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ALIMENTAZIONE
Riformare il Farm Bill americano
Marinella Correggia
2007.07.12
Come per le elezioni presidenziali alla Casa Bianca, tutti i cittadini del pianeta dovrebbero poter votare in materia di Farm Bill. È la complicata legge federale, rivista ogni cinque anni, che nel disinteresse generale detta le regole del sistema alimentare americano ma anche in buona misura di quello mondiale, determinando infatti quali colture saranno sussidiate dallo stato e quali no. È una faccenda cruciale per gli agricoltori di molta parte del mondo, schiacciati dalla concorrenza dei drogati bassi prezzi delle derrate degli Stati uniti. Ma è anche una questione di salute per i cittadini americani.
Si è dovuto aspettare il 2007 per vedere un'azione da parte dei medici statunitensi. Oltre trecento di loro stanno chiedendo al Congresso di votare, in questo 2007, un «Farm Bill per la salute». Come riferisce il sito www.pcrm.org dell'associazione Physicians Committee for a Responsible Medecine occorre una riforma che incoraggi gli agricoltori a produrre alimenti sani e renda più facile per gli americani la scelta di una dieta più salutare. Il Prcm puntualizza: «Gli americani spendono 1,8 trilioni di dollari» - ovvero 1.800 miliardi di dollari, ndt - e dunque il 15 per cento del reddito nazionale per il trattamento di malattie cardiache, cancro e diabete, malattie croniche. Aumentare il consumo di frutta e vegetali è essenziale per prevenirle e trattarle; eppure meno dello 0,5 per cento dei sussidi del Farm Bill va appunto a questo settore. Per ridimensionare quelle patologie è anche necessario che gli americani riducano il consumo di grassi, colesterolo e zucchero. E invece, oltre l'80 per cento dei sussidi alla produzione alimentare va a vantaggio di zucchero, grassi, carne, prodotti caseari e mangimi».
Diversi studi hanno verificato che molti consumatori continuano a scegliere alimenti insalubri anche quando conoscono le regole della buona nutrizione. Avviene per tre ragioni essenzialmente: la facile reperibilità, la praticità e il costo. Un interessante articolo di Michael Pollan sul New York Times è partito da un arcano, rivelato anni fa da un nutrizionista reduce da un giro nei supermercati: com'è che - a differenza di quanto è sempre avvenuto nella storia del mondo e del reddito - le persone che hanno meno denaro sono in genere anche le più grasse? Semplice: mangiare male, grasso e calorico costa meno. Una merendina industriale con 39 ingredienti e un complicato processo industriale è più economica di una carota. Succede anche perché, spiega Pollan, la quasi totalità dei sussidi del Farm Bill va a sostenere mais, soia e grano (il resto al cotone e al riso), tre ingredienti base della detta merendina. Invece di sostenere i prezzi al produttore e limitare la produzione a quanto davvero necessario, la legge agricola incoraggia la sovrapproduzione di queste derrate che poi invadono il mercato e i mercati. Il risultato è un sistema alimentare zeppo di zuccheri aggiunti (derivati anche dal mais), grassi aggiunti (dalla soia), carne e latte a buon mercato e di pessima qualità.
Per chi coltiva ortaggi e frutta fresca non è previsto praticamente alcun sostegno; così i prezzi reali degli alimenti sani sono cresciuti molto di più di quelli delle bibite gassate e del cibo spazzatura in generale. E un ispettore storce il naso se la cuoca della scuola prepara alimenti freschi e vegetali accusati di non avere abbastanza calorie, mentre sorride e rimborsa se sono serviti patatine e medaglioni di pollo, belli calorici e grassi, ai grassi bambini americani. Lo stesso avviene nei programmi di assistenza alimentare agli indigenti, invasi dal flusso dei surplus. La politica federale, con un diverso Farm Bill, può promuovere buone pratiche nutrizionali proprio smettendo di incentivare i bassi prezzi del cibo spazzatura. E si salveranno molti piccioni con una fava: la salute, l'ambiente e la sopravvivenza dei contadini del resto del mondo.
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
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Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

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