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PETROLIO, DIRITTI UMANI
Un processo alla Shell
Marina Forti
2009.06.02
Il tribunale federale distrettuale di New York sta istruendo un processo che potrebbe segnare un precedente. Imputata è infatti una delle maggiori aziende petrolifere mondiali, la anglo-olandese Royal Dutch Shell. Nella parte dei querelanti sono due organizzazioni statunitensi per la giustizia ambientale, il Center for Constitutional Rights e EarthRights International, per conto dei familiari delle nove persone impiccate il 10 novembre del 1995 dal governo militare della Nigeria. L'esecuzione dello scrittore-attivista Ken Saro-Wiwa e degli altri attivisti, leader di un pacifico movimento per i diritti del popolo Ogoni e contro la devastazione ambientale nel delta del Niger, sollevò un'ondata di indignazione: ordinata al termine di un processo costruito, senza prove né diritti della difesa, era un'esecuzione sommaria. Allora la Shell - che aveva i suoi pozzi nel territorio Ogoni, era la responsabile di quella devastazione ambientale - cercò di distanziarsi da quella vergogna, e da allora ha speso molte energie per cancellarne il ricordo.
Ora sarà costretta a ricordare. Nel procedimento legale che dovrebbe cominciare proprio oggi è accusata di complicità nell'esecuzione di Ken Saro-Wiwa e nella violazione dei diritti umani degli Ogoni compiute dal regime militare, con accuse che includono complicità in esecuzioni sommarie, crimini contro l'umanità, tortura, arresti arbitrari, trattamenti inumani e altro. La tesi dell'accusa è che tra il 1990 e il '95 Shell chiese all'esercito nigeriano di intervenire a proteggere i suoi impianti dalla montante protesta della popolazione locale; i raid dei militari contro i villaggi ogoni, le rappresaglie contro chi protestava, le retate di attivisti e tutto il resto avvennero dunque con l'assistenza logistica e il finanziamento della compagnia petrolifera. Questo cercheranno di documentare gli avvocati delle due organizzazioni americane.
I procedimenti legali sono per la verità due: «Wiwa versus Royal Duch Shell», e «Wiwa vs Anderson» - si tratta del signor Brian Anderson, che a metà degli anni '90 era il direttore generale (managing director) di Shell - e includono anche il caso di torture, detenzione e esilio forzato per il fratello di Ken Saro-Wiwa, Owens Wiwa, che sarà in aula tra i querelanti - come anche il figlio dello scrittore-attivista, Ken Wiwa Junior.
Il processo potrebbe fare storia per almeno due motivi. Uno è che sarà un raro caso in cui una grande azienda multinazionale è chiamata a rendere conto in un tribunale Usa del suo comportamento in territorio straniero (prima d'ora solo un caso è arrivato fino al dibattimento in aula: quello di un gruppo di profughi birmani «versus» la compagnia petrolifera Unocal).
L'altro è che riaccenderà i riflettori sulla maledizione che è il petrolio: una grande ricchezza naturale che però non ha migliorato la vita della popolazione, anzi ha devastato l'ambiente, inquinato canali e terreni (si calcola che 1,5 milioni di tonnellate di greggio l'anno sversati), impoverito quei 27 milioni di persone che per tre quarti sopravvivono di pesca e agricoltura. Oggi la Nigeria ha un governo civile, ma quella che Saro-Wiwa aveva definito «guerra ecologica» continua: incattivita casomai, perché l'intero delta del Niger è diventato una zona di guerra, tra la rivolta armata del mend, lo scorrerie di gang di pirati, funzionari corrotti. «Io e i miei coleghi non siamo solo tra gli imputati», aveva dichiarato ken Saro-Wiwa durante il processo-farsa: «La guerra ecologica che la compagnia ha condotto nel delta sarà prima o poi chiamata in causa e i crimini di quella guerra saranno puniti».
 
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