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AMBIENTE, ENERGIA, UNIONE EUROPEA
«L'ecoimpronta» Ue
Fulvio Gioanetto
2009.01.21
La chiamano energia alternativa: gli agrocombustibili però sono un nuovo aspetto dell'impronta ecologica della benestante Europa sul pianeta. Basta fare i conti. La principale coltivazione utilizzata per produrre agrocombustibili in Europa è la colza (56%) che presuppone un uso di almeno due milioni di ettari di terre agricole. L'olio di soia impone l'utilizzazione di un 17 per cento di terre, mentre l'olio di palma, principale responsabile della massiccia deforestazione di quello che resta delle foreste amazzoniche e asiatiche, implica un 7 per cento di superficie agricola.
La Germania è il principale consumatore mondiale di agrodiesel (con circa 3.800 milioni di litri nel 2007), quasi l'equivalente di tutti i paesi dell'Unione Europea messi insieme. La Spagna è il secondo paese europeo per consumo in foraggi e ..... per alimentare i propri allevamenti intensivi. Ha bisogno di un 253 mq di superficie per abitante/anno di piantagioni di soia nei paesi del sud per sostenere la continua ghiottona richiesta.
Germania, Francia e Inghilterra messe insieme, hanno bisogno addirittura di 4,5 milioni di ettari per coltivare soia, avvelenata con Ogm e che avvelena il suolo, per mantenere le loro diete ricche di carni e derivati del latte.
La maggior parte di queste terre si trovano in America latina, dove questa incessante domanda provoca la distruzione di foreste ed ecosistemi primari, causa sempre piú incontrollabili forti emissioni di Co2, una continua perdita per le economie locali e incrementa conflitti sociali e agrari ampliamente riportati dai media.
Il recente studio presentato dalla rete degli Amici della Terra (Friends of the Eearth International) e dal coordinamento europeo di Via Campesina (www.tierra.org) conferma che l'insieme dei paesi dell'Unione Europea utilizza 14 milioni di ettari di terre per soddisfare i propri bisogni di soia, quasi tutta transgenica. Di essi quasi un 87 per cento si trovano in Argentina e Brasile. La quantità di terra che l'Unione Europea occupa per fabbricare biodiesel e per alimentare i propri allevamenti eccede l'area totale mondiale deforestata annualmente 13 milioni di ettari, secondo le stime della Fao.
Independentemente dalle statistiche e da queste valutazioni economiche, esistono in tutta America latina centinaia di migliaia di ettari coltivati in modo biologico e allevamenti ecologici, utilizzando tecniche e tecnologie di silvopastoralimo (Colombia, Nicaragua, Argentina, Messico, Cuba), agroforestali (Messico e tuti i paesi centroamericani), sistemi di pastorizia basati sull'utilizzo di banchi forraggeri di proteine di speci di alberi locali (leucaena, gliciridia, enterolobium, etc) che sostengono e preservano gli ecosistemi e gli agrosistemi locali. Migliaia di produttori che stanno costruendo economie locali e proteggendo ecosistemi, piantando e seminando arbusti autoctoni multiuso (esempi sono piante come la jatropa, il ricino, la coriaria), recuperando terre abbandonate e avvelenate da tanto cattivo uso ai fini del biodiesel. Delle realtà umane, rurali e produttive che associate agli sforzi di tanti produttori biologici europei faranno la differenza e già dfda ora stanno costruendo sistemi economici sostenibili.
La Germania è il principale consumatore mondiale di agrodiesel (con circa 3.800 milioni di litri nel 2007), quasi l'equivalente di tutti i paesi dell'Unione Europea messi insieme. La Spagna è il secondo paese europeo per consumo in foraggi e ..... per alimentare i propri allevamenti intensivi. Ha bisogno di un 253 mq di superficie per abitante/anno di piantagioni di soia nei paesi del sud per sostenere la continua ghiottona richiesta.
Germania, Francia e Inghilterra messe insieme, hanno bisogno addirittura di 4,5 milioni di ettari per coltivare soia, avvelenata con Ogm e che avvelena il suolo, per mantenere le loro diete ricche di carni e derivati del latte.
La maggior parte di queste terre si trovano in America latina, dove questa incessante domanda provoca la distruzione di foreste ed ecosistemi primari, causa sempre piú incontrollabili forti emissioni di Co2, una continua perdita per le economie locali e incrementa conflitti sociali e agrari ampliamente riportati dai media.
Il recente studio presentato dalla rete degli Amici della Terra (Friends of the Eearth International) e dal coordinamento europeo di Via Campesina (www.tierra.org) conferma che l'insieme dei paesi dell'Unione Europea utilizza 14 milioni di ettari di terre per soddisfare i propri bisogni di soia, quasi tutta transgenica. Di essi quasi un 87 per cento si trovano in Argentina e Brasile. La quantità di terra che l'Unione Europea occupa per fabbricare biodiesel e per alimentare i propri allevamenti eccede l'area totale mondiale deforestata annualmente 13 milioni di ettari, secondo le stime della Fao.
Independentemente dalle statistiche e da queste valutazioni economiche, esistono in tutta America latina centinaia di migliaia di ettari coltivati in modo biologico e allevamenti ecologici, utilizzando tecniche e tecnologie di silvopastoralimo (Colombia, Nicaragua, Argentina, Messico, Cuba), agroforestali (Messico e tuti i paesi centroamericani), sistemi di pastorizia basati sull'utilizzo di banchi forraggeri di proteine di speci di alberi locali (leucaena, gliciridia, enterolobium, etc) che sostengono e preservano gli ecosistemi e gli agrosistemi locali. Migliaia di produttori che stanno costruendo economie locali e proteggendo ecosistemi, piantando e seminando arbusti autoctoni multiuso (esempi sono piante come la jatropa, il ricino, la coriaria), recuperando terre abbandonate e avvelenate da tanto cattivo uso ai fini del biodiesel. Delle realtà umane, rurali e produttive che associate agli sforzi di tanti produttori biologici europei faranno la differenza e già dfda ora stanno costruendo sistemi economici sostenibili.





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