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AMBIENTE, COMMERCIO
Traffico illegale del legno
Manuela Cartosio
2008.07.23
Quasi un quinto del legname importato nel 2006 nell'Unione Europea proviene da risorse illegali. Una quantità compresa tra i 26 e i 30 milioni di metri cubi, equivalente al totale del legname prodotto in una anno in Polonia. Lo sostiene il rapporto diffuso ieri dal Wwf che traccia le dieci rotte più importanti del traffico illegale del legno. La parte del leone la fa la Russia da dove, attraverso la Finlandia, arrivano nella Ue una decina di milioni di metri cubi di legname e di derivati (polpa e carta) di provenienza illegale o sospetta. Al secondo posto l'Indonesia, seguita dalla Cina che importa grandi quantità di legname da regioni ad alto rischio per poi commercializzarle nel resto del mondo. Tra le zone più depredate spicca l'Amazzonia dove quasi l'80% del taglio delle foreste è illegale.
Hanno origini sospette o illegali il 23% dei prodotti in legno importati dall'Europa dell'Est, il 40% di quelli importati dal SudEst asiatico, il 30% di quelli provenienti dal Sud America, oltre il 36% di quelli che arrivano dall'Africa. L'Italia si piazza al quarto posto - dopo Finlandia, Regno Unito e Germania - tra i paesi della Ue più conniventi. Il nostro paese importa un quarto del legname fuorilegge proveniente da Camerun, Repubblica democrativa del Congo, Gabon; il 14% di quello esportato dalla Bolivia, dall'Indonesia e dalla Thailandia; il 7% di quello spedido dalla Cina e il 5% dalla Malesia.
Pur non essendo precise al millimetro, le cifre certificano il fallimento del piano d'azione avviato nel 2003 dall'Unione Europea. Il Flegt - Forest Law Enforcement, Governance and Trade - non ha fermato il commercio di legname illegale. E' necessario pianificare negoziati con i colossi Russia e Cina, dice Massimiliano Rocco, responsabile del programma Traffic and Timber Trade del Wwf Italia.
Il taglio illegale di legname è la causa prima della deforestazione e la seconda dei cambiamenti climatici. Il 25% delle emissioni di gas serra è provocato dalla degradazione delle foreste. Gli alberi sono una ricchezza che dura nel tempo. Tagliandoli, si incassa la ricchezza monetaria e si distrugge quella ambientale. Tagliandoli illegalmente, per di più, si abbassano i prezzi del legname con gravi danni per le economie locali. Secondo la Banca mondiale la perdita economica derivante dal commercio illegale del legno ammonta a 10 miliardi di dollari l'anno. A questi vanno aggiunti 5 miliardi di dollari di tasse evase. Una perdita secca per i paesi poveri da cui proviene questa materia prima. Al traffico illegale di legname si associano le classiche forme dell'economia criminale: violenze, corruzione, riciclaggio di denaro sporco, acquisto di armi, finanziamento delle guerre civili e dei regimi dittatoriali. La giunta militare del Myanmar, per fare solo un esempio, si è autofinanziata con i profitti derivanti dal saccheggio delle foreste e dall'esportazione di teak.
Anche Greenpeace è impegnata in una campagna contro il traffico illegale di legname. Lo scorso marzo un gruppo di suoi attivisti è riuscito a bloccare nel porto di Caen una nave carica di legname illegale proveniente dall'Amazzonia.
Non si temono, per ora, simili blitz nel porto di Zhangijiang, vicino alla foce dello Yangze, snodo principale del traffico di legname in Cina. Nel porto arrivano tronchi da Siberia, Indonesia, Brasile, Birmania, Gabon, Congo, Mozambico. Dalla fine degli anni '90 la Cina ha diminuito i disboscamenti sul suo territorio e ha quadruplicato le importazioni dai paesi dove si taglia illegalmente a manetta.
 
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