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SANITA
Asia, un clima da dengue...
Marizen
2007.11.20
Continua a propagarsi, nei paesi dell'Asia sud-orientale, il virus della dengue trasmesso dalla zanzara Aedes aegypti e il saldo complessivamente è di 321.500 mila infettati e 1.860 morti. La zanzara contrae il virus pungendo una persona infetta e poi lo trasmette ad un'altra sana con lo stesso sistema. Il virus invece non si trasmette da persona a persona. I sintomi sono febbre, cefalee e dolori muscolari, ma il ceppo virale più pericoloso, la dengue emorragica, provoca anche forti dolori addominali, nausea, ulcerazioni alla pelle e alle mucose. Quattro sono le varianti del virus della dengue; ci si immunizza verso quella di cui ci si ammala ma così si diventa più predisposti a contrarre le altri, fino alla dengue emorragica che può provocare la morte.
Fino a qualche anno fa i più colpiti erano i bambini, tanto da considerarla una malattia infantile che i pediatri riuscivano a tenere relativamente sotto controllo. Ma secondo un documento dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) la tendenza starebbe cambiando: sono sempre di più gli adulti a essere infettati e con loro i medici non sembrano altrettanto preparati. Dall'inizio del 2007 in Indonesia, il paese più popolato dell'Asia sud-orientale, circa il 20 per cento dei morti per dengue emorragica si è registrato tra gli adulti. Anche altri paesi della regione, come descrive Chusak Prasittisuk, coordinare dell'Oms per il controllo delle malattie infettive in Asia sud-orientale, hanno mostrano quest'anno una tendenza simile. A Singapore, in Tailandia, Myanmar, la dengue non colpisce più solo i bambini e le bambine. L'aumento dei casi anche tra gli adulti è stato evidente quando, lo scorso luglio, le autorità sanitarie hanno analizzato la situazione della regione dopo il passaggio dei monsoni.
L'Indonesia ha registrato oltre 123 mila casi di dengue (114 mila nel 2006), e 1250 morti dall'inizio dell'anno. Stesso panorama in Vietnam dove dall'inizio dell'anno sono stati registrati 80 mila casi, il doppio del 2006, e 68 morti. In Cambogia, uno dei paesi più poveri della regione, le autorità sanitarie hanno contato 38.500 casi e 390 morti, il doppio dell'anno scorso. Migliaia di infettati anche in Malaysia e Tailandia, con 85 decessi nel primo paese, 67 nel secondo. A Singapore, popolosa città-stato, la malattia ha raggiunto proporzioni epidemiche. Nel primo semestre del 2007 il Vietnam ha registrato 24.255 casi di dengue con 27 morti.
Non esiste al momento un trattamento specifico ma solo terapie di supporto e la situazione è più che preoccupante, perché le strutture sanitarie di questi paesi non sono attrezzati a fronteggiare il ceppo più virulento di dengue che provoca le febbri emorragiche. Inadeguate anche le campagne di prevenzione che invitano a non far ristagnare l'acqua in pozze, vasche o contenitori per evitare la riproduzione della zanzara. L'Aedes aegypti continua a proliferare a causa delle urbanizzazioni non pianificate, della carenza di reti fognarie e di sistemi di depurazione: si sviluppa infatti soprattutto in agglomerati urbani carenti di infrastrutture. A ciò si stanno sommando altri fattori che, secondo Prospettive mondiale dell'ambiente, un documento di 570 pagine pubblicato di recente dall'Unep (Programma delle Nazioni unite per l'ambiente), provocheranno un aumento di casi di dengue. Le previsioni, pessime, sono che le temperature sempre più alte che si registrano sul nostro pianeta influenzeranno anche lo sviluppo degli insetti più piccoli, come le Aedes aegypti, portatrici di malattie infettive tipo malaria e dengue. I ricercatori sono certi che il surriscaldamento globale sta riducendo il tempo di incubazione della dengue. Attualmente, dal momento in cui l'insetto punge una persona infetta a quello in cui sarà in grado di trasmettere il virus, devono passare tra i 10 e 15 giorni. Insomma, le zanzare avranno vita sempre più lunga, si riprodurranno sempre più velocemente e altrettanto velocemente si propagherà la malattia. Un clima da dengue.
 
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