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PETROLIO, AMBIENTE
Comune di Roma, attento agli sponsor
Marina Forti
2007.08.04
Il comune di Roma farà meglio a non legare la propria immagine a quella dell'Eni, Ente nazionale idrocarburi, l'azienda petrolifera italiana. È il parere del «Comitato etico» del comune, emesso il 5 giugno scorso e finora poco pubblicizzato: suggerisce di non accettare una sponsorizzazione di Eni Italgas perché, afferma, esistono «circostanziate denunce relative a gravi violazioni in materia ambientale da parte dei soggetti a cui partecipa il gruppo Eni». Anzi, il Comitato raccomanda cautela verso tutte le società petrolifere, «in cui è più facile e frequente, a livello mondiale, che si verifichino scelte e condotte discutibili ... dal punto di vista dei diritti umani o della tutela dell'ambiente». È la prima volta che il «Comitato etico» esprime un parere negativo verso un'azienda candidata a sponsorizzare eventi culturali del comune di Roma. Il comitato è stato istituito nel maggio del 2005, in esecuzione di un «Regolamento sugli sponsor etici» approvato dal Campidoglio nel novembre 2004. Era l'esito di una campagna cominciata anni prima da un gruppo di organizzazioni raccolte nel tavolo «Altra economia» (Rete Lilliput, Attac, Campagna contro le mine e altre). A suscitarla erano le sponsorizzazioni di Nestlé che promuove il latte in polvere (invece dell'allattamento al seno) violando i codici etici dell'Organizzazione mondiale della sanità, o della Cocacola denunciata per la complicità nella persecuzione di sindacalisti (in Colombia) o i conflitti suscitati nelle comunità a cui toglie l'acqua (ad esempio in India). Il ragionamento era: un'istituzione come il comune di Roma non può accettare che il suo nome sia associato a quello di aziende che inquinano e violano i diritti umani.
Il risultato è che da un paio d'anni il comune di Roma ha un «Comitato etico» incaricato di passare al vaglio tutte le proposte di sponsorizzazione e verificare che rispettino ambiente, diritti umani e lavoratori: il suo parere non è vincolante dal punto di vista giuridico, ma si suppone abbia un peso politico. L'immagine fa soldi: e il sindaco di Roma Walter Veltroni, che ha legato la sua immagine a grandi eventi culturali - all'Estate romana si sono aggiunti la Notte bianca, il Festival del cinema, quello delle Letterature, il Telecomcerto - si vanta di coprire le spese aggiuntive proprio con gli sponsor.
Ecco dunque che il Comitato etico è chiamato a pronunciarsi su Italgas, gruppo Eni. L'Ente nazionale idrocarburi è responsabile di diverse violazioni dei principi umanitari e ambientali raccoltenel regolamento comunale, spiega il Comitato etico. Cita i danni all'ambiente e alla salute inflitti alle popolazioni del delta del Niger: una regione «seduta» su una delle più importanti riserve di petrolio al mondo, che però arricchisce le imprese straniere e una piccola élite nazionale mentre le popolazioni locali restano povere, vivono in un territorio inquinato dal petrolio, e sono sottoposte alla brutalità delle forze di sicurezza che proteggono gli impianti. Il Comitato etico fa riferimento a una sentenza dell'Alta corte federale della Nigeria che condanna la pratica del gas flaring, combustione a torcia del gas che fuoriesce dai pozzi petroliferi: lo fanno molte aziende, compresa l'Agip. Cita anche i casi dell'Amazzonia ecuadoriana, o le maxi multe all'Eni in Italia o nell'Unione europea per comportamenti concorrenziali e casi di corruzione (per accelerare le pratiche a Val D'Agri). Tutte informazioni raccolte dall'Osservatorio popolare sulle imprese e i diritti umani («Oppidum»).
Resta però il fatto che questo è il primo parere emesso dal Comitato etico in 2 anni: ovvero, non tutti gli sponsor sono passati al suo vaglio. L'Osservatorio Oppidum ha rilevato una ventina di eventi sponsorizzati da ben 22 imprese che violano i criteri etici. Fa notare che con l'Eni per la prima volta il Comitato etico è chiamato a pronunciarsi su uno degli sponsor di grosso calibro del comune di Roma (vedere www.osservatorioimprese.org). Per questo l'Osservatorio promette di rilanciare la sua campagna.
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
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Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

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