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SANITA, AMBIENTE
Tutti i veleni dei Grandi laghi americani
Marina Forti
2008.02.12
Lo studio era pronto già nel luglio scorso, ma il Center for disease control (Cdc) di Atlanta, negli Stati uniti, non lo ha mai pubblicato. Poi però un gruppo di giornalisti è riuscito a metterci su le mani, e ora accusano: quel rapporto contiene informazioni allarmanti sulla salute pubblica di milioni di cittadini, e per questo è stato archiviato.
Si tratta di uno studio sull'inquinamento negli otto stati che affacciano sui Grandi laghi nel nord America. Studio ponderoso: è cominciato nel 2004, condotto dal Center for Disease control and prevention (la più autorevole istituzione americana di ricerca sui rischi sanitari, esempio unico di istituto pubblico di eccellenza negli Usa). Committente della ricerca è la International Joint Commission, l'istituzione indipendente formata dalle due nazioni rivierasche (Usa e Canada) per regolare l'uso e la qualità delle acque dei Grandi laghi. Dal 2004 i risultati sono stati analizzati, rivisti e controllati da decine di esperti del Cdc, dell'Ente per la protezione ambientale (del governo Usa) e di altre agenzie federali e università.
Forse il lavoro più completo mai fatto per analizzare lo stato dell'ambiente attorno ai Grandi laghi. Eppure una settimana prima della pubblicazione, in luglio, la «Agenzia per le sostanze tossiche» del centro di Atlanta ha improvvisamente ritirato lo studio dicendo che erano necessarie ulteriori verifiche.
Ora i cittadini americani vengono a sapere tutto questo grazie alla caparbietà dei giornalisti del Center for Public Integrity, un gruppo che fa «giornalismo investigativo per l'interesse pubblico». Sono loro che hanno messo le mani sul rapporto: e sul loro sito, un articolo di Sheila Kaplan ricostruisce anche la storia di come la ricerca sia stata messa nel cassetto.
A quanto pare lo studio («Public health implications of hazardous substances in the Twenty-six Us Great lakes Areas of Concern») individua ben 26 «zone di allarme», tutte negli Usa - tra cui grandi aree metropolitane come Chicago, Detroit, Cleveland, Milwaukee - con almeno 9 milioni di persone che corrono un elevato rischio di esposizione a diossine, Pcb, pesticidi, piombo, mercurio e altre sei sostanze altamente tossiche. In molte di queste zone i ricercatori hanno trovato un tasso abnorme di neonati sottopeso e un'alta mortalità neonatale o nascite premature, e un elevato tasso di tumori al seno, al colon e ai polmoni.
Dati allarmanti. E il loro insabbiamento ha provocato parecchio malumore tra gli autori della ricerca. Sheila Kaplan cita ad esempio Peter Orris, professore alla Scuola di salute pubblica dell'Università dell'Illinois (uno degli esperti che ha revisionato lo studio), dice che quello studio «solleva importanti questioni», e «non diffonderlo è come nascondere la testa nella sabbia». La ricerca, spiega, non determina in modo conclusivo cause ed effetti (come sanno gli epidemiologi, è la cosa più difficile), né lo pretende: ma punta sulla necessità di interventi immediati e di ulteriori ricerche. «Le popolazioni potrebbero chiedere che quelle questioni siano affrontate in modo più sistematico», aggiunge Orris. Ma forse è proprio per questo che lo studio è rimasto nei cassetti dell'agenzia di Atlanta.
Si è lamentato dell'insabbiamento anche Christopher De Rosa, il direttore della divisione di tossicologia del Cdc di Atlanta (una delle divisioni che ha contotto la ricerca): pare che abbia scritto ai suoi boss che il ritardo nella pubblicazione «ha tutte le apparenze della censura di un lavoro scientifico e di informazioni di fatto riguardanti lo status sanitario di comunità vulnerabili». Anche diversi scienziati canadesi coinvolti nello studio hanno protestato: secondo il biologo Michael Gilbertson lo studio è stato soppresso perché dice che la salute delle popolazioni locali è stata danneggiata dall'inquinamento industriale: «la parola danneggiato inclica quella di responsabilità, e magari procedimenti legali e risarcimenti». E poi costose bonifiche: tutte cose che il governo Usa teme.
 
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