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COMMERCIO
Las Vegas 2, in Spagna
Manuela Cartosio
2009.04.29
Trentadue casinò, 70 hotel, 200 tra ristoranti e bar, 5 parchi a tema, un campo da golf, un ippodromo, una pista per le corse dei cani e persino una spiaggia artificiale per tuffarsi in un mare finto. Dove? In mezzo al deserto dei Monegros, in Aragona. Del progetto Gran Scala - subito ribattezzata «la Las Vegas spagnola» - si parla da un paio d'anni. Sembrava la fanfaronta di un personaggio - Jaime Riera - dal passato affaristico poco limpido. E invece il 15 aprile il governo regionale dell'Aragona, guidato dal socialista Marcelino Iglesias, ha dato l'ok al progetto di International Leisure Development, un consorzio creato ad hoc. Entro l'estate il parlamento regionale dovrebbe fare altrettanto. I voti non mancheranno, visto che anche l'opposizione di destra è stata conquistata da un progetto che regalerà all'Aragona «il più grande complesso di gioco d'azzardo e di divertimento europeo».
Stando a un reportage della Bbc, anche il prete di Ontinena, un paesino di 600 anime vicino all'area dove sorgerà la sin city spagnola, benedice Gran Scala: «Porterà sviluppo economico». I tre gruppi che in passato hanno contestato il progetto (Stop Gran Scala, Los Monegros no se venden, Docentes contra Gran Scala) sembrano isolati e nell'angolo. Sostengono che è una pazzia costruire un complesso di tali dimensioni in mezzo a un deserto dove l'acqua già ora scarseggia. Affermano che Gran Scala sarà un baraccone «ambientalmente insostenibile» e inquinante. Lamentano che la valutazione d'impatto ambientale è stata frettolosa e insufficiente. Persa la partita in Aragona, si sono appellati al difensore civico nazionale, l'unico a questo punto che potrebbe mettere un bastone tra le ruote di Gran Scala. Intanto, sulla scrivania del sindaco di Ontinena si accumulano le domande di cittadini che sperano d'essere assunti nei cantieri edili. I lavori dovrebbero iniziare entro la fine dell'anno. Nel primo trimestre del 2009 la disoccupazione in Spagna ha toccato il 17%. La fame di lavoro vince sulle pur giuste argomentazioni ambientali. Fa passare in cavalleria i buoni propositi snocciolati all'Expo del 2008. Tenuta a Saragozza, capoluogo dell'Aragona, e dedicata - ironia della sorte - al buon uso dell'acqua.
Non è l'unico paradosso in questa storia. Il cemento è stato il propellente del miracolo spagnolo. Proprio per questo la Spagna è stata il paese europeo che più ha risentito dello scoppio della bolla immobiliare. Ora, per risollevarsi, torna a puntare sullo stesso cavallo, il mattone.
Quanti posti di lavoro creerà Gran Scala? I numeri lievitano da un lancio all'altro di agenzia. La costruzione, che procederà in due tappe, assorbirà 3 mila persone. Il divertimentificio, un mix tra Las Vegas e Disneyland, quando sarà a regime darà lavoro a 65 mila persone, dice uno. Calcolando l'indotto, 200 mila, spara un altro. Tra tasse varie e gabelle sul gioco la regione dell'Aragona prevede di incassare 677 milioni di euro all'anno.
Resta da vedere chi darà al consorzio Ild i 17 miliardi di euro che servono per realizzare l'impresa Gran Scala. Di questi tempi, le banche tengono stretti i cordoni delle borse e «gli arabi» hanno da risolvere un sacco di problemi in casa loro. E a Las Vegas, quella vera, gli immobiliaristi si stanno strappando i capelli dalla disperazione. City Center, il più grande progetto immobiliare della storia non solo di Las Vegas ma degli Usa, è sull'orlo del fallimento.
Stando a un reportage della Bbc, anche il prete di Ontinena, un paesino di 600 anime vicino all'area dove sorgerà la sin city spagnola, benedice Gran Scala: «Porterà sviluppo economico». I tre gruppi che in passato hanno contestato il progetto (Stop Gran Scala, Los Monegros no se venden, Docentes contra Gran Scala) sembrano isolati e nell'angolo. Sostengono che è una pazzia costruire un complesso di tali dimensioni in mezzo a un deserto dove l'acqua già ora scarseggia. Affermano che Gran Scala sarà un baraccone «ambientalmente insostenibile» e inquinante. Lamentano che la valutazione d'impatto ambientale è stata frettolosa e insufficiente. Persa la partita in Aragona, si sono appellati al difensore civico nazionale, l'unico a questo punto che potrebbe mettere un bastone tra le ruote di Gran Scala. Intanto, sulla scrivania del sindaco di Ontinena si accumulano le domande di cittadini che sperano d'essere assunti nei cantieri edili. I lavori dovrebbero iniziare entro la fine dell'anno. Nel primo trimestre del 2009 la disoccupazione in Spagna ha toccato il 17%. La fame di lavoro vince sulle pur giuste argomentazioni ambientali. Fa passare in cavalleria i buoni propositi snocciolati all'Expo del 2008. Tenuta a Saragozza, capoluogo dell'Aragona, e dedicata - ironia della sorte - al buon uso dell'acqua.
Non è l'unico paradosso in questa storia. Il cemento è stato il propellente del miracolo spagnolo. Proprio per questo la Spagna è stata il paese europeo che più ha risentito dello scoppio della bolla immobiliare. Ora, per risollevarsi, torna a puntare sullo stesso cavallo, il mattone.
Quanti posti di lavoro creerà Gran Scala? I numeri lievitano da un lancio all'altro di agenzia. La costruzione, che procederà in due tappe, assorbirà 3 mila persone. Il divertimentificio, un mix tra Las Vegas e Disneyland, quando sarà a regime darà lavoro a 65 mila persone, dice uno. Calcolando l'indotto, 200 mila, spara un altro. Tra tasse varie e gabelle sul gioco la regione dell'Aragona prevede di incassare 677 milioni di euro all'anno.
Resta da vedere chi darà al consorzio Ild i 17 miliardi di euro che servono per realizzare l'impresa Gran Scala. Di questi tempi, le banche tengono stretti i cordoni delle borse e «gli arabi» hanno da risolvere un sacco di problemi in casa loro. E a Las Vegas, quella vera, gli immobiliaristi si stanno strappando i capelli dalla disperazione. City Center, il più grande progetto immobiliare della storia non solo di Las Vegas ma degli Usa, è sull'orlo del fallimento.




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