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AGRICOLTURA, AMBIENTE
Contadini uruguayani contro il glifosato
Marizen
2007.02.08
A metà gennaio agricoltori, allevatori, apicoltori della Sierra de los Rocha, in Uruguay, si sono uniti in una protesta contro l'utilizzo di glifosfato (principio attivo del Roundup prodotto e commercializzato da Monsanto) in agricoltura: in particolare, in quella regione di riforestazione, denunciano il progetto di utilizzare il pericoloso prodotto agrochimico nella preparazione di 600 ettari di Sierra rochense destinati alla coltivazione di eucalipto. La popolazione rochense è preoccupata per il rischio di contaminazione delle falde acquifere della Sierra e della sorgente del fiume Rocha. L'aggressione del terreno con glifosfato infatti elimina la protezione naturale del territorio danneggiando flora e fauna, arrivando a contaminare anche le lagune di Roche, Castillo e la zona costiera che si affaccia sull'oceano Atlantico. L'impatto ambientale colpirà inevitabilmente la qualità della vita, la salute e le possibilità di uno sviluppo sostenibile del dipartimento e delle sue comunità. La mobilitazione popolare per il momento ha bloccato l'applicazione di glifosfato e altri agrochimici. Il pericolo però resta e la popolazione locale ha già avvisato il governo regionale e i ministeri uruguayani di agricoltura, pesca e ambiente che resta in «stato di allerta». «La mancanza di controlli ambientali - denunciano le comunità rochensi - è un male endemico che da anni ha influenze nefaste sull'ambiente e da cui potrebbe derivare un disastro ecologico con danni per salute, sociali, economici e culturali». Dal 1999 buona parte del dipartimento di Rocha comprende aree sotto tutela ambientale per la sua biodiversità, numerose le oasi e le riserve faunistiche e boschive come le Dune di Capo Polonio e Aguas Dulces, oltre ai monumenti storici presenti nel Parco nazionale Fortaleza de Santa Teresa e Fuerte San Miguel.
In Uruguay l'utilizzo di pesticidi al glifosfato (come il Roundup Monsanto) in agricoltura e nella riforestazione è aumentato del 300%, soprattutto a causa dell'incremento delle monocolture, ma i lavoratori - agricoltori o forestali - non sono informati degli effetti nocivi sulla salute e sull'ambiente. Il glifosfato è un erbicida ad ampio spettro, non selettivo, utilizzato per eliminare erbacce infestanti. Viene applicato in forma liquida sulle foglie e da queste assorbite fino a raggiungere le radici e uccidendo la pianta in pochi giorni. Pubblicizzato dai produttori come un prodotto meno nocivo del sale da cucina, il glifosfato è stato oggetto di numerose ricerche effettuate da istituti scientifici indipendenti che hanno invece provato quanto sia tossico sia per l'uomo che per gli animali. Anche perché, per facilitarne l'assorbimento nelle piante, viene miscelato con altre sostanze chimica tensioattive come il polioxietileno-amina o il cosmoflux 411F, senza aver prima effettuato degli studi sui possibili effetti negativi, tanto meno in ecosistemi tropicali. Uno studio effettuato dal biologo Rick Relyea dell'università di Pittsburg nel 2005 ha dimostrato che il Roundup è particolarmente letale per gli anfibi (salamandre, rane, rospi e raganelle) e nelle aree contaminate dal Roundup, osservate per la ricerca, la biodiversità anfibia è diminuita nel 70%. Un altro recente studio, del gruppo scientifico diretto da Gilles Eric Seralini dell'Università francese di Caen, ha confermato che le cellule della placenta umana sono molto sensibili al Roundup, anche in concentrazioni minori di quelle utilizzate in agricoltura. Ciò, secondo Seralini, spiegherebbe gli elevati indici di nascite premature e aborti osservati anche tra le agricoltrici statunitensi che utilizzano erbicidi a base di glifosfato.
Eppure l'uso del glifosato nel paese è in aumento, denunciano gli ecologisti uruguayani. E ciò si deve in gran parte all'espansione di coltivazioni intensive di soia «roundup ready», cioè geneticamente modificata proprio per risultare resistente al Roundup (che così è usato a piene mani per eliminare le «erbacce» invasive). Dal 1998 in Uruguay si coltiva soia trasgenica Rr e guardacaso la stessa multinazionale che produce l'erbicida al glifosfato vende anche i semi di soia trasgenici resistenti al Roundup.
In Uruguay l'utilizzo di pesticidi al glifosfato (come il Roundup Monsanto) in agricoltura e nella riforestazione è aumentato del 300%, soprattutto a causa dell'incremento delle monocolture, ma i lavoratori - agricoltori o forestali - non sono informati degli effetti nocivi sulla salute e sull'ambiente. Il glifosfato è un erbicida ad ampio spettro, non selettivo, utilizzato per eliminare erbacce infestanti. Viene applicato in forma liquida sulle foglie e da queste assorbite fino a raggiungere le radici e uccidendo la pianta in pochi giorni. Pubblicizzato dai produttori come un prodotto meno nocivo del sale da cucina, il glifosfato è stato oggetto di numerose ricerche effettuate da istituti scientifici indipendenti che hanno invece provato quanto sia tossico sia per l'uomo che per gli animali. Anche perché, per facilitarne l'assorbimento nelle piante, viene miscelato con altre sostanze chimica tensioattive come il polioxietileno-amina o il cosmoflux 411F, senza aver prima effettuato degli studi sui possibili effetti negativi, tanto meno in ecosistemi tropicali. Uno studio effettuato dal biologo Rick Relyea dell'università di Pittsburg nel 2005 ha dimostrato che il Roundup è particolarmente letale per gli anfibi (salamandre, rane, rospi e raganelle) e nelle aree contaminate dal Roundup, osservate per la ricerca, la biodiversità anfibia è diminuita nel 70%. Un altro recente studio, del gruppo scientifico diretto da Gilles Eric Seralini dell'Università francese di Caen, ha confermato che le cellule della placenta umana sono molto sensibili al Roundup, anche in concentrazioni minori di quelle utilizzate in agricoltura. Ciò, secondo Seralini, spiegherebbe gli elevati indici di nascite premature e aborti osservati anche tra le agricoltrici statunitensi che utilizzano erbicidi a base di glifosfato.
Eppure l'uso del glifosato nel paese è in aumento, denunciano gli ecologisti uruguayani. E ciò si deve in gran parte all'espansione di coltivazioni intensive di soia «roundup ready», cioè geneticamente modificata proprio per risultare resistente al Roundup (che così è usato a piene mani per eliminare le «erbacce» invasive). Dal 1998 in Uruguay si coltiva soia trasgenica Rr e guardacaso la stessa multinazionale che produce l'erbicida al glifosfato vende anche i semi di soia trasgenici resistenti al Roundup.




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