cicogne nere e l'aquila reale. Una sentenza rara nel suo genere, quella che ha bloccato un megaprogetto milionario per motivi ambientali, con una peculiarità perché in questo caso dietro il progetto non ci sono costruttori senza scrupoli ma le amministrazioni pubbliche di Las Navas del Marqués e di Castilla y Leon, guidate da rappresentanti del Partito popolare (quello di Aznar).
Dopo aver acquistato con denaro pubblico il terreno della pineta - dai vecchi proprietari che la sfruttavano per l'estrazione della resina - il sindaco di Las Navas del Marqués, Gerardo Pérez, ha fondato una società insieme al consiglio provinciale (70% delle azioni), l'assessorato all'ambiente di Castilla y Leon (20% delle azioni) e il municipio di Àvila (10%). Con tutte le amministrazioni locali d'accordo e compiacenti, è stato un gioco deliberare la riqualificazione dell'area da verde a edificabile, per poterla poi trasformare nella «città del golf»: due milioni di metri quadri da urbanizzare. Una volta riqualificato, il terreno è stato venduto all'asta per quasi 10 milioni di euro a un'impresa di Murcia, risultata poi quella creata dagli stessi amministrazioni pubblici promotori del progetto. Anche l'«ultimo» dei loro problemi, il fatto che l'area era registrata come zona di utilità pubblica e protetta per favorire la riproduzione di 10 cicogne nere a rischio estinzione, è stato facilmente risolto. Con un cambio di destinazione d'uso, la giunta di Castilla y Leon ha deciso di trasferire l'area protetta in un altro luogo dove i promotori avrebbero poi piantato migliaia di alberi per «riparare» all'inevitabile danno ecologico. Ogni ostacolo sembrava superato, anche se resta un mistero sul come avrebbero convinto le cicogne a traslocare.
Quando si entra nell'area protetta di La Navas, un cartello della giunta provinciale dà il benvenuto nella pineta. Lungo i percorsi guidati altri cartelli riportano le caratteristiche di tutti gli uccelli che si possono scorgere e le loro foto. Sulla terra pascolano le mucche e per aria volano cicogne nere, aquile reali ed altre specie protette. «Hanno scelto questo luogo per la sua bellezza. Quei signori scelgono sempre i posti più belli», è stato il commento amaro di Mario Gomez, avvocato dell'associazione ecologista Céntaurea. Ma, almeno questa volta, sembra che a quei signori sia andata male.
A far scoppiare lo scandalo, prima ancora che gli ambientalisti, è stato il proprietario di una parcella di terreno adiacente all'area interessata dal megaprogetto, rimasta però fuori dalla riqualificazione urbanistica. Infastidito e nella speranza di ottenere l'edificabilità anche per il suo terreno, lo scomodo vicino ha aperto una vertenza rendendo pubblico il megaprogetto e portato il caso in Tribunale. Gli ambientalisti da parte loro hanno fatto ricorso per incompatibilità ambientale. Il vicino ha perso la partita, niente riqualifica per il suo pezzo di terra, ma la sentenza emessa da Tribunale superiore di Castilla y Leon ha permesso il blocco dei lavori dell'intero megaprogetto.
I giudici hanno ricordato agli interessati che esistono leggi e direttive europee a protezione di quella zona; che il progetto comporterà un grave deterioramento ambientale e un rischio ulteriore per le cicogne nere e l'aquila reale; e infine che il progetto stesso è un paradosso, in quanto contravviene a un decreto emanato delle stesse pubbliche amministrazioni che lo hanno promosso. In sintesi, l'opera non ha alcuna ragione di intesse pubblico, non ha alcun senso distruggere 200 ettari di pineta per riforestare altrove, meglio costruire direttamente dove non c'è vegetazione folta e protetta. L'immensa pineta di Las Navas per il momento è salva.
