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COMMERCIO, ALIMENTAZIONE
Il baratto alimentare
Marina Forti
2009.01.28
Il baratto è tornato in auge. Nulla di male, in fondo è la forma più antica di scambio commerciale. Fa un po' strano però sapere che sono degli stati a farne uso, e che l'oggetto sono derrate alimentari. E' il quotidiano finanziario Financial Times a dare la notizia, nella sua prima pagina di ieri: sono sempre di più i governi che fanno ricorso a scambi in natura per assicurarsi forniture di derrate alimentari, scrive. Contratti importanti, in qualche caso per il valore di centinaia di milioni di dollari: secondo il quotidiano londinese si tratta di una delle conseguenze della crisi finanziaria globale. In sostanza, di fronte a prezzi delle derrate alimentari più alti e alla difficoltà di procurarsi crediti per finanziare i propri acquisti, i governi di nazioni povere o anche a medio reddito ricorrono ad accordi di scambio - pratica commerciale raramente usata negli ultimi 20 anni (e di solito solo da paesi colpiti da embargo). Viene da pensare che indebitarsi per sfamare i propri cittadini non è necessariamente un'alternativa più fortunata... ma sorvoliamo. Qualche esempio serve a chiarire di cosa parliamo. Ovviamente nessun paese ha quantificato l'entità degli accordi conclusi, anzi molti non vogliono neppure confermare che tali accordi di scambio esistano, ma il Financial times può citare fonti varie (tra cui il programma alimentare mondiale, delle Nazioni unite, e diversi funzionari di governi interessati) a sostegno di quanto scrive. Accordi di scambio sono, ad esempio, quelli conclusi dalla Malaysia che fornirà olio di palma a Corea del Nord, Cuba e Russia in cambio di fertilizzanti e macchinari. Sempre la Malaysia è in trattative per altri accordi con Marocco, Giordania, Siria e Iran. La logica è riassunta dal ministro malaysiano del commercio, Datuk Peter Chin Fah Kui: lo scambio viene usato con paesi che non hanno la liquidità finanziaria per comprare ma possono fornirci delle materie prime o delle merci che a noi servono. Altro esempio: la Thailandia, uno dei maggiori esportatori di riso, sta discutendo forniture in regime di scambio con diversi paesi mediorientali, incluso l'Iran. Le Filippine, che invece sono il maggiore importatore di riso, si sono già assicurate il fabbisogno di quast'anno con un accordo diplomatico con il Vietnam. La notizia è tanto più degna di nota mentre le Nazioni unite avvertono di una prossima, imminente nuova crisi sul mercato alimentare, con prezzi destinati a nuove fiammate di rialzo - un po' come l'anno scorso, ma questa volta in un panorama mondiale di crisi. Resta da spiegare perché sono destinati a salire i prezzi degli alimentari se il corso internazionale delle derrate agricole è calato dall'estate scorsa - ed è calato anche il prezzo del petrolio, che un anno fa veniva citato tra le cause del rincaro dei costi e quindi dei prodotti agricoli. Fattostà che a Madrid, un «vertice ad alto livello» convocato dalle Nazioni unite sulla «sicurezza alimentare», che si è concluso ieri, ha segnalato che la crisi dei prezzi alimentari non è affatto conclusa. E la Fao è stata esplicita: il numero di affamati è aumentato di 40 milioni l'anno scorso, eppure basterebbe investire 30 miliardi l'anno in infrastrutture e produzione agricola per eliminare le cause profonde della fame.




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