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AGRICOLTURA, SVILUPPO
Il Congo si gioca la terra
Marina Forti
2009.08.21
Il governo della Repubblica del Congo ora parla di «misunderstanding», malinteso. Si riferisce ai termini di un contratto in fase di negoziazione con la principale unione di aziende agricole del Sudafrica, a cui Brazzaville darà in concessione parecchi milioni di ettari di terre coltivabili: il governo congolese però ora vuole rivedere l'accordo.
Il caso del Congo fa parte di una tendenza ormai molto diffusa da parte di paesi ricchi a procurarsi terra coltivabile comprando concessioni a lungo termine da paesi più poveri, in particolare africani. In questo caso l'acquirente è il Sudafrica, l'economia più solida del continente, con il settore agricolo certamente più moderno e sviluppato. Ma la tendenza alle «acquisizioni di terra su larga scala», per usare un termine asettico («land grab», o «accaparramenti» di terre, secondo una definizione ormai diffusa) ha ormai dimensioni così ampie da suscitare preoccupazione e polemiche. Alla fine di maggio uno studio realizzato dal International Institute for Environment and Development (Iied) per conto della Fao e dell'Ifad, due agenzie dell'Onu per l'agricoltura, era giunto a conclusioni allarmanti: molti paesi africani stanno dando via le loro terre arabili in cambio di poco più che promesse aleatorie di investimenti e posti di lavoro - di fatto quasi gratis («Land Grab or Develpoment Opportunity? Agricoltural Investments and International land deals in Africa», maggio 2009: vedi «terraterra» del 26 maggio).
Nel caso del Congo Brazzaville sono in gioco 8 milioni di ettari di terra coltivabile. L'accordo era più o meno definito, ma poi la conclusione è stata rinviata in attesa delle elezioni presidenziali del luglio scorso. Ora, rieletto il presidente Denis Sassou-Nguesso come previsto, la questione delle terre torna all'ordine del giorno. E il ministro dell'agricoltura ha cominciato a rimettere in questione l'accordo: un suo consigliere ha dichiarato giorni fa all'agenzia reuter che il Congo non può cedere tutta quella terra: «I nostri contadini non avrebbero abbastanza terra da coltivare». Il progetto è ancora in ballo, ha precisato, «si tratta solo di chiarire alcune cose». La «controparte», AgriSa, ha fatto sapere che è pronta a ridiscutere i termini del leasing: due termini da 35 anni, o uno solo da 60 anni? ma non accetterà di ridiscutere le clausole di esproprio, o di «protezione dell'investimento», ha detto un dirigente dell'associazione (sempre alla reuter), che non dice quanta terra sia in ballo.
Nel suo discorso di insediamento, la settimana scorsa, il presidente Sassou-Nguesso ha sottolineato la necessità di modernizzare il settore agricolo congolese per diminuire la sua dipendenza dalle importazioni alimentari. Mas la cessione di ben 8 milioni di ettari è una questione che scotta: perché i sudafricani prenderanno quelle terre per coltivarvi derrate di un certo valore commerciale e destinate all'export, non certo per garantire l'autosufficenza alimentare congolese. La corsa ad accaparrarsi grandi estensioni di terra coltivabile è cominciata nell'ultimo anno o poco più, dopo la grande fiammata dei prezzi alimentari: la terra come un buon investimento, un po' perché i prezzi delle derrate alimentari sui mercati internazionali restano alti e la domanda cresce, un po' per il mercato degli agrocarburanti, un po' perché il cambiamento del clima aumenta l'incertezza e quindi la pressione ad accaparrarsi la terra coltivabile. Cosa ne avranno in cambio i cittadini (e agricoltori) del Congo Brazzaville? Nulla, temono, e ora anche il loro governo si fa qualche scrupolo.
Il caso del Congo fa parte di una tendenza ormai molto diffusa da parte di paesi ricchi a procurarsi terra coltivabile comprando concessioni a lungo termine da paesi più poveri, in particolare africani. In questo caso l'acquirente è il Sudafrica, l'economia più solida del continente, con il settore agricolo certamente più moderno e sviluppato. Ma la tendenza alle «acquisizioni di terra su larga scala», per usare un termine asettico («land grab», o «accaparramenti» di terre, secondo una definizione ormai diffusa) ha ormai dimensioni così ampie da suscitare preoccupazione e polemiche. Alla fine di maggio uno studio realizzato dal International Institute for Environment and Development (Iied) per conto della Fao e dell'Ifad, due agenzie dell'Onu per l'agricoltura, era giunto a conclusioni allarmanti: molti paesi africani stanno dando via le loro terre arabili in cambio di poco più che promesse aleatorie di investimenti e posti di lavoro - di fatto quasi gratis («Land Grab or Develpoment Opportunity? Agricoltural Investments and International land deals in Africa», maggio 2009: vedi «terraterra» del 26 maggio).
Nel caso del Congo Brazzaville sono in gioco 8 milioni di ettari di terra coltivabile. L'accordo era più o meno definito, ma poi la conclusione è stata rinviata in attesa delle elezioni presidenziali del luglio scorso. Ora, rieletto il presidente Denis Sassou-Nguesso come previsto, la questione delle terre torna all'ordine del giorno. E il ministro dell'agricoltura ha cominciato a rimettere in questione l'accordo: un suo consigliere ha dichiarato giorni fa all'agenzia reuter che il Congo non può cedere tutta quella terra: «I nostri contadini non avrebbero abbastanza terra da coltivare». Il progetto è ancora in ballo, ha precisato, «si tratta solo di chiarire alcune cose». La «controparte», AgriSa, ha fatto sapere che è pronta a ridiscutere i termini del leasing: due termini da 35 anni, o uno solo da 60 anni? ma non accetterà di ridiscutere le clausole di esproprio, o di «protezione dell'investimento», ha detto un dirigente dell'associazione (sempre alla reuter), che non dice quanta terra sia in ballo.
Nel suo discorso di insediamento, la settimana scorsa, il presidente Sassou-Nguesso ha sottolineato la necessità di modernizzare il settore agricolo congolese per diminuire la sua dipendenza dalle importazioni alimentari. Mas la cessione di ben 8 milioni di ettari è una questione che scotta: perché i sudafricani prenderanno quelle terre per coltivarvi derrate di un certo valore commerciale e destinate all'export, non certo per garantire l'autosufficenza alimentare congolese. La corsa ad accaparrarsi grandi estensioni di terra coltivabile è cominciata nell'ultimo anno o poco più, dopo la grande fiammata dei prezzi alimentari: la terra come un buon investimento, un po' perché i prezzi delle derrate alimentari sui mercati internazionali restano alti e la domanda cresce, un po' per il mercato degli agrocarburanti, un po' perché il cambiamento del clima aumenta l'incertezza e quindi la pressione ad accaparrarsi la terra coltivabile. Cosa ne avranno in cambio i cittadini (e agricoltori) del Congo Brazzaville? Nulla, temono, e ora anche il loro governo si fa qualche scrupolo.




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