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RIFIUTI TOSSICI, AMBIENTE
Lagos, gli e-rifiuti degli altri, e i suoi
Marinella Correggia
2008.01.30
Figurarsi. Se in Italia vanno tuttora «persi» o in discarica il 90 per cento dei 6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici prodotti, malgrado le normative europee recepite (in ritardo), figurarsi appunto se la Nigeria può trattare correttamente e riciclare le apparecchiature elettroniche obsolete che sbarcano nel porto di Lagos.
Secondo il Basel Action Network (Ban), gruppo ambientalista statunitense che monitora il rispetto della Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi, ogni mese arrivano laggiù 500 container pieni di 400.000 computer e monitor e 175.000 televisori. Al reporter dell'agenzia internazionale Inter Press Service un negoziante della capitale commerciale nigeriana ha spiegato che le ragioni di un così enorme traffico, a parte l'essere quel porto fra i più importanti dell'area, sono da ricercarsi nell'appetito di elettronica di consumo di seconda mano in quella che è fra le più grandi città del mondo. Un'altra ragione è un classico: il Nord del mondo che si disfà delle proprie scorie.
Fino al 75 per cento dell'elettronica usata in arrivo non può essere recuperato e diventa subito rifiuto andando ad aggravare il problema dei rifiuti nella metropoli africana, come ha spiegato il direttore dell'azienda «municipalizzata» Lagos Waste Management Authority (Lawma). Non ci sono le strutture necessarie per il trattamento degli elettronici e questi vengono gettati in discarica e colà bruciati. L'organizzazione ambientalista Nigerian Environmental Society è preoccupatissima per le conseguenze in termini di salute delle persone che vivono intorno alle discariche; o sopra. I casi di malattie respiratorie sono numerosi, per l'inalazione di particolato e sostanze tossiche. In realtà fra le sostanze presenti nelle apparecchiature di questo tipo rientrano alcuni metalli pesanti (mercurio, piombo, cadmio e cromo) e varie sostanze alogenate (CFC, PCB, PVC e ritardanti di fiamma bromurati) cancerogene, mutagene, e inquinanti per aria, acqua, suolo.
Gli ambientalisti sensibilizzano le persone a non bruciare i rifiuti, quelli importati e quelli «autoctoni». Ma ciò presuppone un sistema integrato di gestione dei rifiuti stessi. Che per ora non c'è. Ad esempio, le strade e ogni dove sono cosparse dei sacchettini di plastica nei quali viene venduta l'acqua. Sacchetti che sono in parte responsabili delle inondazioni subite dalla città in anni recenti, perché bloccano il drenaggio delle acque.
Lagos, secondo le proiezioni dell'Onu, potrebbe arrivare a venti milioni di abitanti entro il 2010. Se il sistema dei rifiuti non migliorerà, una popolazione di questa taglia sarà assolutamente ingestibile. Già oggi si producono 9.000 tonnellate di rifiuti al giorno (certo molto meno delle nostre città, a fare il calcolo pro capite). L'80 per cento può essere riciclato. La Lawma ha un programma di raccolta differenziata e recupero che ha ottimisticamente chiamato «rifiuti zero». Ad esempio vorrebbe trasformare in compost la maggior parte di quell'abbondante 60 per cento di immondizia che è di natura organica (in Italia è poco più del 30 per cento). A tal proposito, in un quartiere della megalopoli indiana di Mumbai funziona benissimo il vermicompostaggio.
Il riciclaggio dei rifiuti può essere un'occasione di lavoro e riduzione della povertà. Attualmente, a Lagos come altrove, quasi tutta la filiera appartiene al settore informale. Circa 3 mila persone nella megalopoli vivono in qualche modo dei rifiuti, giovani dispoccupati scavano nelle discariche per ricavarne carta, plastica, metalli da avviare al recupero. Per il 2008 Lawma ha un progetto ambizioso: raddoppiare la quantità di rifiuti riciclati, aumentando le unità di trattamento e recupero.
Già ora alcune centinaia di persone sono occupate in piccoli impianti di riciclaggio: fanno compost dall'organico e...pellets dai sacchetti di plastica. Il che significa però che la plastica sarà bruciata nelle stufe!
 
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