terra terra
ANIMALI, AMBIENTE
La grande sete dei selvatici
Marinella Correggia
2007.03.16
L'orrenda, lenta morte per sete di migliaia di dromedari in Australia è diventata una notizia internazionale perché quegli animali, grossi e forti, non hanno il buon gusto di agonizzare per conto proprio nel deserto ma stanno attaccando i centri abitati alla ricerca di acqua, perfino nei condizionatori e nelle toilette; e forse perché, se anche animali «per definizione» resistenti alla sete sono allo stremo, la situazione non può che preoccupare. Ma l'agonia delle «navi del deserto» ne contiene molte altre - quelle degli animali selvatici troppo piccoli o timidi per poter attaccare i serbatoi - e punta il dito contro molte responsabilità.
Anzitutto, la causa dirompente della «crisi dei dromedari» è la siccità peggiore vissuta dall'Australia da un secolo a questa parte. Terra terra ne ha dato conto più volte. Il riscaldamento climatico è fra le sue cause. Gli ambientalisti australiani hanno più volte attaccato il governo in materia, per non aver firmato il Protocollo di Kyoto. Male emissioni non hanno frontiere. Anche quelle italiane in aumento, allora, hanno la propria parte di responsabilità nella siccità e nella sete presente e futura di tante parti del pianeta. La seconda parte del rapporto sul riscaldamento preparato dai duemilacinquecento scienziati dell'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change dell'Onu) e che sarà divulgata agli inizi di aprile - la prima, la sintesi politica, ha avuto un grande impatto mondiale agli inizi di febbraio - si sofferma fra l'altro sugli sconvolgimenti idrici che ci aspettano. Anche con un piccolo aumento di temperatura, altre centinaia di milioni di persone soffriranno di scarsità idrica; e saranno oltre tre miliardi se i gradi in più diventeranno quattro (e in un'intervista al Guardian, James Lovelock - scienziato indipendente, creatore dell'ipotesi Gaia - prevede che la Gran Bretagna sarà invasa da europei provenienti da zone diventate deserti...«se ne vorranno andare anche da luoghi bellissimi come Cap d'Antibes e Siena»).
L'Ipcc non ha ovviamente pensato di calcolare - né lo potrebbe - il numero sterminato di animali selvatici grandi e piccoli che soffriranno la sete a causa del riscaldamento climatico. Come dire: accendi l'auto e asseti i dromedari; prendi un aereo e togli l'acqua ai rospi (e così via). La perdita di biodiversità da cambiamenti climatici dipende anche da questo effetto diretto: la sete da siccità. Ovviamente, ci sono altre cause: la presidenza dela Commissione Europea presenta al summit G8+5 importanti documenti su cambiamenti climatici e conservazione della biodiversità animale e vegetale, per ridurne il tasso di perdita entro il 2010. A questo fine occorre agire sul caos climatico e ridurre il tasso di perdita delle foreste, grandi protettrici della vita animale e vegetale.
Un'altra lezione che si dovrebbe imparare dalla tragedia dei dromedari e di altri selvatici ben meno appariscenti è che non abbastanza acqua è lasciata agli ecosistemi. Essa è sempre più prelevata, incubata, rubata alle sorgenti e ai corsi che dissetavano animali piccoli e grandi, piante spontanee e alberi. Certo, nella siccità estrema muoiono anche le colture e gli animali da allevamento (ai quali in genere l'acqua è garantita ben più che ai selvatici). Però, è indubbio che molta acqua vitale è sottratta ai selvatici per nutrire - oltre che gli sprechi negli usi idrici civili - il ciclo della zootecnia, dai campi per mangimi alle stalle ai macelli, e la produzione vegetale intensiva. Animali e piante da reddito contro animali e piante liberi.
