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AGRICOLTURA, RIFIUTI TOSSICI, UNIONE EUROPEA
Pesticidi colposi
Luca Fazio
2009.01.14
Il parlamento europeo, con 624 voti a favore, 13 contro e 10 astenuti, ieri ha vietato l'uso di 22 pesticidi tossici (erbicidi, fungicidi e insetticidi) considerati a tutti gli effetti cancerogeni o «perturbatori» del sistema endocrino e riproduttivo. Un passo in avanti, se si considera che si è arrivati a votare il testo e a stilare la lista nera delle sostanze proibite dopo una lunga battaglia contro giganti dell'agrochimica come Bayer e Basf.
«Gli ambientalisti hanno saputo resistere collettivamente a pressioni enormi», spiega Monica Frassoni, copresidente dei Verdi al parlamento europeo. Ma ancora insufficiente, poiché si tratta di appena 22 sostanze su 500 (meno del 5%), mentre gli industriali del settore fitosanitario avevano promesso la sospensione del 40% delle sostanze ritenute tossiche.
Due fungicidi in particolare saranno vietati a partire da quest'anno, il Carbendazim e il Dinocap, in quanto esistono prove sufficienti per stabilire un nesso causale tra l'esposizione umana alla sostanza e lo sviluppo di tumori o di alterazioni genetiche, oppure il calo della fertilità (in Italia sono proibiti dal 2005); ma le autorizzazioni per certi prodotti perturbatori del sistema endocrino non scadranno prima del 2018.
In Francia, il Movimento per il diritto e il rispetto delle generazioni future (Mdrgf) si è detto dispiaciuto per il fatto che siano state ammorbidite certe restrizioni iniziali nei confronti di alcuni pesticidi responsabili di «conseguenze neurologiche e immunologiche gravi per lo sviluppo prenatale». Altro aspetto negativo, secondo il Mdrgf, l'assenza di misure forti per proteggere i cittadini che risiedono nei pressi delle zone agricole sottoposte alla polverizzazione dei pesticidi». Di piccolo passo utile parla anche Francesco Ferrante, responsabile di Legambiente. «Questa scelta - spiega - fa ben sperare per il futuro di un settore importante come l'agricoltura biologica, ora però è necessario compiere un ulteriore passo avanti e rivedere sia le procedure autorizzative delle sostanze permesse che la normativa, attualmente inesistente, sul multiresiduo, cioé sulle sinergie legate alla presenza contemporanea di diversi principi attivi su uno stesso prodotto». In ogni caso, ce n'è di che per far infuriare Agrofarma, secondo cui la decisione del parlamento europeo è «inutilmente penalizzante» e porterà al «calo della produzione agricola italiana favorendo l'importazione di prodotti agricoli extrauropei». Agrofarma non mette in dubbio la pericolosità «in astratto» delle sostanze ma sostiene che il rischio per il consumatore vada valutato in base al livello massimo di residuo che «può essere eventualmente ingerito assieme ai prodotti agricoli consumati nel corso di una normale dieta».
Intanto, la «madre» di tutti gli erbicidi, il Roundup della Monsanto, è stato messo sotto accusa da un nuovo studio di Gilles-Eric Séralini e Nora Benachour dell'università di Caen. Secondo gli scienziati, il glifosfato, principio attivo del Roundup, induce necrosi, asfissie e degradazioni del Dna nelle cellule neonatali tratte dal sangue del cordone ombellicale e nelle cellule della placenta. Per questo Séralini ha chiesto la pubblicazione degli esami del sangue di «ogni mammifero che abbia ricevuto l'erbicida al di fuori dai test regolamentari prima dell'autorizzazione commerciale».
«Gli ambientalisti hanno saputo resistere collettivamente a pressioni enormi», spiega Monica Frassoni, copresidente dei Verdi al parlamento europeo. Ma ancora insufficiente, poiché si tratta di appena 22 sostanze su 500 (meno del 5%), mentre gli industriali del settore fitosanitario avevano promesso la sospensione del 40% delle sostanze ritenute tossiche.
Due fungicidi in particolare saranno vietati a partire da quest'anno, il Carbendazim e il Dinocap, in quanto esistono prove sufficienti per stabilire un nesso causale tra l'esposizione umana alla sostanza e lo sviluppo di tumori o di alterazioni genetiche, oppure il calo della fertilità (in Italia sono proibiti dal 2005); ma le autorizzazioni per certi prodotti perturbatori del sistema endocrino non scadranno prima del 2018.
In Francia, il Movimento per il diritto e il rispetto delle generazioni future (Mdrgf) si è detto dispiaciuto per il fatto che siano state ammorbidite certe restrizioni iniziali nei confronti di alcuni pesticidi responsabili di «conseguenze neurologiche e immunologiche gravi per lo sviluppo prenatale». Altro aspetto negativo, secondo il Mdrgf, l'assenza di misure forti per proteggere i cittadini che risiedono nei pressi delle zone agricole sottoposte alla polverizzazione dei pesticidi». Di piccolo passo utile parla anche Francesco Ferrante, responsabile di Legambiente. «Questa scelta - spiega - fa ben sperare per il futuro di un settore importante come l'agricoltura biologica, ora però è necessario compiere un ulteriore passo avanti e rivedere sia le procedure autorizzative delle sostanze permesse che la normativa, attualmente inesistente, sul multiresiduo, cioé sulle sinergie legate alla presenza contemporanea di diversi principi attivi su uno stesso prodotto». In ogni caso, ce n'è di che per far infuriare Agrofarma, secondo cui la decisione del parlamento europeo è «inutilmente penalizzante» e porterà al «calo della produzione agricola italiana favorendo l'importazione di prodotti agricoli extrauropei». Agrofarma non mette in dubbio la pericolosità «in astratto» delle sostanze ma sostiene che il rischio per il consumatore vada valutato in base al livello massimo di residuo che «può essere eventualmente ingerito assieme ai prodotti agricoli consumati nel corso di una normale dieta».
Intanto, la «madre» di tutti gli erbicidi, il Roundup della Monsanto, è stato messo sotto accusa da un nuovo studio di Gilles-Eric Séralini e Nora Benachour dell'università di Caen. Secondo gli scienziati, il glifosfato, principio attivo del Roundup, induce necrosi, asfissie e degradazioni del Dna nelle cellule neonatali tratte dal sangue del cordone ombellicale e nelle cellule della placenta. Per questo Séralini ha chiesto la pubblicazione degli esami del sangue di «ogni mammifero che abbia ricevuto l'erbicida al di fuori dai test regolamentari prima dell'autorizzazione commerciale».




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