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ECONOMIA, ALIMENTAZIONE
Messico, una tortilla sana per tutti
Fulvio Gioanetto
2007.02.06
Le statistiche sono fredde, ma parlano di una sorta di catastrofe nazionale. In Messico, negli ultimi 6 anni del governo di destra, una ventina di compagnie sono arrivate a controllare il 70% della ricchezza generata in tutto il paese, con benefici annuali del 500%; dieci bussinessmen del paese l'anno scorso hanno avuto utili netti per 30.000 milioni di dollari, e il Messico è diventato il principale paese monopolistico di tutta l'America Latina.
Il rovescio di questa foto sono 60 milioni di poveri (75% della popolazione totale), 15 milioni di emigranti, la metá dei giovani fra 12 e 30 anni che non vogliono o non possono continuare i loro studi, circa 800.000 bambini che lavorano schiavizzati nei campi, 30 milioni di lavoratori che ricevono un salario al di sotto del minimo legale, con un potere d'acquisto degli alimenti di base caduto del 22% in tre anni. E' questo che sta dietro alla gigantesca protesta della settimana scorsa a Città del Messico e in altre 20 città del paese (il manifesto del 2 febbraio). Alla base della protesta, il prezzo della tortilla di mais, aumentato di colpo del 400 % con un effetto devastante sull'economia popolare (si stima che il 50% delle calorie della dieta messicana venga dalla tortilla).
Oltre al blocco del prezzo, i manifestanti chiedevano di smantellare il monopolio di tre aziende. La Cargill-Mexico, che con Minsa-Corn Internacional e Maiseca-Adm controlla il mercato messicano del mais e delle farine, l'anno scorso ha comprato l'intero raccolto primaverile ed estivo nel centro-nord del paese a 160 dollari la tonnellata, e ora lo rivende al doppio nella Valle del Messico, dove vive gran parte della popolazione. Nei loro magazzini, queste tre aziende hanno oltre un milione di tonnellate di mais. La speculazione é favorita dallo smantellamento progressivo delle strutture nazionali di ridistribuzione (Fidelist, Conasupo) e l'accelerata privatizzazione del mercato del mais e della tortilla, dove queste imprese sono allo stesso tempo importatrici e accaparratrici sul mercato nazionale. Inoltre l'espansione delle bio-raffinerie di etanolo nelle fase di produzione del mais negli Usa, l'aumentata domanda del mercato asiatico, la drastica riduzione delle riserve mondiali (tre anni fa coprivano il fabbisogno di 120 giorni, ora soli 57 giorni) hanno fatto prevedere agli analisti della borsa di Chicago un aumento del 26% del prezzo internazionale del mais.
L'obiettivo di tutto questo é chiaro: smantellare e distruggere in modo definitivo l'economia campesina, continuare a espellere dalle campagne un milione e mezzo di piccoli produttori per farne mano d'opera illegale per le fabbriche e le aziende agricole statunitensi, continuare a degradare gli agrosistemi alla base dell'economia agrícola messicana. Tutto questo favorendo la speculazione, come quando il governo permette l'export di 500.000 tonnellate e elargisce sovvenzioni per acquistare un milione di tonnellate supplementari. Martedi scorso, per «frenare la speculazione e l'accaparramento», il ministero dell'Economia ha annunciato che permetteva a queste imprese e alle loro filiali di importare 750.000 tonnellate di mais detassate ....
Il Messico é il quarto produttore mondiale di mais e a differenza degli altri paesi, qui la gran parte del raccolto è per consumo umano. In questa che la stampa definisce «guerra della tortilla» e che oppone i grandi gruppi agroindustriali alla popolazione povera del paese, le soluzioni esistono e sono note. Sono le stesse associazioni di produttori a presentarle: smettere di importare mais, comprare dai produttori locali e vendere direttamente ai consumatori la produzione, applicare la legge di sovranitá alimentare, creare una riserva nazionale alimentare, stabilire un programma nazionale di recupero salariale con un aumento generale dei salari, sviluppare un programma di modernizzazione dei produttori di tortilla artigianali (nixtamal). Infine, appoggiare l'agricoltura sostenibile con il benessere per l'economia campesina, cpmpresi programmi di sviluppo e di appoggio ai piccoli produttori di mais biologico che si stanno diffondendo negli stati di Michoacán, Puebla e Chihuahua, con varietà locali (colorate e bianche) e non transgeniche.
