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ENERGIA, PALESTINESI
Il futuro a Gaza?
Marinella Correggia
2009.01.17
Il vento che non manca a Gaza non serve a nulla, anzi contribuisce - entrando dalle finestre rotte - ad aggiungere il freddo a tutto il resto della sofferenza, anche per i feriti ammucchiati negli ospedali senza riscaldamento. Del resto già prima dell'attacco israeliano non era soddisfatto il 70% del fabbisogno energetico per il funzionamento degli ospedali, soprattutto per l'elettricità fornita dai generatori. La situazione dell'ospedale Al Shifa, fra i più importanti di Gaza City e ora zeppo di feriti, sarebbe in queste ore leggermente meno terribile se un progetto la cui raccolta fondi è stata avviata poche settimane fa avesse già portato i suoi frutti...
«Se da Gaza partisse un progetto per integrare le scarse risorse energetiche con l'energia proveniente da installazioni di pannelli fotovoltaici e di piccolo eolico sarebbe folle sperare che vi collaborino comunità israelite e israeliane, palestinesi ed europee?». Così scriveva sulla rivista 'Confronti' Giovanni Franzoni, promotore di un progetto per sostenere la diffusione delle energie rinnovabili nei villaggi della striscia di Gaza e a Gaza City.
Il progetto, sostenuto da Action for Peace nel quadro della campagna «un futuro per Gaza», continuerà, assicurano i promotori. Mette insieme una tecnologia eolica sostenibile, su piccola scala, portata avanti da tempo da ditte finlandesi, le ormai mature tecnologie fotovoltaiche e gli ingegneri e i medici palestinesi, per dare energia elettrica da fonte eolica e solare all'Unità di cure intensive presso il Dipartimento di cardiologia dell'ospedale Al Shifa. L'obiettivo era che con le energie rinnovabili la sala operatoria avrebbe potuto funzionare 24 ore su 24.
«Le energie rinnovabili sono il futuro dappertutto, ma in luoghi come Gaza la loro applicazione è ancora più urgente» spiegavano i promotori. Un'importanza e urgenza anche politiche. La risposta ai bisogni indispensabili degli abitanti di Gaza è (era) anche possibilità che essi votino non obtorto collo ma in autonomia.
Il modello di eolico finlandese scelto ha (aveva) un impatto minimo, sia dal punto di vista visivo che funzionale. Il costo del progetto è (era) intorno agli 85.000 euro: 75.000 per l'acquisto di due turbine, 20 pannelli fotovoltaici, batterie e altri accessori; il resto per il trasporto e l'installazione. Quanto al fotovoltaico, il gruppo promotore dell'iniziativa lanciava un appello a enti locali per contributi «in natura», ovvero pannelli fotovoltaici.
In Italia il progetto ha (aveva) già avuto l'adesione e il sostegno di comitati di ebrei contro l'occupazione e di comitati di medici. I numerosi ingegneri palestinesi di Gaza non vedevano l'ora di mettere la loro abilità a disposizione del progetto, insieme all'altro partner locale, il Community College of Applied Science and Technology.
A Gaza sole e vento non mancano. Il progetto Trec ad esempio La Trans-Mediterranean Renewable Energy Cooperation e l'organizzazione Gaza Solar Power & Water Project prevedevano la costruzione di impianti a concentrazione solare per la produzione di elettricità e la desalinizzazione dell'acqua marina. Tali centrali, parte di un programma internazionale di aiuti per Gaza, potevano essere localizzate nella regione costiera del Sinai egiziano. Mediante un adeguato sistema di trasmissione idraulica ed elettrica, sarebbe stato così possibile rifornire 2-3 milioni di persone nella striscia di Gaza. Questo progetto sognava anche di ridurre i conflitti regionali per l'uso dell'acqua e rilanciare il processo di pace.
Cosa riprenderà, una volta finito il massacro?
«Se da Gaza partisse un progetto per integrare le scarse risorse energetiche con l'energia proveniente da installazioni di pannelli fotovoltaici e di piccolo eolico sarebbe folle sperare che vi collaborino comunità israelite e israeliane, palestinesi ed europee?». Così scriveva sulla rivista 'Confronti' Giovanni Franzoni, promotore di un progetto per sostenere la diffusione delle energie rinnovabili nei villaggi della striscia di Gaza e a Gaza City.
Il progetto, sostenuto da Action for Peace nel quadro della campagna «un futuro per Gaza», continuerà, assicurano i promotori. Mette insieme una tecnologia eolica sostenibile, su piccola scala, portata avanti da tempo da ditte finlandesi, le ormai mature tecnologie fotovoltaiche e gli ingegneri e i medici palestinesi, per dare energia elettrica da fonte eolica e solare all'Unità di cure intensive presso il Dipartimento di cardiologia dell'ospedale Al Shifa. L'obiettivo era che con le energie rinnovabili la sala operatoria avrebbe potuto funzionare 24 ore su 24.
«Le energie rinnovabili sono il futuro dappertutto, ma in luoghi come Gaza la loro applicazione è ancora più urgente» spiegavano i promotori. Un'importanza e urgenza anche politiche. La risposta ai bisogni indispensabili degli abitanti di Gaza è (era) anche possibilità che essi votino non obtorto collo ma in autonomia.
Il modello di eolico finlandese scelto ha (aveva) un impatto minimo, sia dal punto di vista visivo che funzionale. Il costo del progetto è (era) intorno agli 85.000 euro: 75.000 per l'acquisto di due turbine, 20 pannelli fotovoltaici, batterie e altri accessori; il resto per il trasporto e l'installazione. Quanto al fotovoltaico, il gruppo promotore dell'iniziativa lanciava un appello a enti locali per contributi «in natura», ovvero pannelli fotovoltaici.
In Italia il progetto ha (aveva) già avuto l'adesione e il sostegno di comitati di ebrei contro l'occupazione e di comitati di medici. I numerosi ingegneri palestinesi di Gaza non vedevano l'ora di mettere la loro abilità a disposizione del progetto, insieme all'altro partner locale, il Community College of Applied Science and Technology.
A Gaza sole e vento non mancano. Il progetto Trec ad esempio La Trans-Mediterranean Renewable Energy Cooperation e l'organizzazione Gaza Solar Power & Water Project prevedevano la costruzione di impianti a concentrazione solare per la produzione di elettricità e la desalinizzazione dell'acqua marina. Tali centrali, parte di un programma internazionale di aiuti per Gaza, potevano essere localizzate nella regione costiera del Sinai egiziano. Mediante un adeguato sistema di trasmissione idraulica ed elettrica, sarebbe stato così possibile rifornire 2-3 milioni di persone nella striscia di Gaza. Questo progetto sognava anche di ridurre i conflitti regionali per l'uso dell'acqua e rilanciare il processo di pace.
Cosa riprenderà, una volta finito il massacro?




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