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AGRICOLTURA, PRIVATIZZAZIONI
La «rivoluzione» ucraina
Marina Forti
2009.08.26
Chi la chiama «rivoluzione agricola» e chi «invasione straniera», o di un nuovo caso di «accaparramento». L'oggetto concupito è la terra arabile, e la scena questa volta è l'Ucraina, con le sue grandi pianure coltivate. Un reportage della Bbc spiega i termini del problema. Da un lato ci sono terre «dimenticate dal tempo», un «patchwork di piccolo campi lavorati da agricoltori locali come si fa da generazioni, con pale e falci a mano, carretti e aratri trainati da cavalli». Dall'altro ci sono forze esterne che cercano «nuove opportunità» in questo che era uno dei granai d'Europa, pronte a entrare in azione «armate di flotte di mieti-trebbia e altri macchinari agricoli modernissimi», con una strategia di grandi aziende agricole. Una rivoluzione, in effetti. «Ma non si tratta di soldi e capacità ucraine che sta attiando questa rivoluzione agricola. si tratta di governi e grandi aziende stranieri», spiega la tv pubblica britannica.
Investitori libici, russi, britannici e altri si stanno buttando sulle terre dell'Ucraina. Un po' come sta succedendo in molti paesi africani - questa rubrica ne ha parlato anche di recente. Molto paesi stanno correndo a investire in terre coltivabili, per garantirsi rifornimenti stabili di generi alimentari in un momento di alti e bassi del mercato internazionale delle derrate (instabilità destinata a crescere con le incertezze del clima globale e l'aumento della domanda di unì'umanità sempre più numerosa). Ma, appunto, non si tratta solo di Africa.
La Bbc fa l'esempio di una grande azienda britannica, Landkom, che sta investendo milioni in macchinari e infrastrutture. Quest'anno raccoglierà circa 60mila tonnellate di grano da aziende estese su centinaia di chilometri quadrati: nella previsione che con la domanda di cibo in aumento, ci sono buoni profitti da fare. Naturalmente questo significa introdurre una notevole concentrazione della terra in un posto, come l'Ucraina, dove gran parte dei terreni coltivabili sono divisi in piccoli appezzamenti, ciascuno in concessione a una famiglia - è l'eredità storica delle riforme agrarie della rivoluzione socialista. il fondatore e aministratore esecutivo della Landkom, Richard Spinks, ex ufficiale della Royal Air Force britannica diventato imprenditore, ha negoziato con ben 190 di questi piccoli proprietari, strappando accordi di leasing a lungo termine, fino a mettere insieme una delle più grandi aziende agricole del paese.
Una moderna forma di grande proprietà terriera? La nuova tendenza ha cominciato a creare qualche inquietudine, in Ucraina. La modernizzazione, sì, ma c'è chi paventa una nuova forma di «colonialismo». Più ancora della concentrazione delle terre, preoccupa il fatto che siano capitali stranieri a prendere il controllo delle fertilissime pianure ucraine: una questione di «sovranità nazionale». «Non siamo contro gli investimenti stranieri, dice alla Bbc Vasili Pryza, capo del locale sindacato degli agricoltori, ma «devono andare a vantaggio del popolo ucraino, non di aziende straniere». Altri parlano di colonialismo bello e buono: dopo quello russo, ora quello occidentale. Quanto a Spinks, ha cominciato a fare donazioni al locale ospedale, il loro della sua azienda è ben vicibile sulle ambulanze. Quando si tratta di conquistare il benvolere pubblico, l'investimento ha un ritorno assicurato.
Investitori libici, russi, britannici e altri si stanno buttando sulle terre dell'Ucraina. Un po' come sta succedendo in molti paesi africani - questa rubrica ne ha parlato anche di recente. Molto paesi stanno correndo a investire in terre coltivabili, per garantirsi rifornimenti stabili di generi alimentari in un momento di alti e bassi del mercato internazionale delle derrate (instabilità destinata a crescere con le incertezze del clima globale e l'aumento della domanda di unì'umanità sempre più numerosa). Ma, appunto, non si tratta solo di Africa.
La Bbc fa l'esempio di una grande azienda britannica, Landkom, che sta investendo milioni in macchinari e infrastrutture. Quest'anno raccoglierà circa 60mila tonnellate di grano da aziende estese su centinaia di chilometri quadrati: nella previsione che con la domanda di cibo in aumento, ci sono buoni profitti da fare. Naturalmente questo significa introdurre una notevole concentrazione della terra in un posto, come l'Ucraina, dove gran parte dei terreni coltivabili sono divisi in piccoli appezzamenti, ciascuno in concessione a una famiglia - è l'eredità storica delle riforme agrarie della rivoluzione socialista. il fondatore e aministratore esecutivo della Landkom, Richard Spinks, ex ufficiale della Royal Air Force britannica diventato imprenditore, ha negoziato con ben 190 di questi piccoli proprietari, strappando accordi di leasing a lungo termine, fino a mettere insieme una delle più grandi aziende agricole del paese.
Una moderna forma di grande proprietà terriera? La nuova tendenza ha cominciato a creare qualche inquietudine, in Ucraina. La modernizzazione, sì, ma c'è chi paventa una nuova forma di «colonialismo». Più ancora della concentrazione delle terre, preoccupa il fatto che siano capitali stranieri a prendere il controllo delle fertilissime pianure ucraine: una questione di «sovranità nazionale». «Non siamo contro gli investimenti stranieri, dice alla Bbc Vasili Pryza, capo del locale sindacato degli agricoltori, ma «devono andare a vantaggio del popolo ucraino, non di aziende straniere». Altri parlano di colonialismo bello e buono: dopo quello russo, ora quello occidentale. Quanto a Spinks, ha cominciato a fare donazioni al locale ospedale, il loro della sua azienda è ben vicibile sulle ambulanze. Quando si tratta di conquistare il benvolere pubblico, l'investimento ha un ritorno assicurato.




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