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AGRICOLTURA, AMBIENTE
L'agricoltura biologica non è un lusso
Marina Forti
2006.12.21
E' facile vedere l'agricoltura «biologica» come una nicchia di mercato per paesi benestanti, una sorta di lusso. E però è una visione errata. L'agricoltura biologica non è roba per privilegiati; al contrario, è uno strumento importante per migliorare la «sicurezza alimentare» nel Sud del mondo, alleviare la povertà e per sovrappiù aiutare a ridurre le emissioni di gas «di serra».
Tutto questo riferisce un lungo servizio dell'agenzia Interpress Service in collaborazione con la Federazione internazionale dei giornalisti ambientali (Ifej), che cita diversi esempi e studi. Uno è l'esempio della regione del Tigray, in Etiopia settentrionale: numerosi villaggi là si sono riconvertiti all'agricoltura biologica, usano compost invece che fertilizzanti chimici, evitano i pesticidi. Il risultato è che negli ultimi anni quei villaggi hanno continuato a raccogliere qualcosa anche in condizioni di grande siccità - mentre i villaggi vicini che continuano a usare fertilizzanti chimici hanno raccolto ben poco, fa notare (alla Ips) Louise Luttikholt, della Federazione internazionale dell'agricoltura organica (Ifoam, che ha sede a Bonn). Il motivo non ha nulla di misterioso: dove gli agricoltori usano compost i terreni contengono molto più humus e carbonio, e per questo trattengono meglio l'umidità. Trattengono meglio anche le piogge quando arrivano, con minore probabilità di alluvioni improvvise che dilavano i campi.
Convertire all'agricoltura organica è stato difficile all'inizio, ma al terzo anno consecutivo di siccità è stato chiaro che lo sforzo era stato ripagato, spiega Tewolde Berhan Gebre Egziabher, direttore generale dell'Autorità per la protezione ambientale del governo etiopico (citato sempre dalla Ips). Tewolde è stato uno dei sostenitori della conversione al biologico nell'Etiopia settentrionale sostenendo che poteva garantire la sicurezza alimentare a quelle popolazioni rurali: dice che il successo ottenuto ha spinto il ministero dell'agricoltura ad adottare tecniche di coltivazione biologica e altre forme di «agro-ecologia sostenibile» tra le sue linee guida. Viene da pensare all'esperienza dei villaggi del Tantili, regione del Burkina Faso dove una società cooperativa di agricoltori ha recuperato antiche tecniche agricole (come le buche e le dighette che aiutano a trattenere l'acqua piovana, che in quelle zone cade in una sola stagione dell'anno) e ha fatto letteralmente rinascere una zona impoverita e depressa (vedi terraterra dell'8 novembre 2003): per loro i fertilizzanti chimici erano troppo cari e per questo hanno promosso il compost, che ogni famiglia fa raccogliendo in una buca gli scarti alimentari e agricoli.
Per i paesi più poveri dunque l'agricoltura biologica è tutt'altro che un lusso: è l'unico modo per sconfiggere la povertà, recuperare terreni impoveriti o aridi. I «miracoli» dell'agricoltura intensiva e delle sementi ibride ad alto rendimento si sono limitati a regioni dove era possibile investire in coltivazioni estese, con molta acqua a disposizione e gran dispendio di fertilizzanti chimici e pesticidi. Ogni zona più marginale è stata esclusa. E poi anche dove hanno funzionato, i «miracoli» delle Rivoluzioni verdi si sono rivelati a corto termine: è chiarissimo in India, dove la produttività dei terreni è un declino molto rapido, l'acqua scarseggia anche dove era abbondante e molti terreni si stanno salinizzando in conseguenza dell'esaurimento delle falde idriche, senza contare che il costo delle sementi ibride e degli input chimici esclude i contadini più poveri. Ora l'India vive una sorta di boom dell'agricoltura biologica e anche il governo sostiene la riconversione.
L'agricoltura biologica ha il vantaggio di essere labour-intensive, quindi fermare l'espulsione di braccia (cioè persone) dalle campagne e spingerle verso le bidonvilles urbane; inoltre si basa su sementi adattate alle consizioni locali e perciò aiuta a salvare la varietà genetica. Dà valore alle conoscenze locali e tradizionali - invece che dipendere solo dalle sementi e dai prodotti agrochimici delle grandi aziende occidentali.
