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AMBIENTE, COMMERCIO
Chi controlla il passaggio a nord-ovest?
Gianna Pontecorboli
2007.10.18
Navigatori e governi lo sognano da cinquecento anni. Ma adesso che è diventato realtà mette gli scienziati in allarme e i diplomatici sul piede di guerra. Il mitico passaggio a Nord-ovest, la via acquea che passando accanto all'Artico collega il Pacifico all'Atlantico, è stato per secoli il mito di esploratori e avventurieri. L'ha cercato inutilmente Sir John Franklin con i suoi cento compagni di sventura nel 1845, negli anni d'oro dell'impero britannico, l'ha inseguito con più successo, ma tra mille drammi, il norvegese Roald Amundsen nel 1905.
Da quando, nel 1914, l'apertura del canale di Panama ha evitato alle navi il lungo e pericoloso giro attorno a Capo Horn, nell'Atlantico meridionale, il desiderio di tagliare di seimila miglia le rotte tra le coste atlantiche americane e europee e i paesi asiatici passando attraverso gli iceberg è diventato meno pressante. Ma non è certo scomparso.
Da qualche tempo si torna a parlare della pericolosa via marittima tra i ghiacci. Quest'estate, per la prima volta da quando sono cominciate le rilevazioni nel 1978, i satelliti della European Space Agency hanno mostrato a sorpresa che, a causa del riscaldamento del clima, la rotta di nord-ovest è rimasta aperta per parecchie settimane. E adesso le conseguenze dell'inattesa scoperta cominciano a farsi sentire.
«Siamo esterefatti, non ci aspettavamo un simile scioglimento dei ghiacci fino al 2040» ha raccontato preoccupato Doug Bancroft, direttore del Canadian Ice Service: «Sembrava non aver fine. Normalmente alla fine di agosto, inizio settembre, lo scioglimento rallenta e il ghiaccio comincia a riformarsi. Ma quest'anno continuava a sciogliersi e ci chiedevamno quando si sarebbe fermato».
Per accertarsi della reale portata del fenomeno, il Canada si è affrettato a spedire nella zona un battello della guardia costiera ,significativamente denominato Amundsen, armato di rompighiaccio e sonar sottomarini e con a bordo una sessantina di scienziati.
Nel frattempo, senza attendere il risultato del viaggio degli studiosi, il governo canadese si è mosso sul fronte politico e economico. Se il mitico passaggio a Nord-Ovest sarà in futuro navigabile per le normali flotte commerciali, infatti, i cargo dovranno passare nelle acque che costeggiano le isole che formano l'Arcipelago Artico Canadese e che il Canada considera acque territoriali. E dovranno, a giudizio del governo canadese, sottoporsi ai controlli doganali e pagare le tasse di passaggio.
Per non correre rischi, il primo ministro Harper ha già ordinato a luglio sei nuovi battelli rompighiaccio per le ronde della guardia costiera e ha ordinato la costruzione di un nuovo porto e di una base militare nell'Artico. «La nostra opinione è che queste sono acque territoriali e ne disponiamo di conseguenza», ha spiegato alla Bbc il direttore della guardia costiera canadese, George DaPont. I paesi Europei e gli Stati Uniti, tuttavia, non sono d'accordo. Già due volte in passato, gli Stati Uniti hanno mandato una nave nella zona senza chiedere il permesso e suscitato una reazione irritata da parte dei canadesi.
Adesso, la disputa rischia di ampliarsi, anche se i canadesi hanno lasciato capire di essere pronti a una trattativa . «Ovviamente gli americani e alcuni paesi europei la vedono in modo diverso da noi. Penso che a un certo punto troveremo un accordo, ma sono convinto che il nostro diritto verrà col tempo riconosciuto», ha dichiarato DaPont. «Il passaggio è uno stretto internazionale e tutte le navi hanno diritto di transito», hanno risposto con durezza gli esperti di Washington».
La polemica, per il momento, è solo agli inizi. Dopotutto, solo un centinaio di imbarcazioni hanno sfidato i ghiacci negli ultimi cento anni. Ma rischia ,insieme al clima, di scaldarsi.
 
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