terra terra
ALIMENTAZIONE, AMBIENTE
L'acquafan del Corsera
Luca Fazio
2009.05.13
Problema. Cosa si può fare per rilanciare il business delle acque minerali se anche i maggiori consumatori del mondo (gli italiani ne bevono 11 miliardi di litri all'anno) si stanno convincendo che è più sano e conveniente bere acqua di rubinetto? Avete a disposizione: una dose massiccia di peli sullo stomaco, milioni di euro da investire in pubblicità, qualche professore universitario ben disposto a calibrare ricerche su misura, e qualche giornalista che non si preoccupa di confezionare un «dossier» che come minimo dovrebbe far scattare l'allarme rosso all'Organizzazione mondiale della sanità. Il risultato, per chi è disposto a bersi l'inchiesta del Corriere della Sera, dovrebbe essere piuttosto scontato: se bevete acqua di rubinetto vi avvelenate. Ma vediamo lo svolgimento.
Prendiamo una pubblicità a caso, solo perché è la più furbetta, quella che sta tappezzando mezza Italia e le pagine di quasi tutti i giornali più importanti, e facciamo un nome a caso: Ferrarelle. Quante volte avete letto che adesso basta una vostra sorsata eco-compatibile per aiutare i bambini africani a costruire un acquedotto nuovo nuovo, o per illuminare con impianti fotovoltaici un'oasi della Lipu? L'ultima volta, per esempio, l'altro ieri, a pagina 19, sul quotidiano di via Solferino. Niente di male, anzi, un po' siamo invidiosi. Restiamo però sullo stesso autorevole foglio, quello andato in stampa il giorno successivo, perché a pagina 23 ci viene quasi un coccolone: «Acqua contaminata da un rubinetto su 4». Chi lo dice?
Altri due nomi ancora per risolvere il problema. Massimiliano Imperato, docente di idrologia e idrogeologia dell'Università Federico II di Napoli. Non stiamo a qui a dirvi a causa di quali e quanti veleni se oggi siete vivi siete vivi per miracolo (feci, cloroformio, trielina...), ci preme solo andare al sodo dell'inchiesta - «in nessun caso è stata rilevata la presenza di indicatori di contaminazione fecale o ambientale nelle acque minerali imbottigliate» - e sottolineare un particolare di non secondaria importanza: il professore in questione, che senza alcun dubbio è un'autorità in materia, è anche direttore del Ceram (Centro europeo di ricerca acque minerali). Di cosa si occupa, quali «partnership» ha stretto, con quali prestigiosi collaboratori assegna «premi qualità alle acque minerali» (con Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua), ve lo lasciamo immaginare. Quindi, fatta salva l'ineccepibilità delle analisi effettuate dall'università napoletana, come minimo il giornale di Ferruccio De Bortoli dovrà dare spazio alle controanalisi dei principali acquedotti italiani. A questo punto manca un dato che ci aiuta a risolvere il problema, la «prova del 9»: Mario Pappagallo, l'autore del tranquillizzante dossier sul Corriere della Sera, dove si sostiene che «recenti studi hanno mostrato una correlazione tra l'assunzione prolungata di acque clorate e l'aumentato rischio di cancro a prostata, vescica e retto», tanto per gradire. Come nel caso del professore, nessuno può azzardarsi a dire che Pappagallo non sappia di cosa sta parlando, anzi: è lui l'autore de «L'Atlante delle Acque Minerali», libro che ha riscosso successo nell'ambiente. Fa fede la frizzante recensione fatta a suo tempo da Stefano Agostini: «E' per noi motivo di orgoglio, in quanto leader di comparto, sostenere questo importante progetto». Noi chi? Sanpellegrino...
Prendiamo una pubblicità a caso, solo perché è la più furbetta, quella che sta tappezzando mezza Italia e le pagine di quasi tutti i giornali più importanti, e facciamo un nome a caso: Ferrarelle. Quante volte avete letto che adesso basta una vostra sorsata eco-compatibile per aiutare i bambini africani a costruire un acquedotto nuovo nuovo, o per illuminare con impianti fotovoltaici un'oasi della Lipu? L'ultima volta, per esempio, l'altro ieri, a pagina 19, sul quotidiano di via Solferino. Niente di male, anzi, un po' siamo invidiosi. Restiamo però sullo stesso autorevole foglio, quello andato in stampa il giorno successivo, perché a pagina 23 ci viene quasi un coccolone: «Acqua contaminata da un rubinetto su 4». Chi lo dice?
Altri due nomi ancora per risolvere il problema. Massimiliano Imperato, docente di idrologia e idrogeologia dell'Università Federico II di Napoli. Non stiamo a qui a dirvi a causa di quali e quanti veleni se oggi siete vivi siete vivi per miracolo (feci, cloroformio, trielina...), ci preme solo andare al sodo dell'inchiesta - «in nessun caso è stata rilevata la presenza di indicatori di contaminazione fecale o ambientale nelle acque minerali imbottigliate» - e sottolineare un particolare di non secondaria importanza: il professore in questione, che senza alcun dubbio è un'autorità in materia, è anche direttore del Ceram (Centro europeo di ricerca acque minerali). Di cosa si occupa, quali «partnership» ha stretto, con quali prestigiosi collaboratori assegna «premi qualità alle acque minerali» (con Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua), ve lo lasciamo immaginare. Quindi, fatta salva l'ineccepibilità delle analisi effettuate dall'università napoletana, come minimo il giornale di Ferruccio De Bortoli dovrà dare spazio alle controanalisi dei principali acquedotti italiani. A questo punto manca un dato che ci aiuta a risolvere il problema, la «prova del 9»: Mario Pappagallo, l'autore del tranquillizzante dossier sul Corriere della Sera, dove si sostiene che «recenti studi hanno mostrato una correlazione tra l'assunzione prolungata di acque clorate e l'aumentato rischio di cancro a prostata, vescica e retto», tanto per gradire. Come nel caso del professore, nessuno può azzardarsi a dire che Pappagallo non sappia di cosa sta parlando, anzi: è lui l'autore de «L'Atlante delle Acque Minerali», libro che ha riscosso successo nell'ambiente. Fa fede la frizzante recensione fatta a suo tempo da Stefano Agostini: «E' per noi motivo di orgoglio, in quanto leader di comparto, sostenere questo importante progetto». Noi chi? Sanpellegrino...




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