I lavori erano partiti all'inizio di ottobre con il taglio di centinaia di pini per aprire la strada alla futura urbanizzazione. Ma la Corte suprema di giustizia di Castilla y Leon ne ha ordinato la sospensione, dando ragione al ricorso presentato dagli ambientalisti, tra cui l'associazione Céntaurea, perché proprio in quello spazio vivono e si riproducono specie di uccelli protette, tra cui le cicogne nere e l'aquila reale. Una sentenza rara nel suo genere, quella che ha bloccato un megaprogetto milionario per motivi ambientali, con una peculiarità perché in questo caso dietro il progetto non ci sono costruttori senza scrupoli ma le amministrazioni pubbliche di Las Navas del Marqués e di Castilla y Leon, guidate da rappresentanti del Partito popolare (quello di Aznar).
Dopo aver acquistato con denaro pubblico il terreno della pineta - dai vecchi proprietari che la sfruttavano per l'estrazione della resina - il sindaco di Las Navas del Marqués, Gerardo Pérez, ha fondato una società insieme al consiglio provinciale (70% delle azioni), l'assessorato all'ambiente di Castilla y Leon (20% delle azioni) e il municipio di Àvila (10%). Con tutte le amministrazioni locali d'accordo e compiacenti, è stato un gioco deliberare la riqualificazione dell'area da verde a edificabile, per poterla poi trasformare nella «città del golf»: due milioni di metri quadri da urbanizzare. Una volta riqualificato, il terreno è stato venduto all'asta per quasi 10 milioni di euro a un'impresa di Murcia, risultata poi quella creata dagli stessi amministrazioni pubblici promotori del progetto. Anche l'«ultimo» dei loro problemi, il fatto che l'area era registrata come zona di utilità pubblica e protetta per favorire la riproduzione di 10 cicogne nere a rischio estinzione, è stato facilmente risolto. Con un cambio di destinazione d'uso, la giunta di Castilla y Leon ha deciso di trasferire l'area protetta in un altro luogo dove i promotori avrebbero poi piantato migliaia di alberi per «riparare» all'inevitabile danno ecologico. Ogni ostacolo sembrava superato, anche se resta un mistero sul come avrebbero convinto le cicogne a traslocare.
Quando si entra nell'area protetta di La Navas, un cartello della giunta provinciale dà il benvenuto nella pineta. Lungo i percorsi guidati altri cartelli riportano le caratteristiche di tutti gli uccelli che si possono scorgere e le loro foto. Sulla terra pascolano le mucche e per aria volano cicogne nere, aquile reali ed altre specie protette. «Hanno scelto questo luogo per la sua bellezza. Quei signori scelgono sempre i posti più belli», è stato il commento amaro di Mario Gomez, avvocato dell'associazione ecologista Céntaurea. Ma, almeno questa volta, sembra che a quei signori sia andata male.
A far scoppiare lo scandalo, prima ancora che gli ambientalisti, è stato il proprietario di una parcella di terreno adiacente all'area interessata dal megaprogetto, rimasta però fuori dalla riqualificazione urbanistica. Infastidito e nella speranza di ottenere l'edificabilità anche per il suo terreno, lo scomodo vicino ha aperto una vertenza rendendo pubblico il megaprogetto e portato il caso in Tribunale. Gli ambientalisti da parte loro hanno fatto ricorso per incompatibilità ambientale. Il vicino ha perso la partita, niente riqualifica per il suo pezzo di terra, ma la sentenza emessa da Tribunale superiore di Castilla y Leon ha permesso il blocco dei lavori dell'intero megaprogetto.
I giudici hanno ricordato agli interessati che esistono leggi e direttive europee a protezione di quella zona; che il progetto comporterà un grave deterioramento ambientale e un rischio ulteriore per le cicogne nere e l'aquila reale; e infine che il progetto stesso è un paradosso, in quanto contravviene a un decreto emanato delle stesse pubbliche amministrazioni che lo hanno promosso. In sintesi, l'opera non ha alcuna ragione di intesse pubblico, non ha alcun senso distruggere 200 ettari di pineta per riforestare altrove, meglio costruire direttamente dove non c'è vegetazione folta e protetta. L'immensa pineta di Las Navas per il momento è salva.





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