Anche nella Fao, l'oreganizzazione dell'Onu per l'alimentazione, si fa strada l'idea di promuovere l'agricoltura biologica come strumento per alleviare la povertà e ridurre la fame - è chiaro a tutti ormai che la fame non dipende da una presunta scarsità di produzione alimentare ma dalla sua distribuzione e dall'accesso a risorse e mercati. La Fao ospiterà una conferenza sull'agricoltura organiza nel maggio 2007: sarà la sanzione ufficiale.
Tutto questo riferisce un lungo servizio dell'agenzia Interpress Service in collaborazione con la Federazione internazionale dei giornalisti ambientali (Ifej), che cita diversi esempi e studi. Uno è l'esempio della regione del Tigray, in Etiopia settentrionale: numerosi villaggi là si sono riconvertiti all'agricoltura biologica, usano compost invece che fertilizzanti chimici, evitano i pesticidi. Il risultato è che negli ultimi anni quei villaggi hanno continuato a raccogliere qualcosa anche in condizioni di grande siccità - mentre i villaggi vicini che continuano a usare fertilizzanti chimici hanno raccolto ben poco, fa notare (alla Ips) Louise Luttikholt, della Federazione internazionale dell'agricoltura organica (Ifoam, che ha sede a Bonn). Il motivo non ha nulla di misterioso: dove gli agricoltori usano compost i terreni contengono molto più humus e carbonio, e per questo trattengono meglio l'umidità. Trattengono meglio anche le piogge quando arrivano, con minore probabilità di alluvioni improvvise che dilavano i campi.
Convertire all'agricoltura organica è stato difficile all'inizio, ma al terzo anno consecutivo di siccità è stato chiaro che lo sforzo era stato ripagato, spiega Tewolde Berhan Gebre Egziabher, direttore generale dell'Autorità per la protezione ambientale del governo etiopico (citato sempre dalla Ips). Tewolde è stato uno dei sostenitori della conversione al biologico nell'Etiopia settentrionale sostenendo che poteva garantire la sicurezza alimentare a quelle popolazioni rurali: dice che il successo ottenuto ha spinto il ministero dell'agricoltura ad adottare tecniche di coltivazione biologica e altre forme di «agro-ecologia sostenibile» tra le sue linee guida. Viene da pensare all'esperienza dei villaggi del Tantili, regione del Burkina Faso dove una società cooperativa di agricoltori ha recuperato antiche tecniche agricole (come le buche e le dighette che aiutano a trattenere l'acqua piovana, che in quelle zone cade in una sola stagione dell'anno) e ha fatto letteralmente rinascere una zona impoverita e depressa (vedi terraterra dell'8 novembre 2003): per loro i fertilizzanti chimici erano troppo cari e per questo hanno promosso il compost, che ogni famiglia fa raccogliendo in una buca gli scarti alimentari e agricoli.
Per i paesi più poveri dunque l'agricoltura biologica è tutt'altro che un lusso: è l'unico modo per sconfiggere la povertà, recuperare terreni impoveriti o aridi. I «miracoli» dell'agricoltura intensiva e delle sementi ibride ad alto rendimento si sono limitati a regioni dove era possibile investire in coltivazioni estese, con molta acqua a disposizione e gran dispendio di fertilizzanti chimici e pesticidi. Ogni zona più marginale è stata esclusa. E poi anche dove hanno funzionato, i «miracoli» delle Rivoluzioni verdi si sono rivelati a corto termine: è chiarissimo in India, dove la produttività dei terreni è un declino molto rapido, l'acqua scarseggia anche dove era abbondante e molti terreni si stanno salinizzando in conseguenza dell'esaurimento delle falde idriche, senza contare che il costo delle sementi ibride e degli input chimici esclude i contadini più poveri. Ora l'India vive una sorta di boom dell'agricoltura biologica e anche il governo sostiene la riconversione.
L'agricoltura biologica ha il vantaggio di essere labour-intensive, quindi fermare l'espulsione di braccia (cioè persone) dalle campagne e spingerle verso le bidonvilles urbane; inoltre si basa su sementi adattate alle consizioni locali e perciò aiuta a salvare la varietà genetica. Dà valore alle conoscenze locali e tradizionali - invece che dipendere solo dalle sementi e dai prodotti agrochimici delle grandi aziende occidentali.
Anche nella Fao, l'oreganizzazione dell'Onu per l'alimentazione, si fa strada l'idea di promuovere l'agricoltura biologica come strumento per alleviare la povertà e ridurre la fame - è chiaro a tutti ormai che la fame non dipende da una presunta scarsità di produzione alimentare ma dalla sua distribuzione e dall'accesso a risorse e mercati. La Fao ospiterà una conferenza sull'agricoltura organiza nel maggio 2007: sarà la sanzione ufficiale.




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