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ENERGIA, AMBIENTE
Energie rinnovabili, viste dall'Africa
Michele Vollaro
2008.04.24
Nei paesi industrializzati, siamo abituati a pensare alle fonti d'energia rinnovabile come un'alternativa agli idrocarburi soprattutto perché inquinano, ad esempio non emettono i gas «di serra» che modificano il clima. Viste da un paese del grande Sud del mondo, non ricco e per lo più rurale, la prospettiva cambia. Nelle Isole Mauritius ad esempio il 25% del totale della produzione di energia elettrica deriva dalla combustione degli scarti della canna da zucchero, su cui si fonda l'economia di questo paese. In Kenya invece oltre il 10% dell'energia elettrica è prodotto da fonti geotermiche, molto diffuse nella Rift Valley. Insomma, la sostenibilità ambientale qui si accompagna alla «lotta alla povertà». Questo è emerso durante una conferenza internazionale sulle energie rinnovabili in Africa tenuta la settimana scorsa a Dakar, in Senegal, organizzata dall'agenzia dell'Onu per lo sviluppo industriale (Unido) insieme al governo senegalese e al ministero tedesco per la cooperazione economica, dove rappresentanti politici di tutti gli stati africani ed esperti internazionali hanno discusso le prospettive di sviluppo delle energie rinnovabili in Africa.
Il dato di partenza è che «oltre 600 milioni gli africani non hanno accesso all'elettricità e ben 35 paesi sui 53 del continente rischiano continue interruzioni nella fornitura di corrente», ha ricordato Bernard Zoba, commissario dell'Unione africana alle infrastrutture e all'energia: «In simili condizioni - ha dichiarato all'agenzia Misna - le energie rinnovabili sono una soluzione reale per le aree più isolate del continente». Si pensi quanto è più facile ed economico installare pannelli solari o pale eoliche in zone lontane dalla rete elettrica, ad esempio. Dare accesso all'elettricità a quel 70% della popolazione africana che oggi ancora non ce l'ha significherebbe cominciare ad abbattere la barriera tecnologica che divide il nord dal sud del mondo. Scegliere di sviluppare determinate opzioni energetiche rinnovabili ha dimostrato inoltre la competitività da un punto di vista economico: le possibilità più interessanti sono infatti strettamente legate alle attività agricole o all'industria agro-forestale già esistenti sui territori. In Sud Africa e in Namibia, per esempio, esistono oltre 330mila pale eoliche per l'irrigazione dei campi, che hanno avuto in ruolo fondamentale nello sviluppo dell'agricoltura di questi due paesi. In Kenya invece sono molto diffuse le piccole centrali idroelettriche, che forniscono energia alle remote industrie rurali di lavorazione del tè e del caffè. Il calore geotermico viene sfruttato in Etiopia e in Kenya nelle serre per la coltivazione di fiori, frutta e ortaggi. Utilizzando un innovativo processo sperimentale, il Sud Africa ha ricevuto molte manifestazioni di interesse per sviluppare oltre 6000 Mw di energia (più del 10% della capacità energetica installata) con la cogenerazione, il processo che permette la produzione simultanea di energia termica ed elettrica partendo da un'unica fonte grazie a un sistema integrato.
La conferenza di Dakar si è conclusa con l'impegno di tutti i paesi africani ad aumentare gli investimenti in questo settore strategico: l'ambizione è portarli da meno di un miliardo di dollari l'anno ad almeno 10 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni (2009-2014). A questo scopo la conferenza ha adottato un piano d'azione in cinque punti principali: «politiche, regolamenti e quadro istituzionale», «sviluppo di competenze e capacità», «sviluppo di strategie finanziarie», «energie rinnovabili come base per lo sviluppo di imprese e industrie» e «attività trasversali». Secondo Hadjibou Soumaré, il premier del Senegal, «il piano d'azione va visto come uno strumento per sostenere le decisioni necessarie e servire come punto di riferimento nelle discussioni con i nostri partners». In un contesto internazionale che vede il prezzo del petrolio aumentare quotidianamente, la crescita del continente africano potrebbe dipendere proprio dalle energie rinnovabili.
Il dato di partenza è che «oltre 600 milioni gli africani non hanno accesso all'elettricità e ben 35 paesi sui 53 del continente rischiano continue interruzioni nella fornitura di corrente», ha ricordato Bernard Zoba, commissario dell'Unione africana alle infrastrutture e all'energia: «In simili condizioni - ha dichiarato all'agenzia Misna - le energie rinnovabili sono una soluzione reale per le aree più isolate del continente». Si pensi quanto è più facile ed economico installare pannelli solari o pale eoliche in zone lontane dalla rete elettrica, ad esempio. Dare accesso all'elettricità a quel 70% della popolazione africana che oggi ancora non ce l'ha significherebbe cominciare ad abbattere la barriera tecnologica che divide il nord dal sud del mondo. Scegliere di sviluppare determinate opzioni energetiche rinnovabili ha dimostrato inoltre la competitività da un punto di vista economico: le possibilità più interessanti sono infatti strettamente legate alle attività agricole o all'industria agro-forestale già esistenti sui territori. In Sud Africa e in Namibia, per esempio, esistono oltre 330mila pale eoliche per l'irrigazione dei campi, che hanno avuto in ruolo fondamentale nello sviluppo dell'agricoltura di questi due paesi. In Kenya invece sono molto diffuse le piccole centrali idroelettriche, che forniscono energia alle remote industrie rurali di lavorazione del tè e del caffè. Il calore geotermico viene sfruttato in Etiopia e in Kenya nelle serre per la coltivazione di fiori, frutta e ortaggi. Utilizzando un innovativo processo sperimentale, il Sud Africa ha ricevuto molte manifestazioni di interesse per sviluppare oltre 6000 Mw di energia (più del 10% della capacità energetica installata) con la cogenerazione, il processo che permette la produzione simultanea di energia termica ed elettrica partendo da un'unica fonte grazie a un sistema integrato.
La conferenza di Dakar si è conclusa con l'impegno di tutti i paesi africani ad aumentare gli investimenti in questo settore strategico: l'ambizione è portarli da meno di un miliardo di dollari l'anno ad almeno 10 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni (2009-2014). A questo scopo la conferenza ha adottato un piano d'azione in cinque punti principali: «politiche, regolamenti e quadro istituzionale», «sviluppo di competenze e capacità», «sviluppo di strategie finanziarie», «energie rinnovabili come base per lo sviluppo di imprese e industrie» e «attività trasversali». Secondo Hadjibou Soumaré, il premier del Senegal, «il piano d'azione va visto come uno strumento per sostenere le decisioni necessarie e servire come punto di riferimento nelle discussioni con i nostri partners». In un contesto internazionale che vede il prezzo del petrolio aumentare quotidianamente, la crescita del continente africano potrebbe dipendere proprio dalle energie rinnovabili.





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