Sempre all'insegna dell'acqua che è vita, ecco ora una buona notizia, ancora dall'Australia: le piogge portate dal monsone del Nord da lunedì scorso alimentano il maggior lago stagionale del mondo, l'Eyre, un bacino più grande di Francia, Germania e Italia messe insieme. Il lago Eyre nella stagione secca si riduce a un'arida distesa salata. Adesso, con le piogge (purtroppo non nelle zone dove dromedari e altri selvatici muoiono), l'area è tornata alla vita: un'esplosione di uccelli e altri animali.
Anzitutto, la causa dirompente della «crisi dei dromedari» è la siccità peggiore vissuta dall'Australia da un secolo a questa parte. Terra terra ne ha dato conto più volte. Il riscaldamento climatico è fra le sue cause. Gli ambientalisti australiani hanno più volte attaccato il governo in materia, per non aver firmato il Protocollo di Kyoto. Male emissioni non hanno frontiere. Anche quelle italiane in aumento, allora, hanno la propria parte di responsabilità nella siccità e nella sete presente e futura di tante parti del pianeta. La seconda parte del rapporto sul riscaldamento preparato dai duemilacinquecento scienziati dell'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change dell'Onu) e che sarà divulgata agli inizi di aprile - la prima, la sintesi politica, ha avuto un grande impatto mondiale agli inizi di febbraio - si sofferma fra l'altro sugli sconvolgimenti idrici che ci aspettano. Anche con un piccolo aumento di temperatura, altre centinaia di milioni di persone soffriranno di scarsità idrica; e saranno oltre tre miliardi se i gradi in più diventeranno quattro (e in un'intervista al Guardian, James Lovelock - scienziato indipendente, creatore dell'ipotesi Gaia - prevede che la Gran Bretagna sarà invasa da europei provenienti da zone diventate deserti...«se ne vorranno andare anche da luoghi bellissimi come Cap d'Antibes e Siena»).
L'Ipcc non ha ovviamente pensato di calcolare - né lo potrebbe - il numero sterminato di animali selvatici grandi e piccoli che soffriranno la sete a causa del riscaldamento climatico. Come dire: accendi l'auto e asseti i dromedari; prendi un aereo e togli l'acqua ai rospi (e così via). La perdita di biodiversità da cambiamenti climatici dipende anche da questo effetto diretto: la sete da siccità. Ovviamente, ci sono altre cause: la presidenza dela Commissione Europea presenta al summit G8+5 importanti documenti su cambiamenti climatici e conservazione della biodiversità animale e vegetale, per ridurne il tasso di perdita entro il 2010. A questo fine occorre agire sul caos climatico e ridurre il tasso di perdita delle foreste, grandi protettrici della vita animale e vegetale.
Un'altra lezione che si dovrebbe imparare dalla tragedia dei dromedari e di altri selvatici ben meno appariscenti è che non abbastanza acqua è lasciata agli ecosistemi. Essa è sempre più prelevata, incubata, rubata alle sorgenti e ai corsi che dissetavano animali piccoli e grandi, piante spontanee e alberi. Certo, nella siccità estrema muoiono anche le colture e gli animali da allevamento (ai quali in genere l'acqua è garantita ben più che ai selvatici). Però, è indubbio che molta acqua vitale è sottratta ai selvatici per nutrire - oltre che gli sprechi negli usi idrici civili - il ciclo della zootecnia, dai campi per mangimi alle stalle ai macelli, e la produzione vegetale intensiva. Animali e piante da reddito contro animali e piante liberi.
Sempre all'insegna dell'acqua che è vita, ecco ora una buona notizia, ancora dall'Australia: le piogge portate dal monsone del Nord da lunedì scorso alimentano il maggior lago stagionale del mondo, l'Eyre, un bacino più grande di Francia, Germania e Italia messe insieme. Il lago Eyre nella stagione secca si riduce a un'arida distesa salata. Adesso, con le piogge (purtroppo non nelle zone dove dromedari e altri selvatici muoiono), l'area è tornata alla vita: un'esplosione di uccelli e altri animali.




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