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ETNIE, PETROLIO
Una vittoria per il popolo Achuar
Patrizia Cortellessa
2006.12.23
Il popolo Achuar ha vinto la sua battaglia. Da parecchi mesi questa popolazione indigena dell'Amazzonia peruviana era in lotta contro l'industria petrolifera. Una lunga mobilitazione: per due settimane 800 persone, giovani, anziani, uomini e donne, hanno occupato e bloccato uno dei maggiori impianti petroliferi peruviani, ed era stato l'ultimo atto di una annosa battaglia contro gli «avvelenatori», cioè le varie compagnie petrolifere che da più di trent'anni si avvicendano in Perù, scaricando nei fiumi e stagni della foresta migliaia di litri di acqua di scarto della produzione di petrolio, contenente idrocarburi, minerali, additivi chimici e metalli, mettendo a rischio la loro stessa sopravvivenza.
L'avvelenamento dei corsi d'acqua, e quindi del pesce e della selvaggina da cui dipende la sopravvivenza degli Achuar, ha minato gravemente la salute dei circa 11.000 indigeni della regione. Si calcola che la sola Occidental Petroleum (Oxy), la prima impresa petrolifera arrivata in quelle terre per spillare petrolio negli anni Settanta, abbia scaricato circa un milione di barili di acqua tossica nella foresta, provocando le maggiori catastrofi ambientali della regione. L'azienda argentina PlusPetrol è arrivata dieci anni fa, e ne ha proseguito l'opera distruttiva.
La gravità del livello di inquinamento era diventata notizia pubblica lo scorso maggio, quando un rapporto del Ministero della salute peruviana era arrivato a conoscenza di un gruppo di attivisti di Iquitos, capoluogo della provincia nord-orientale di Loreto. Risultava che la popolazione Achuar che abitava i villaggi lungo il fiume Corrientes portava nel sangue livelli di piombo e di cadmio impressionanti. La Red Ambiental Loretana ne aveva fatto un grande scandalo, insieme alla Federazione delle comunità native del fiume Corrienties (Feconaco): fino a obbligare il ministero a pubblicare l'intero rapporto sulla situazione della zona. L'Associazione interetnica per lo sviluppo dell'Amazzonia peruviana (Aidesep), che coordina le numerose organizzazioni native locali, aveva chiesto al governo di dichiarare lo stato di emergenza nel bacino del Corrientes e che PlusPetrol Norte si facesse carico della bonifica.
Nel frattempo la rabbia degli indigeni montava e si organizzava. A ottobre le popolazioni Achuar e Quechua Urarina, in una lettera congiunta, annunciavano la loro ferma opposizione a ulteriori progetti di sfruttamento petrolifero sulla loro terra. Poi passavano all'azione, occupando tre pozzi petroliferi di PlusPetrol nelle selve settentrionali del paese. Occupazione pacifica ma decisa: bloccato ogni accesso alla foresta il Rio Corrientes, sia per via fluviale che per via di strada che aerea, e interruzione dell'erogazione di corrente elettrica agli impianti petroliferi. In risposta alle rivendicazioni degli indigeni il governo aveva inviato nella zona circa 200 soldati della Polizia nazionale, ma sembra che la polizia sia stata convinta dagli stessi manifestanti a non usare la forza.
Le ultime proteste del resto sono arrivate dopo il fallimento di due anni di trattative sullo smaltimento sicuro dei rifiuti tossici degli impianti petroliferi. Infine il governo è stato costretto a nuovi negoziati, che si sono conclusi alla fine del mese di novembre con la firma di un accordo che accoglie quasi tutte le richieste avanzate dagli Achuar: lo scarico dell'acqua direttamente nel terreno, così come si usa fare anche nei paesi industrializzati; la fornitura di alimenti per un anno in modo che gli Achuar non debbano nutrirsi di selvaggina e pesci avvelenati; la costruzione di un ospedale e l'istituzione di un fondo per l'assistenza sanitaria; la devoluzione allo stato federale di Loreto del 5% dei profitti derivanti dall'estrazione petrolifera, da utilizzare per programmi di sviluppo a favore delle comunità indigene.
Il presidente dell'organizzazione degli Achuar di Rio Corrientes, per bocca del presidente Andrés Sandi, parla di vittoria «storica» e tiene a precisare che è tutta merito degli Achuar, che hanno dimostrato unità nella lotta e fermezza nelle loro rivendicazioni, senza cedimenti o arretramenti di sorta. Di vittoria storica parla anche L'Apm (Associazione popoli minacciati) ricordando però che le minacce derivanti dall'industria petrolifera non sono finite. La storia recente è piena di accordi disattesi.
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
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Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

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