Il rovescio di questa foto sono 60 milioni di poveri (75% della popolazione totale), 15 milioni di emigranti, la metá dei giovani fra 12 e 30 anni che non vogliono o non possono continuare i loro studi, circa 800.000 bambini che lavorano schiavizzati nei campi, 30 milioni di lavoratori che ricevono un salario al di sotto del minimo legale, con un potere d'acquisto degli alimenti di base caduto del 22% in tre anni. E' questo che sta dietro alla gigantesca protesta della settimana scorsa a Città del Messico e in altre 20 città del paese (il manifesto del 2 febbraio). Alla base della protesta, il prezzo della tortilla di mais, aumentato di colpo del 400 % con un effetto devastante sull'economia popolare (si stima che il 50% delle calorie della dieta messicana venga dalla tortilla).
Oltre al blocco del prezzo, i manifestanti chiedevano di smantellare il monopolio di tre aziende. La Cargill-Mexico, che con Minsa-Corn Internacional e Maiseca-Adm controlla il mercato messicano del mais e delle farine, l'anno scorso ha comprato l'intero raccolto primaverile ed estivo nel centro-nord del paese a 160 dollari la tonnellata, e ora lo rivende al doppio nella Valle del Messico, dove vive gran parte della popolazione. Nei loro magazzini, queste tre aziende hanno oltre un milione di tonnellate di mais. La speculazione é favorita dallo smantellamento progressivo delle strutture nazionali di ridistribuzione (Fidelist, Conasupo) e l'accelerata privatizzazione del mercato del mais e della tortilla, dove queste imprese sono allo stesso tempo importatrici e accaparratrici sul mercato nazionale. Inoltre l'espansione delle bio-raffinerie di etanolo nelle fase di produzione del mais negli Usa, l'aumentata domanda del mercato asiatico, la drastica riduzione delle riserve mondiali (tre anni fa coprivano il fabbisogno di 120 giorni, ora soli 57 giorni) hanno fatto prevedere agli analisti della borsa di Chicago un aumento del 26% del prezzo internazionale del mais.
L'obiettivo di tutto questo é chiaro: smantellare e distruggere in modo definitivo l'economia campesina, continuare a espellere dalle campagne un milione e mezzo di piccoli produttori per farne mano d'opera illegale per le fabbriche e le aziende agricole statunitensi, continuare a degradare gli agrosistemi alla base dell'economia agrícola messicana. Tutto questo favorendo la speculazione, come quando il governo permette l'export di 500.000 tonnellate e elargisce sovvenzioni per acquistare un milione di tonnellate supplementari. Martedi scorso, per «frenare la speculazione e l'accaparramento», il ministero dell'Economia ha annunciato che permetteva a queste imprese e alle loro filiali di importare 750.000 tonnellate di mais detassate ....
Il Messico é il quarto produttore mondiale di mais e a differenza degli altri paesi, qui la gran parte del raccolto è per consumo umano. In questa che la stampa definisce «guerra della tortilla» e che oppone i grandi gruppi agroindustriali alla popolazione povera del paese, le soluzioni esistono e sono note. Sono le stesse associazioni di produttori a presentarle: smettere di importare mais, comprare dai produttori locali e vendere direttamente ai consumatori la produzione, applicare la legge di sovranitá alimentare, creare una riserva nazionale alimentare, stabilire un programma nazionale di recupero salariale con un aumento generale dei salari, sviluppare un programma di modernizzazione dei produttori di tortilla artigianali (nixtamal). Infine, appoggiare l'agricoltura sostenibile con il benessere per l'economia campesina, cpmpresi programmi di sviluppo e di appoggio ai piccoli produttori di mais biologico che si stanno diffondendo negli stati di Michoacán, Puebla e Chihuahua, con varietà locali (colorate e bianche) e non transgeniche.




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