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ANIMALI, SANITA
Ebola fa strage, anche tra i gorilla
Marina Forti
2006.12.09
Ebola è uno dei virus più letali noti all'umanità: uccide tra il 50 e il 90% degli individui che infetta, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità. Ebola provoca febbri emorragiche violente, si trasmette facilmente - attraverso il contatto con sangue, saliva, secrezioni e fluidi corporali - e non esiste una cura nota, mentre il lavoro per preparare un vaccino non ha ancora dato frutti: per tutto questo chi si ammala di Ebola poche probabilità di sopravvivere.
Ebola però non uccide solo gli umani. Ogni volta che si registra un'esplosione della malattia tra gli umani, nelle foreste vicine al luogo dell'epidemia sono state trovate carcasse di gorilla o scimpanzè. Così, da tempo molti sospettano che un virus analogo a Ebola colpisca anche i primati - anzi, molti hanno ipotizzato che le popolazioni di primati costituiscano un «serbatoio» da cui il virus passa agli umani, i quali vengono a contatto con gli animali attraverso la caccia e l'alimentazione.
Ora un gruppo di scienziati conferma che Ebola colpisce, anzi: fa strage tra i primati. Un gruppo di ricercatori spagnoli e tedeschi ha osservato che negli ultimi quattro anni almeno 5.000 gorilla sono morti nella sola regione del Lossi Sanctuary, un'area naturale protetta nella parte nord-occidentale della Repubblica del Congo al confine con il Gabon (dove il gruppo ha condotto il suo studio): a ucciderli è stato il ceppo Zaire del virus Ebola (detto Zebov, uno dei quattro ceppi riconosciuti del virus). Pubblicato dalla rivista Science, lo studio è stato guidato dalla primatologa Magdalena Bermejo dell'Università di Barcellona, in Spagna, e dall'istituto Ecosystemes Forestiers d'Afrique Centrale, che ha sede in Gabon.
E' uno studio importante in primo luogo perché conferma che il virus colpisce anche la popolazione dei primati, e in proporzioni molto più alte di quanto si sia mai pensato, quindi che ci sia un'alta incidenza del contagio da gorilla a gorilla (o da scimpanzè a scimpanzè). A partire dall'agosto del 2002, e poi per tutto il 2003, circa metà della popolazione di gorilla (stimati in 1.200) che viveva dentro e attorno al Santuario Lossi è risultata uccisa da Ebola. Uno degli indicatori sono i nidi usati dai gorilla in una zona di circa 52mila kilometri quadrati attorno all'area protetta: il numero di quelli occupati è crollato del 96%. Su questa base, gli scienziati hanno stimato la cifra di circa 5.000 gorilla della regione uccisi da Ebola da quando è cominciata l'infezione nel 2002. Il ceppo Zaire ha infettato le popolazioni umane in Gabon e Repubblica del Congo a partrire dal 1994, fanno notare i ricercatori: loro ipotizzano che un quarto della popolazione mondiale di gorilla sia morta della malattia da allora, anche se insistono che è una stima - nessuno sa esattamente quanti gorilla vivano ancora, e quanti siano stati uccisi dall'infezione. Nell'articolo in cui riferiscono i risultati del loro studio però scrivono che se alla decimazione causata dal virus «si aggiunge la caccia commerciale, abbiamo la ricetta per una rapida estinzione ecologica» dei gorilla: «Le specie di primati che erano abbondanti e ampiamente distribuite un decennio fa si stanno rapidamente riducendo a piccole popolazioni residuali».
Lo studio fa notare che ci dev'essere una via di strasmissione da primate a primate, ma non è ancora noto come esattamente i gorilla prendano il virus. Un'ipotesi è che il «serbatoio naturale» da cui il virus passa ai promati sia la popolazione di pipistrelli mangiatori di frutta, che abita la densa foresta pluviale congolese in cui vivono anche i promati: osservazioni di laboratorio mostrano che i pipistrelli infettati non muoiono del virus Ebola, e questo fa pensare che abbiano un ruolo nel mantenere il virus.
I risultati dello studio nel Lossi Sanctuary sono coerenti con un altro studio, che sarà pubblicato nel prossimo gennaio sul giornale scientifico Transactions of the Royal Society of Tropical Medecine and Hygiene, dove si dimostra che la trasmissione del virus Ebola tra animali è molto più pervasiva di quanto si pensasse. «Ebola si diffonde sia all'interno della stessa specie che tra specie diverse di animali» con grande facilità, commenta Sally Lahm, del Institute for Research in Tropical Ecology a Makokou (Gabon), che ha diretto lo studio (citata dal notiziazio Environment News Service, 7 dicembre). Dice anche che l'incidenza dell'infezione e della morte per Ebola aumenta nei periodi di clima secco: lo stress ambientale sembra facilitare la diffusione della malattia. Da cui si vede che la sorte della popolazione dei primati e quella degli umani è strettamente legata.
 
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