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ALIMENTAZIONE, SCUOLA, SANITA
L'Afghanistan ha fame
Paola Desai
2008.12.11
Il dispaccio viene dall'Afghanistan: i direttori dei distretti scolastici segnalano che parecchi bambini hanno smesso di frequentare la scuola perché devono aiutare padri e madri a cercare cibo e soprattutto acqua, cosa che implica camminare parecchie ore al giorni con secchi o taniche da riempire. Questo riguarda soprattutto i distretti settentrionali, colpiti dalla siccità: i direttori dicono che la frequenza scolastica è calata tra il 10 e il 20 percento. A Kabul intanto il ministero della salute avverte che 1,6 milioni di bambini sotto i 5 anni, e centinaia di migliaia di madri, sono in stato di «malnutrizione acuta», e che con l'inverno alle porte, la fame e la mancanza di cure, molti non ce la faranno a sopravvivere. I due dispacci vengono dalla stessa fonte: l'agenzia Irin news, notiziario on-line dell'ufficio dell'Onu per gli affari umanitari. Siamo abituati a ricevere più che altro bollettini di guerra, dall'Afghanistan, quella fatta di piombo e missili, di operazioni militari delle forze Nato e raid dei ribelli taleban che tengono zone sempre più ampie del paese. Ma in fondo anche quelli di Irin sono bollettini di guerra. Le agenzie umanitarie delle Nazioni unite stimano che tra 5 e 10 milioni di afghani (su una popolazione totale stimata sui 26 milioni) non abbiano accesso a cibo adeguato. E il governo afghano (a volerlo chiamare così: controlla a malapena la città di Kabul...) fa presente che la crisi alimentare è stata esacerbata dalla siccità, dal rincaro dei prezzi dei generi alimentari e dalla perdita di bestiame in tutto il paese (sempre a causa di siccità e povertà). Il Programma alimentare mondiale (agenzie dell'Onu) ha stanziato 36mila tonnellate di cibo per distribuzioni d'emergenza quest'ionverno. Certo non aiuta il fatto che i convogli di aiuti siano sempre più spesso oggetto di attacchi armati.
Quella dell'Afghanistan è una situazione estrema, poiché il paese è in guerra: ma è uno dei possibili esempi di ciò che la Fao chiama «insicurezza alimentare». E tolta la guerra, le cause della fame in Afghanistan sono le stesse che provocano fame e malnutruzione ovunque. La Fao (organizzazione dell'Onu per l'agricoltura e alimentazione) stima nel suo ultimo rapporto che quest'anno 40 milioni di persone in più soffra la fame rispetto all'anno precedente (lo «Stato dell'insicurezza alimentare nel mondo», edizione 2008, è stato diffuso martedì a Roma). Ovvero, sul pianeta bisogna contare 963 milioni di persone sottonutrite, contro 923 milioni nel 2007. E questo aumento fa attribuito, oltre ai problemi strutturali (la mancanza di accesso alla terra, al credito e all'occupazione), alla fiammata dei prezzi alimentari registrata quest'anno. Va notato che i prezzi sono scesi di oltre il 50%, rispetto al picco dei primi mesi del 2008, «ma l'abbassamento dei prezzi non ha messo fine alla crisi alimentare in molti paesi poveri», ha spiegato il vicedirettore generale della Fao Hafez Ghanem: perché i prezzi registrati nell'ottobre di quest'anno rimangono comunque un 20% più alti rispetto all'ottobre 2006. Restano alti i prezzi di sementi e fertilizzanti. E la produzione di cereali è sta aumentando nei paesi ricchi, ma non in quelli in via di sviluppo, dove i ricavi più bassi e la stretta sul credito costringerà gli agricoltori a seminare di meno: così è probabile, segnala la Fao, che la crisi finanziaria ed economica di questi mesi si traduca in nuove fiammate dei prezzi - e ancora fame per milioni di persone.
Quella dell'Afghanistan è una situazione estrema, poiché il paese è in guerra: ma è uno dei possibili esempi di ciò che la Fao chiama «insicurezza alimentare». E tolta la guerra, le cause della fame in Afghanistan sono le stesse che provocano fame e malnutruzione ovunque. La Fao (organizzazione dell'Onu per l'agricoltura e alimentazione) stima nel suo ultimo rapporto che quest'anno 40 milioni di persone in più soffra la fame rispetto all'anno precedente (lo «Stato dell'insicurezza alimentare nel mondo», edizione 2008, è stato diffuso martedì a Roma). Ovvero, sul pianeta bisogna contare 963 milioni di persone sottonutrite, contro 923 milioni nel 2007. E questo aumento fa attribuito, oltre ai problemi strutturali (la mancanza di accesso alla terra, al credito e all'occupazione), alla fiammata dei prezzi alimentari registrata quest'anno. Va notato che i prezzi sono scesi di oltre il 50%, rispetto al picco dei primi mesi del 2008, «ma l'abbassamento dei prezzi non ha messo fine alla crisi alimentare in molti paesi poveri», ha spiegato il vicedirettore generale della Fao Hafez Ghanem: perché i prezzi registrati nell'ottobre di quest'anno rimangono comunque un 20% più alti rispetto all'ottobre 2006. Restano alti i prezzi di sementi e fertilizzanti. E la produzione di cereali è sta aumentando nei paesi ricchi, ma non in quelli in via di sviluppo, dove i ricavi più bassi e la stretta sul credito costringerà gli agricoltori a seminare di meno: così è probabile, segnala la Fao, che la crisi finanziaria ed economica di questi mesi si traduca in nuove fiammate dei prezzi - e ancora fame per milioni di persone.





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